domenica, 12 ottobre 2008


In copertina

Il futuro del capitalismo

Il crollo di Wall street non mette in gioco solo la solidità delle banche, ma l'intero sistema capitalistico. è finita l'epoca d'oro del libero mercato e del credito facile. Ne comincia una con più regole e controlli

Gli effetti imprevisti dei mutui a rischio
La crisi colpirà anche l'economia reale. E si profila uno scenario mondiale in cui l'America sarà ridimensionata

Il popolo è sovrano e il mercato non vuole
Campagna presidenziale e crisi finanziaria sono simili: i cittadini devono combattere per avere più democrazia

Socialismo di stato all'americana

È strano definire il piano per salvare Wall street una misura socialista. In realtà è concepito per aiutare i ricchi
sabato, 04 ottobre 2008

Questo sito nasce a seguito di una ricerca sull'AIDS, avviata per approfondire la conoscenza di un argomento che riguarda tutti, dopo aver sentito alcune storie di persone "sieropositive" in piena salute che hanno cominciato a star male nel momento in cui è iniziata la cura con i farmaci antiretrovirali. Si poteva pensare a semplice coincidenza oppure ipotizzare una qualche relazione tra i due eventi: la logica e un po' di sano scetticismo ci hanno spinto verso l’indagine. Abbiamo quindi condotto una ricerca approfondita sull’argomento, e siamo arrivati dove non potevamo immaginare: ciò che credevamo vero da sempre, dal 1984, si è rivelato incoerente ridicolo e criminale; altre posizioni sono affiorate, un mondo di scienziati, medici, giornalisti e politici impegnati in una battaglia contro l’establishment per combattere un mostro che ha arricchito alcuni, ucciso molti, condizionato o terrorizzato tutti.Il quadro che si è delineato nel corso della nostra ricerca è estremamente complesso, gli aspetti clinici e sanitari del problema sono profondamente collegati a quelli sociali economici e politici. Non ci proponiamo quindi, in questo spazio, di fornire un’analisi completa ed esaustiva del fenomeno, ma piuttosto di indicare al lettore una prospettiva diversa, abbozzando gli aspetti principali della storia e fornendo indicazioni per reperire tutte le informazioni necessarie per validare e completare personalmente il quadro.

Premessa

Quando parliamo di AIDS usiamo due concetti basilari: "malato asintomatico" e "sieropositivo". Sono intimamente collegati. Un malato asintomatico è una persona in cui non c'è nessuna evidenza, nessun sintomo, nessun segno della malattia: insomma uno che non è malato se non sulla base di un foglio di carta dove c'è scritto positivo. E anche la sieropositività è basata soltanto sulla stessa parola scritta sullo stesso foglio di carta. E quella parola è solo il risultato di un test. I medici sono stati espropriati della possibilità di fare una diagnosi, non c'è più confronto, non c'è più la possibilità che uno dica si e un altro no. La diagnosi la fa esclusivamente il sistema sanitario/farmaceutico che brevetta, approva e produce i test. E' evidente che il concetto di malato asintomatico sieropositivo è contraddittorio e che tutto l'insieme è estremamente pericoloso: il test decide, al di là di ogni evidenza, se una persona è sana o malata.

 

Il Malato di AIDS

Un soggetto viene classificato malato conclamato di AIDS quando si verificano due condizioni:

  • presenta i sintomi di almeno una delle 29 patologie considerate possibili conseguenze, come Polmonite, Tubercolosi, Linfoma, Diarrea, Herpes Simplex, Sarcoma di Kaposi, Candidiasi, etc..
  • è positivo al test HIV (Human Immunodeficiency Virus).

Se il soggetto è positivo al test ma sta bene viene considerato malato asintomatico. L’eventuale successiva comparsa dei sintomi di cui sopra cambierà la sua classificazione in malato conclamato. Se il soggetto presenta i sintomi di una delle patologie in elenco ma non è positivo al test non è malato di AIDS. L’eventuale successiva risposta positiva al test cambierà la sua classificazione in malato conclamato. Pertanto un malato di polmonite o tubercolosi negativo al test è solo malato di polmonite o tubercolosi. Mentre un malato di polmonite o tubercolosi positivo al test è malato di AIDS. E’ subito evidente che il test HIV ha un ruolo centrale nella diagnosi di AIDS.

Due posizioni a confronto

1. La posizione ufficiale:

  • il virus HIV è la causa dell’AIDS, che è quindi una patologia infettiva.
  • un test individua la presenza degli anticorpi e quindi del virus.
  • il virus può avere un periodo di latenza fino a decine di anni.
  • i sieropositivi (positivi-al-test) si ammaleranno e moriranno
  • i farmaci antiretrovirali (AZT in testa) combattono la diffusione del virus e allungano la vita.
  • alcuni sieropositivi non hanno sintomi perchè il virus è latente
  • anche i sieropositivi asintomatici devono prendere i farmaci quanto prima.

