domenica, 12 ottobre 2008
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categoria:politica, sport, religione, informazione, latinoamerica
domenica, 12 ottobre 2008


In copertina

Il futuro del capitalismo

Il crollo di Wall street non mette in gioco solo la solidità delle banche, ma l'intero sistema capitalistico. è finita l'epoca d'oro del libero mercato e del credito facile. Ne comincia una con più regole e controlli

Gli effetti imprevisti dei mutui a rischio
La crisi colpirà anche l'economia reale. E si profila uno scenario mondiale in cui l'America sarà ridimensionata

Il popolo è sovrano e il mercato non vuole
Campagna presidenziale e crisi finanziaria sono simili: i cittadini devono combattere per avere più democrazia

Socialismo di stato all'americana

È strano definire il piano per salvare Wall street una misura socialista. In realtà è concepito per aiutare i ricchi
martedì, 16 settembre 2008


ROMA
- Vescovi italiani in fibrillazione: calano gli introiti dell'8 per mille destinati alla Chiesa cattolica. Secondo un documento interno della Cei, anticipato dall'agenzia cattolica indipendente Adista, è diminuita, dopo quasi dieci anni di costante incremento, la percentuale delle firme per la destinazione dell'otto per mille a favore della Chiesa cattolica. I vescovi sono preoccupati e si preparano a pubblicare una lettera ai cattolici - informa ancora Adista - per tentare di rilanciare il sostegno economico alla Chiesa. La Cei starebbe anche pensando di rafforzare le campagne pubblicitarie per tenere alta la percentuale delle firme contro la pericolosa concorrenza dello Stato che guadagna consenso e contributi.

FORTE FLESSIONE - «Purtroppo, per la prima volta da alcuni anni a questa parte» - scrive la Cei, nel documento pubblicato da Adista - si registra «una diminuzione della percentuale delle firme a nostro favore, che passano dall'89,82% (per il 2008, sulla base delle dichiarazioni dei redditi del 2005) all'86% (per il 2009, sulla base delle dichiarazioni del 2006)». Tale dato, spiegano o vescovi, è l'effetto di «un significativo incremento delle scelte espresse (equivalenti a circa 800.000 firme), quasi tutte per l'opzione "Stato", che passa in percentuale dal 7,6% all'11% del totale». Questa riduzione, si legge nella nota - «determinerà per il prossimo anno un significativo calo, pari a quasi 35 milioni di euro, delle risorse che riceveremo dall'otto per mille. Ciò evidenzia la necessità di continuare a puntare sulle campagne di promozione al sostegno economico per la Chiesa cattolica, per tenere alta la percentuale delle firme in nostro favore». Alla diminuzione dell'otto per mille, va aggiunto poi anche il calo delle offerte deducibili per il clero: nel 1998 esse avevano raggiunto la cifra di oltre 21 milioni di euro; nel 2007 si sono fermate a 17 scarsi. Crescono invece le offerte raccolte dalle diocesi per l'Obolo di San Pietro, che finiscono direttamente in Vaticano: nel 2006 erano state di oltre 2,8 milioni di euro, nel 2007 sono arrivate a 3,5 milioni.

SI PUO' FAREEEEEEEEEEEEEEEEEE !!!
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categoria:politica, economia, religione, informazione, non dimenticare
sabato, 13 settembre 2008

lapr_13872464_04350 ignaziosalvo Daniele De Rossi, il formidabile centro-campista della Roma, ha dedicato i due gol segnati alla Georgia al suocero, Massimo Pisnoli, un pregiudicato della malavita romana ucciso in un regolamento di conti.

E’ abbastanza evidente che De Rossi avrebbe fatto meglio a mantenere privato il suo lutto ma la SAP, un sindacato di Polizia, non ha perso tempo a bacchettarlo sonoramente ricordandogli di dovere essere un esempio per milioni di giovani.