2. La posizione dei dissidenti:

  • il virus HIV non è stato mai isolato, probabilmente neanche esiste, l’AIDS non è causato da un virus e non è quindi una patologia infettiva.
  • l’AIDS è causato da un complesso di fattori (droghe pesanti, superesposizione ad agenti patogeni, farmaci) fortementi presenti in certi stili di vita, che alla lunga distruggono il sistema immunitario.
  • i test HIV non sono specifici e non è chiaro che cosa individuino.
  • la risposta positiva al test non è indice di niente e non giustifica alcuna terapia.
  • i farmaci antiretrovirali sono inutili in quanto non c’è nessun virus da combattere, e soprattutto letali perchè possono portare alla morte in pochi mesi distruggendo in particolare il sistema immunitario.
  • i malati di AIDS devono sospendere l’esposizione ai fattori patogeni, curarsi per le patologie specifiche di cui soffrono, seguire nel contempo terapie di sostegno per consentire al loro sistema immunitario il recupero.
  • i farmaci antiretrovirali hanno trasformato in malati di AIDS individui altrimenti sani che hanno avuto la sfortuna di risultare positivi-al-test.

In altre parole i dissidenti accusano l’establishment sanitario di adottare terapie che:

  • non curano i malati "veri" di AIDS ma anzi ne affrettano o ne causano la morte.
  • portano alla malattia e/o alla morte per AIDS malati "inventati", soggetti sani risultati positivi-al-test.

Il paradigma dell’ortodossia è: HIV = AIDS = MORTE

Il paradigma della dissidenza è: TEST Positivo = CURA = MALATTIA e/o MORTE

Ora questo fenomeno ha interessato ad oggi circa duemilioniottocentomila persone in tutto il mondo (fonte: WER - Weekly Epidemiological Record – OMS - bollettino n. 49 del 7 Dicembre 2001 – Totale malati registrati in tutto il mondo dall’inizio ad oggi: 2.784.317); se è vero quanto sopra allora stiamo forse parlando di uno dei più atroci crimine contro l’umanità dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. Ma non contro l’umanità in genere: quasi esclusivamente contro omosessuali, tossicodipendenti e neri. Un virus altamente selettivo, come nessun altro prima, tanto da potervi vedere uno strumento di pulizia etnica al servizio dell’uomo bianco e puritano.

da www.ilvirusinventato.it

martedì, 30 settembre 2008

postato da: smilejamaica alle ore 19:44 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, esteri, interni, lavoro, economia, stati uniti, satira, video, informazione, libertà
domenica, 21 settembre 2008

Quello che purtroppo (o per fortuna?) era stato previsto da anni si sta verificando.
Il Sistema Economico sta letteralmente crollando sotto il peso di debiti, speculazioni, investimenti forsennati e satanici, oppure è arrivato l’occasione e la possibilità di destare le nostre coscienze?
Importantissime banche come Citigroup, Bear Stearns, Lehman Brothers e Merrill Lynch, tanto per citare solo qualcuna, hanno fatto un triste epilogo. La Lehman
è fallita e ha già chiesto l’amministrazione controllata (ex articolo 11), la Merrill Lynch è invece stata salvata, o per meglio dire, acquistata dalla Bank of Amerika.

Richard Fuld, il padre-padrone della Lehman (quarta banca d’affari statunitense) esce da questo crack in piedi: “dal 1993 fino al 2007 ha conseguito tra stipendi, bonus, stock options la meravigliosa cifra di 466 milioni di dollari”. Cifra questa di tutto rispetto, ma non completa, perché bisogna sommare la buona uscita di 22 milioni di dollari, maturata prima del fallimento bancario! Non male, vero?
Dall’altra parte Stanley O’Neal, ex numero uno di Merrill Lynch lascia il suo prestigioso ufficio con una pensione da 161 milioni di dollari, e questo dopo aver creato una voragine da 40 miliardi di dollari.
Il mega boss della Citigroup, Chuck Prince, si è intascato invece 68 milioni di dollari, e l’ex presidente di Bear Stearns, Jimmy Cayne soli 60 milioni di dollari.

La cosa interessante e che si ripete ogni qualvolta una azienda crolla e/o fallisce, i manager escono sempre a testa alta e con le tasche piene di denaro. Denaro dei contribuenti
Per esempio la Lehman ha creato un buco nero di oltre 639 miliardi di dollari, il maggiore crac della storia economica americana (oltre dieci volte il già gigantesco buco della Enron), e nonostante questo Richard Fuld esce con decine di milioni di dollari.
Questo dovrebbe farci riflettere…

Ecco l’elenco dei più grandi crac della storia moderna:
1) Lehman Brothers (639 miliardi)
2) Worldcom (103,9 miliardi)
3) Enron (63,4 miliardi)
4) Conseco (61,4 miliardi)
5) Texano (35,9 miliardi)
6) Financial Corp. of America (33,9 miliardi)
7) Refco (33,3 miliardi)
8) IndyMac Bancorp (32,7 miliardi)
9) Global Crossing (30,2 miliardi)
10) Calpine (27,2 miliardi).

La questione importante però è un’altra.
Le banche che chiudono i battenti sono il segnale che il Sistema sta crollando o invece anche queste rientrano in manovre occulte da parte di coloro che operano dietro le quinte?

Osservando gli azionisti di Lehman Brothers risultano delle cose molto interessanti:
AXA (9.46%);
FMR Corporation (5.69%);
Citigroup (4.5%);
Barclays Plc (3.92%);
State Street Corporation (3.1%);
Morgan Stanley (3.1%);
Mellon Financial (1.9%);
Vanguard Group (1.9%);
Deutsche Bank AG (1.4%), ecc.

Vediamo gli azionisti di Merrill Lynch:
FMR Corporation (4.8 %);
Barclays Plc (3.5%);
Janus Capital Corp. (2.9%);
Citigroup (2.6%);
AXA (2.40%);
State Street Corporation (0.12%), ecc.

Tutti questi azionisti si possono scremare ulteriormente perché per esempio State Street Corp. è controllata dal gruppo Barclays (quindi Rothschild) della City di Londra.
In pratica le due banche crollate (Lynch e Brothers ma anche tutte le altre) appartengono a quei due gruppi che controllano realmente l'economia planetaria: il ramo statunitense dei Rockefeller e quello europeo dei Rothschild: le due ali dello stesso avvoltoio (o aquila calva del Grande Sigillo statunitense).

Nomi di casate storiche ebraiche che si possono citate solo nei libri e/o articoli sul complottismo ma sono invece tabù nella carta stampata o in televisione. Chissà come mai…
Quindi il crollo di grosse banche potrebbe rientrare nel cosiddetto “fallimento controllato”. 
Per quale motivo lascerebbero fallire delle proprie aziende?

Lo sfruttamento del Mercato avviene spesso attraverso le cosiddette “Branch” (rami, derivazioni), che vengono create ad hoc per raggiungere determinati obiettivi. Questo ovviamente fino all’esaurimento.
Quando il mercato è stato spolpato ed è divenuto sterile, si chiude la filiale, creata per tale scopo, e gli utili vengono spartiti tra di loro.
Il buco lasciato? Non ci sono problemi: paga Pantalone, cioè il cittadino suddito!

La Lehman Brothers ha dichiarato fallimento, come una qualsiasi azienda che non vuole pagare i suoi creditori.Più semplice di così: quasi 700 miliardi di dollari di debito che sarà rimpinguato dal Governo (con la tipografia ufficiale Federal Reserve) e quindi dai sudditi.
La Merrill Lynch, Fannie Mae e Freddie Mac (le due società con un portafoglio di circa 6000 miliardi di dollari in mutui ipotecari) e le altre idem.
Questo “fallimento controllato” però non riguarda i grossi Imperi che stanno dietro le quinte, ma le “Branch”, cioè i rami collegati, che come in botanica si possono potare quando diventano marci e inutili.

In pratica bruciano i soldi nostri per poi ributtarsi nella mischia come lupi assatanati alla ricerca di nuovi mercati da sbranare. 
Dall’altra parte, grazie a questi crash controllati, possono far legiferare ai loro camerieri (politici) leggi che stringono ulteriormente le libertà individuali di tutti noi, e che non sarebbero mai passate altrimenti.
Certamente faranno saltare altre banche d’affari, d’investimento, assicurazioni, società mutualistiche (la prossima sarà AIG, American Internationale Group, la più grande società di assicurazioni del mondo, anche se verrà salvata in extremis dal governo): 1929 docet.
Di una cosa però in tutto questo scenario i Burattinai non hanno tenuto conto: tale crisi sistemica dei mercati e delle finanze, pur se controllata, avrà sempre la funzione pedagogica di far prendere coscienza a molte persone di tutto questo Sistema e anche delle possibili soluzioni.

Coscienza che il Sistema è in metastasi e che non potrà quindi avere una vita lunga con le cure allopatiche odierne: iniezioni di liquidità, stampa di moneta, chirurgia bancaria, ecc.
Coscienza che il denaro è un mezzo e non un fine, e che possiamo acquistare (merci e prodotti) SOLO perché NOI lo accettiamo (il denaro).
Un pezzo di carta, un foglietto, uno “Sconto che cammina”, uno Scec, per fare solo dei piccoli esempi, hanno lo stesso valore del denaro: basta accettarli!
La vera guarigione avverrà nel momento in cui si passerà da un Sistema luciferico centrato nel dio denaro e nel potere dell’uomo sull’uomo, ad un Sistema dove invece è l’Uomo al centro e il collante l’Unione e la Solidarietà.