Bene, o insomma, abbastanza bene, ma allora perché, lo denuncia oggi l’edizione palermitana di Repubblica, in una parrocchia bene di Palermo si espongono targhe in memoria del mafioso Ignazio Salvo, pure lui ammazzato in un regolamento di conti?

E ciò per non ricordare il boss della banda della Magliana Enrico de Pedis fatto seppellire nella Basilica di Sant’Apollinare a Roma o il capo del governo Silvio Berlusconi che definì il mafioso Vittorio Mangano un eroe.

Allora, forse Daniele de Rossi non ha dato il buon esempio, ma da chi doveva avere il buon esempio Daniele de Rossi?

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categoria:politica, mafia, religione, informazione
martedì, 09 settembre 2008
GIORNALI e televisioni si occupano di una questione storica inventata, forse a scopi elettorali, dal sindaco di Roma Alemanno: se il fascismo sia condannabile in toto o da dividere in due tempi. Quello del regime modernizzatore del paese, entrato nel novero delle potenze coloniali con il consenso della maggioranza degli italiani. E quello del crepuscolo che per allinearsi con il nazismo hitleriano promulga le leggi razziali e resta fedele all'alleanza con Hitler fino alla disfatta. Diciamo una distinzione incomprensibile da parte del suo autore, il sindaco di Roma Alemanno, e del suo stretto parente Rauti, che hanno militato proprio in quel neofascismo che raccoglieva l'eredità del Mussolini filonazista, del Mussolini del male assoluto.

È vero, come dice Alemanno, che il fascismo nel corso della sua storia breve ma intensa è stato anche altro dalla politica razziale, anzi, spesso il suo contrario, dallo schieramento militare contro l'occupazione nazista dell'Austria, alla protezione che l'esercito italiano assicurò ai perseguitati ebrei in tutti i territori occupati, come ben sanno i piemontesi che dopo l'armistizio videro arrivare dalla Francia migliaia di ebrei al seguito della IV armata. La storia è già di per sé un via vai confuso che si presta alle più varie revisioni e confutazioni, ma non rendiamola più complicata di quanto già sia.

Dividere il fascismo tra imperialismo normale, accettabile storicamente, e regime del male assoluto da rifiutare in toto, andando in visita con lo zucchetto ebraico in testa al sacrario di Gerusalemme, è un'operazione politica anguillesca, che solo dei politici di normale cinismo possono praticare. Non sappiamo che cosa si riprometta di ricavarne il sindaco neofascista di Roma. Forse di far credere ai suoi elettori l'impossibile, cioè di separare il fascismo dal suo Duce. Ma si tratta di un'operazione, non solo storicamente infondata, ma politicamente rischiosa, si tratta di far passare a un tempo la tesi di un Mussolini antisemita favorevole alla Soluzione Finale, ma di mascherare la cosa certamente peggiore del suo opportunismo, del fatto cioè che era disposto ad avallare la strage degli innocenti per stare dalla parte del più forte. Un opportunismo confermato dai documenti storici che non giova certo al neofascismo.

La testimonianza del ministro degli esteri e parente di Mussolini Galeazzo Ciano è chiarissima: "Egli (Mussolini) ritiene ormai stabilita l'egemonia prussiana in Europa. È di avviso che una coalizione di tutte le altre potenze, noi compresi, potrebbe frenare l'espansione germanica, ma non respingerla, non fermarla". E aggiunge: "La sua non è una valutazione scientifica delle forze in campo, non considera un intervento anglo-francese-sovietico, che potrebbe in poche ore schiacciare la Germania rinata dalle ceneri di Compiègne. La sua è una convinzione politica e mitica, che affascina anche coloro che per scienza e professione dovrebbero conoscere i veri rapporti di forze".