I Grandi Manipolatori possono far crollare decine di banche, piazzare l’esercito nelle città, installare videocamere e microfoni ovunque (cose che stanno realizzando), mettere in ginocchio milioni di persone, far esplodere la bolla immobiliare, ma non possono proprio far nulla a livello di Coscienza Individuale.
Su questo terreno i Rothschild, Rockefeller e tutti gli altri possono solo stare a guardare…(e con invidia).

di Marcello Pamio
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categoria:politica, esteri, economia, stati uniti, informazione, multinazionali, signoraggio
sabato, 13 settembre 2008


La situazione in Bolivia è drammatica. Nella giornata di ieri forze paramilitari facenti capo al prefetto (governatore) dell’opposizione del dipartimento di Pando, hanno provocato una strage di contadini che ha causato otto morti. Un altro grave attentato terroristico, con danni per 100 milioni di dollari al gasdotto che esporta il gas boliviano verso il Brasile, è stato condannato da tutti, meno che dal governo statunitense. Quell’attentato terroristico è parte di una strategia di destabilizzazione giunta al punto di non ritorno e che non colpisce solo la Bolivia ma tutta l’America latina integrazionista.

Ma la Bolivia non è sola: in un comunicato congiunto i governi del Brasile, del Cile, dell’Argentina e del Venezuela hanno affermato che “non riconosceremo nessun governo che pretenda di sostituirsi a quello democratico eletto dai boliviani e confermato in un referendum appena un mese fa con quasi il 70% dei voti”. Le parole più pesanti le ha usate il governo del brasiliano Lula da Silva: “il Brasile non tollererà, ripetiamo, non tollererà, nessuna rottura dell’ordine democratico in Bolivia”. La battaglia della Bolivia è quella di tutta l’America latina.

L’opposizione secessionista e golpista, dopo la durissima sconfitta subita nel referendum revocatorio dello scorso dieci agosto, quando il governo legittimo di Evo Morales sfiorò il 70% dei voti, ha scelto dunque la via del terrorismo e della guerra civile. Sta cercando di ripetere il 2002 venezuelano, quando un colpo di stato sanguinoso, appoggiato dai governi statunitense e spagnolo e dal Fondo  monetario internazionale, fu però spazzato via in 48 ore da milioni di cittadini venezuelani scesi in piazza in difesa del governo di Hugo Chávez. La stessa sorte toccò alla serrata golpista contro la PDVSA, la compagnia petrolifera di stato. Anche il sabotaggio dell’economia del paese fu sconfitto dalla resistenza popolare.

La Bolivia democratica, appena ieri costretta a espellere l’ambasciatore degli Stati Uniti Philip Goldberg, accusato di organizzare e finanziare la secessione delle province più ricche del paese, ha i mezzi per difendersi. Nonostante la rappresaglia statunitense, che ha espulso l’Ambasciatore boliviano e quello venezuelano e tirato fuori dal cilindro accuse di narcotraffico per funzionari del governo venezuelano, la Bolivia democratica può contare sulla reazione in propria difesa di tutti i più importanti governi dell’America latina integrazionista.

Tutti insieme, senza i pudori e le paure che hanno contraddistinto per decenni le relazioni con le oligarchie delle diverse nazioni e con Washington che queste ha sempre appoggiato, il concerto latinoamericano si è unito intorno a Evo Morales per dire all’opposizione e a Washington che non è più tempo di colpi di stato in America latina. E’ esattamente quello che prevede la carta della OEA, (l’organizzazione degli stati americani): nessun sovvertimento di governi democraticamente eletti sarà più accettato in America. Anche in questo caso stride il silenzio del governo degli Stati Uniti, un silenzio che invece appoggia apertamente la sovversione violenta del governo legittimo boliviano. Ma dell’appoggio statunitense al golpismo e al terrorismo, statene certi, i giornali di domani non faranno parola e invece parleranno d’altro.

L’escalation è iniziata. Il governo brasiliano ha denunciato che la propria Ambasciata a La Paz sta da giorni cercando di comunicare con l’opposizione ma che questa, semplicemente, rifiuta qualsiasi contatto con il governo del più importante paese della regione. Il Brasile vuole trovare una maniera di alleggerire la situazione e aprire una prospettiva di dialogo. L’opposizione, manovrata e finanziata da agenzie statunitensi come la USAID e il NED, non vuole il dialogo perché vuole portare la situazione ad un punto di non ritorno, alla caduta del governo legittimo, al golpe o alla piena guerra civile.

Dall’Argentina la stessa presidente Cristina Fernández ha espresso la sua durissima condanna per “il sabotaggio terrorista” e “condanna le azioni violente promosse dalle autorità locali [dei dipartimenti controllati dall'opposizione] del quale si rende protagonista l’opposizione” ed ha affermato che “l’Argentina è fermamente decisa a difendere l’integrità territoriale boliviana e conferma il suo pieno e incondizionato appoggio al governo di Evo Morales”.

Con un discorso franco si è espresso in pubblico il presidente venezuelano Hugo Chávez (vedi video), anch’egli sotto rumor di sciabole e vittima delle continue ingerenze statunitensi, e già sopravvissuto al golpe dell’11 aprile del 2002. Chávez, come misura di solidarietà alla Bolivia, ha espulso l’Ambasciatore statunitense a Caracas e richiamato il proprio da Washington e con parole durissime ha dichiarato che sarà disponibile a ristabilire relazioni diplomatiche solo con il prossimo governo degli Stati Uniti: “gli statunitensi devono imparare a rispettare i popoli dell’America latina”.

 

da www.GennaroCarotenuto.it

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categoria:politica, esteri, stati uniti, video, informazione, latinoamerica, libertà, multinazionali
giovedì, 11 settembre 2008

mercoledì, 03 settembre 2008
La storia inizia quando l’Ossezia del sud, una regione della Georgia, reclama la propria indipendenza.
La Russia sta a guardare ammiccando, anche perché fa molto comodo avere all’interno di uno “Stato nemico”, comprato dalle due potenze atomiche Usa e Israele, un satellite che crea destabilizzazione.
La Georgia (totalmente filo israelostatunitense) non ci sta e bombarda nella notte e alle prima ore dell’alba dell’8 agosto la Repubblica dell’Ossezia.
La Russia a questo punto non sta più a guardare, e forse era proprio quello che aspettava: invia l’aviazione e inizia lo scontro armato.
Si parla già di oltre 2000 morti, ma le cifre come sempre accade in questi casi, sono destinate a salire.

In maniera sincronica, come sempre accade in questi casi, parte la propaganda mediatica, e le immagini che circolano nei telegiornali di Regime sono esclusivamente le immagini di distruzione e morte provocate dall’aviazione russa in Georgia. Ma non arrivano invece le immagini del fuoco georgiano che avrebbe provocato nelle sole prime ore 1600 morti e pesanti devastazioni.

Come mai le foto e i video si concentrano sulle vittime della controffensiva russa a Gori o in altre città maggiori georgiane, quando almeno tre quarti dei 40.000 profughi censiti dalla Croce Rossa risultano essere osseti?
Chi ha il potere di controllare i media occidentali? Per quale motivo si fa passare solo una parte della verità amplificandola ad hoc? Domande retoriche, la cui risposta è presto detta, tanto più quando si viene a sapere chi c’è dietro l’affaire

Fin dall’inizio, sul sito www.debkafile.com molto vicino al Mossad israeliano, si evince che anche in questo scontro armato il piccolo stato di Sion gioca un ruolo importante, naturalmente oltre a l’onnipresente America.
L'anno scorso – scrive il Mossad - il presidente georgiano ha assoldato da aziende di sicurezza private israeliane varie centinaia di consulenti militari, circa un migliaio, per addestrare le forze armate georgiane in tattiche di combattimento (commando, aria, mare, mezzi armati e artiglieria). Hanno inoltre offerto al regime centrale istruzioni sull'intelligence militare e la sicurezza. Tbilisi ha acquistato anche armi, intelligence e sistemi elettronici per la pianificazione dei combattimenti da Israele. Questi consulenti sono di sicuro profondamente coinvolti nella preparazione dell'esercito georgiano alla conquista della capitale osseta di questo venerdì.

Nulla di nuovo all’orizzonte: il democratico stato d’Israele, possessore di centinaia di testate atomiche, vende armi e fornisce consulenza d’intelligence e militare a tutti paesi considerati “amici” o semplicemente “utili” per qualche scopo…

In questo caso la “Gerusalemme non proprio Celeste” deve difendere i propri interessi petroliferi nell’oleodotto Baku-Ceyhan, costruito per non passare nei territori russi, dopo che Vladimir Putin ha rifiutato la collaborazione di un progetto per portare gas ai porti israeliani di Ashkelon e Eilat dalla Turchia.Una pipeline lunga migliaia di chilometri, che partendo da Baku sul Mar Caspio arriva fino a Ceyhan in Turchia senza toccare la Russia.  
Un piccolo tratto di Mediterraneo separa il porto di Ceyhan ad Haifa.
In questo progetto ovviamente la Georgia deve rimanere indipendente dal vecchio orso russo e soprattutto non avere secessioni che potrebbero creare problemi al proprio interno.
Ricorda molto da vicino la triste vicenda dell’Afghanistan, quando i talebani erano finanziati, addestrati e armati dall’intelligence militare USA per combattere l’invasione delle truppe sovietiche al confine. Tutto ha iniziato a incrinarsi non a seguito della false-flag dell’11 settembre, ma quando gli “studenti del Corano” hanno iniziato a mettere i bastoni tra le ruote alla costruzione dell’oleodotto (da 1 milione di barili di petrolio al giorno) della statunitense Unocal che doveva passare proprio per il loro Paese. Risultato: i talebani, assieme a decine di migliaia di civili innocenti, sono stati massacrati e le città e i villaggi, rasi al suolo!
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categoria:politica, esteri, stati uniti, europa, informazione, libertà, giornali
sabato, 07 giugno 2008


La Philip Morris è una delle multinazionali che ha presentato alla Commissione europea la proposta di riforma della direttiva UE 241/73, approvata dal parlamento europeo il 15/3/2000, sul cacao e i prodotti al cioccolato in base al quale è possibile l'impiego di sostanze grasse vegetali diverse dal burro di cacao fino al 5% del prodotto finale. Questo genera un danno a quei paesi come Ghana, Nigeria, Camerun che basano sulla produzione del cacao più del 50% del volume delle loro esportazioni e che a livello microeconomico produrrà effetti disastrosi per 11 milioni di persone che sono direttamente dipendenti dal raccolto di cacao. Ha inoltre ottenuto che nelle etichette non venisse indicata la quantità di burro di cacao presente nella cioccolata. La Philip Morris è una delle più grandi produttrici di sigarette e poiché nel nord del mondo il consumo di tabacco è in diminuzione, sta dirigendo le sue vendite verso il sud, aumentando a dismisura il consumo di tabacco nei minorenni

Indirizzo principale:Altria group, 120 park avenue, New York 10017-552 - USA
Altria è il nome assunto il 27/1/2003 da Philip morris che è un vasto conglomerato con società dislocate in 46 paesi e classificato al 24° posto nella classifica mondiale . Fattura circa 62 miliardi di dollari e impiega 166000 persone(2002)
Sorta a Londra nel 1847 e successivamente registrata a New York, oggi è la prima impresa al mondo per vendita di sigarette con i marchi Chesterfield, Diana, Marlboro, Merit, L&M, Lark ed altri ancora, Oltre che nel settore del tabacco (57% del fatturato) è anche presente in quello alimentare (38%) e quello della birra (5%). Il settore alimentare fa capo a Kraft food che nel 2002 ha acquistato Nabisco.
Nel 2000 Philip morris ha speso in pubblicità 2,3 miliardi di dollari, posizionandosi al 5° posto nella graduatoria mondiale. Nel 2001 in Italia, Kraft ha speso 69 milioni di euro, posizionandosi all 11°posto nel settore alimentare.

Società controllate e marchi: In Italia opera nel settore alimentare attraverso varie divisioni e società fra cui Kraft Foods Spa (Via Nizzoli 3, 20147 Milano, tel 02-41351), Fattorie Osella Spa, Invernizzi Spa, Kraft Jacobs Suchard Spa, Complessivamente il gruppo Kraft fattura 654 milioni di euro e impiega 1400 persone.

Abuso di potere: E' tra le imprese che finanziano i partiti statunitensi, Nel 2002 ha speso 3,8 milioni di dollari (23% al partito democratico e 77% a quello repubblicano) www.opensecrets.org
 - Fa parte di USCIB, un associazione che sostiene gli interessi delle imprese di fronte ai governi nell'ONU www.uscib.org 10/02
 - Fa parte di BRT, un associazione che rappresenta gli interessi delle multinazionali presso le istituzioni statunitensi www.transnationale.org 2/03
 - Kraft fa parte dell' ICC un associazione internazionale per promuovere la liberalizzazzione del commercio www.iccwbo.org
partecipa al WEF (World economic forum) un organizzazione che ha l'obbiettivo di fare incontrare i rappresentanti delle multinazionali e dei paesi più potenti per definire le politiche economiche mondiali più consone agli interessi delle imprese. Di norma gli incontri si tengono a Davos in Svizzera (MM 10/00)
 - Da anni insieme ad altre multinazionali del tabacco sono impegnate in una colossale campagna per evitare che le autorità statunitensi adottino provvedimenti contro il fumo. L'obbiettivo è di fare diminuire le tasse sul fumo e smantellare controlli e divieti.
 - un dossier dell OMS (Organizzazione mondiale della sanità) afferma che sulla base di documenti è ragionevole ritenere Philip morris responsabile per atti di sabotaggio contro l'OMS stessa.(Il manifesto 3/8/00)

sabato, 07 giugno 2008

La Bufala del Riscaldamento Globale Smascherata da un Freddo da Record Mondiale!!!

Il battage pubblicitario governativo e mediatico sul pericolo del riscaldamento globale che starebbe già causando lo scioglimento delle calotte polari e minacciando una catastrofe climatica planetaria, assume sempre di più i connotati di propaganda politica. Finora le nevicate di quest’anno in Nord America, Siberia, Mongolia e Cina sono state le più abbondanti dal 1966.
Per il Centro Climatico Nazionale dei Dati degli USA (NCDC), a gennaio e inizio febbraio molte città americane hanno sofferto un freddo record. Secondo il NCDC, la temperatura media di gennaio “è stata di 0.3 gradi Fahrenheit inferiore alla media riscontrata nel periodo 1901-2000”.
La Cina sta subendo l’inverno più rigido da un secolo a questa parte. Nel sud del Paese, dove in genere le temperature sono più miti, il freddo è stato così intenso, e così a lungo, che alcune città medio-piccole hanno dovuto fare a meno dell’elettricità per settimane, perché era impossibile riparare i guasti per il troppo freddo o per il ghiaccio.
Nell’Ontario e nel Quebec i due mesi scorsi ci sono state così tante bufere di neve e ghiaccio che persino il mercato immobiliare ne ha sofferto dato che le persone preferivano starsene tappate in casa. Soltanto nelle prime due settimane di febbraio a Toronto sono caduti 70 cm di neve, battendo il record del 1950 di 66.6 cm per l’intero mese.

I ghiacciai si ricompattano
Tra i più drammatici risultati del freddo polare su gran parte del pianeta è il capovolgimento di quella che era la notizia più frequentemente ripetuta: lo scioglimento dei ghiacci delle calotte polari. L’autunno scorso il mondo fu scioccato dalle dichiarazioni di alcuni climatologi, secondo cui lo strato di ghiaccio ai poli aveva raggiunto il “livello più basso mai registrato”. Avevano però cautamente omesso di dire che il controllo dello spessore dei ghiacciai era iniziato soltanto nel 1972, e che ci sono prove geologiche di scioglimenti ben più importanti nel passato.
Adesso, a risultato della rigidità delle recenti temperature, il ghiaccio è tornato. Secondo Gilles Langis, membro del servizio canadese delle previsioni del tempo ad Ottawa, l’inverno polare è stato così gelido che il ghiaccio non solo è stato recuperato, anzi, in molte zone è più spesso dello scorso anno di 10-20 centimetri.
Pochi sanno, e i sostenitori del Riscaldamento Globale sembrano volerlo nascondere a tutti i costi, che ci sono notevoli variazioni stagionali sulla quantità di ghiaccio presente sull’oceano artico. Inoltre, gran parte del ghiaccio è coperto di neve per circa 10 mesi all’anno, e i mesi di marzo e aprile sono quelli con più neve, con variazioni dai 20 ai 50 centimetri. Lo spessore non è sempre costante, non lo è mai stato.

Anomalie del Modello Climatico

Molti tra i climatologi culturalmente onesti ammettono che le loro previsioni contengono irregolarità. Robert Toggweiler, del Laboratorio di Dinamica dei Fluidi dell’Università di Princeton e Joellen Russell, vice professore di Dinamiche Biogeochimiche all’Università dell’Arizona, due importanti fautori del Modello Climatico in discussione, di recente hanno ammesso che le previsioni basate su test computerizzati che mostrano come lo scioglimento dei ghiacciai raffreddi gli oceani, fermando la circolazione dell’acqua calda equatoriale a latitudini nordiche con il possibile innesco di un’altra Era Glaciale (come nel film del 2004 “L’alba del giorno dopo”) sono sbagliate. In un’intervista rilasciata di recente, Russell ha detto: “Non è lo sciogliersi del ghiaccio che porta le correnti oceaniche verso nord dai tropici, ma piuttosto la circolazione dei venti. I modelli climatici finora studiati non hanno tenuto ben conto degli effetti del vento sulle correnti oceaniche, per cui i ricercatori hanno pareggiato i conti riversando sull’uomo la responsabilità dell’aumento delle temperature e dello scioglimento dei ghiacciai.” Beh, questo è molto interessante.
Quando i professori Toggweiler e Russell riprogrammarono il loro modello includendo il ciclo quarantennale dei venti da e verso l’equatore, notarono che le correnti oceaniche che portano acqua calda dal sud al nord avevano un ovvio ruolo nel recente riscaldamento del circolo polare artico.
Climatologi russi ritengono che i recenti cambiamenti climatici riscontrati a livello globale siano il risultato dell’attività solare, e non di emissioni causate dall’uomo. Un membro dell’Accademia Russa di Scienze Naturali, Oleg Sorokhtin, definisce l’incidenza dell’uomo sul riscaldamento globale come “una goccia nel mare”. Le sue ricerche dimostrano che la recente attività solare è entrata in una fase di inerzia, per cui ha suggerito alla gente di “munirsi di cappotti”.
Kenneth Tapping, del Consiglio Nazionale della Ricerca canadese, che supervisiona un gigantesco radiotelescopio puntato sul sole, è convinto che se l’attività delle macchie solari non riprende presto, entreremo in un lungo periodo di clima freddissimo. L’ultima volta che il sole è stato così inerte, infatti, la terra subì una Piccola Era Glaciale che durò all’incirca cinque secoli, finendo nel 1850. I raccolti vennero meno per colpa di gravi gelate e siccità. Carestie, pesti e guerre si moltiplicarono. I porti gelarono, come anche i fiumi, per cui i commerci cessarono.

sabato, 07 giugno 2008
PISA. L'Università di Pisa e l'Istituto nazionale di fisica nucleare vanno in orbita per studiare il Big Bang, ossia le origini dell'universo. Sarà lanciato nello spazio l'11 giugno - c'è stato un rinvio di una settimana per ulteriori verifiche sul sistema di lancio - da Cape Canaveral il satellite Glast dove è montato il più grande e tecnologico telescopio mai realizzato. Il suo compito sarà quello di studiare i raggi gamma emanati da buchi neri, supernovae e stelle di neutroni. Il satellite con il suo telescopio di 18 torri, è come fosse una fantascientifica macchina del tempo. «Studieremo le origini dell'universo quando questo era fatto di solo spazio e materia, quando cioè non si erano formate neppure le stelle». A parlare di questa straordinaria missione spaziale della Nasa, è il professor Ronaldo Bellazzini, e lo fa dalla sede dell'Istituto di fisica nucleare alla ex Marzotto di Pisa dove c'è il quartier generale italiano dell'operazione Glast (questo il nome del satellite) e dove si è progettato ed assemblato il cuore tecnologico della missione. «Si tratta del tracciatore al silicio attivo più tecnologico che sia mai stato realizzato - dice Bellazzini - un tracciatore composto da lastre di tungsteno, che ha una superficie di 83 metri quadrati e che vive grazie ad un milione di canali elettronici».

Questo innovativo sistema che azionerà il telescopio ma soprattutto che riuscirà con le sue barre al tungsteno a catturare i raggi gamma, è stato realizzato grazie ai laboratori della Marzotto dove c'è la clean room, una stanza a dir poco a prova di infinitesimale granello di polvere. «Immaginate di mandare questo circuito elettronico grande come un appartamento - spiega Bellazzini - nello spazio dove le temperature oscillano in pochi secondi tra i meno 30 ed i più 50 gradi e dove basta un granello di polvere per mandare tutto in tilt». Ma il vero cuore di questa missione Glast è il team di fisici e ricercatori pisani. «In totale - spiega Bellazzini - tra Università di Pisa con il suo dipartimento di fisica e l'Infn, hanno lavorato al progetto 23 giovani con un'età che va dai 27 ai 32 anni». Alla domanda seguente, e cioè quanto guadagnano queste persone, il prof. Bellazzini risponde con una punta di comprensibile rammarico: «Poco più o poco meno di 1000 euro. E pensare che sono loro l'anima operativa del progetto e proprio questi giovani fisici, neolaureati, dottorandi, ingegneri e ricercatori hanno dovuto risolvere problematiche mai affrontate al mondo».

«Ricordo infatti - continua il docente - che su una delle torri del telescopio abbiamo avuto un problema che appariva irrisolvibile e che avrebbe mandato a monte l'intera operazione. Costituimmo ciò che in gergo viene chiamato un "Tiger Team" composto da 20 ricercatori per metà pisani, per l'altra metà statunitensi. Questo gruppo di persone lavorò giorno e notte per risolvere in tempi rapidi il problema». Il tracciatore realizzato alla Marzotto è stato poi spedito alla Stanford University ed il 5 giugno inizierà la missione di mappatura del cielo per quanto riguarda i raggi gamma. Così come un altro aspetto affascinante dell'impresa è quello di studiare la materia oscura nell'alone della Via Lattea. Quando si parla di ricerca d'eccellenza made in Pisa, la mente corre subito a Galileo Galilei ed Enrico Fermi. Il prof. Bellazzini ci rivela un'altra chicca. «Il satellite nato da un progetto internazionale che coinvolge anche Francia, Germania, Svezia e Giappone, porta l'acronimo di Glast ma è nostra intenzione, se tutto andrà come previsto, di dedicare il nome ad Enrico Fermi». Il satellite Glast orbiterà a un'altezza media di 550 chilometri, impiegando circa 95 minuti per compiere un giro completo intorno alla terra.

Oggi sappiamo che l'universo è sede di numerosi fenomeni di straordinaria bellezza, alcuni dei quali possono originare quantità inimmaginabili di energia. Buchi neri supermassivi, resti di supernovae, stelle di neutroni sono solo alcune delle sorgenti che generano raggi gamma, la forma di radiazione miliardi di volte più energetica della luce visibile. Tutto ciò sarà studiato, esplorato, filmato e fotografato grazie agli scienziati pisani.

di Carlo Venturini
postato da: smilejamaica alle ore 03:23 | Permalink | commenti
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