Siamo all'irruzione dell'irrazionale nella storia. Ma è proprio questo modo irrazionale, contradditorio di fare la storia il lato oscuro dei movimenti autoritari, del neofascismo come del neocomunismo, questo mettere d'accordo i contrari che fu tipico di Mussolini e per cui gli Alemanno e i Fini possono fare gli elogi dei caduti della Resistenza come dei "ragazzi di Salò", che impiccavano e fucilavano i partigiani, dei soldati che difesero Roma dalle truppe naziste, come di quelli della Repubblica Sociale di cui il ministro della difesa La Russa ha detto: "Dal loro punto di vista combatterono credendo nella difesa della patria".

Con questo relativismo senza limiti e senza pudori si può discutere a non finire di potere, ma lasciando in pace la comune ragione e la sua evidenza. Quella ricordata per l'occasione da alcuni familiari delle vittime dell'Olocausto: "Non sappiamo se il fascismo fu il male assoluto. Ci basta sapere che con il fascismo alleato di Hitler i nostri parenti finirono nelle camere a gas".

di GIORGIO BOCCA

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categoria:politica, interni, religione, informazione, governo
sabato, 06 settembre 2008


Un' altra nota casta del nostro Paese è sicuramente rappresentata dalla Chiesa cattolica.
Ho cercato di riordinare e semplificare la lista delle spese statali riguardanti la Chiesa, le quali ammontano a circa 9 miliardi di euro all'anno.

-8 per mille: un miliardo di euro
Dal contributo più noto, l’8 per mille sul gettito totale dell'Irpef, il Vaticano intasca circa un miliardo di euro. La CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha dichiarato, però, che solo il 34% di questa somma viene utilizzata per opere caritatevoli.
L’8 per mille fu introdotto con la revisione del Concordato del 1983 da parte di Craxi ed ha uno strano funzionamento: se i contribuenti lasciano in bianco la sezione relativa all’8 per mille, la sua destinazione va in proporzione alle scelte espresse. E poiché circa l’85% dei pochi contribuenti che riempiono questa casella sceglie di  destinare l’8 per mille in favore della Chiesa cattolica questa ottiene dunque circa l'85% dell'intero gettito.

-650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti di religione.

-Circa 260 milioni per i finanziamenti delle scuole e dell'università cattoliche.

-25 milioni per la fornitura dei servizi idrici alla Città del Vaticano.
Dal 1929 al 2004 è l'Italia a pagare i 5 milioni di metri cubi d'acqua consumati in media ogni anno dallo Stato pontificio. Con la Finanziaria del 2004 il Governo stanzia 25 milioni subito e quattro dal 2005 per dotare il Vaticano di un sistema di acque proprio.

-18 milioni per i buoni scuola degli studenti delle scuole cattoliche.

-9 milioni per il fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari.

-8 milioni per gli stipendi dei cappellani militari.

-7 milioni per il fondo di previdenza del clero.

-2 milioni per la costruzione di edifici di culto e 9 milioni per la ristrutturazione di edifici religiosi.

A queste spese bisogna aggiungere il lungo elenco di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, valutati in circa 6 miliardi di euro.
Gli immobili della Chiesa sono esenti dall’ Ici, dall’Iva, dall’Irpeg, dalle imposte sui fabbricati e sui terreni. Se pensiamo che circa il 22% degli immobili in Italia è proprietà della chiesa, possiamo intuire la gravità della situazione.
Case, conventi, ospizi, ma anche alberghi di lusso e negozi. Già, perché la Chiesa ha agito in due modi: ha aumentare il profitto riconvertendo il patrimonio immobiliare (conventi, ospizi) in strutture alberghiere; ha messo a reddito l’immenso patrimonio immobiliare che è destinato ad abitazioni. Questo avvenne soprattutto negli anni ’80 nei centri storici, abitati da famiglie umili. Verso la fine degli anni ’80, però, queste zone si sono rivalutate e la Chiesa ha sfrattato queste famiglie vendendo negli ultimi due anni beni immobiliari per quasi 50 milioni di euro (ricordando che il Vaticano paga la metà delle tasse su quello che guadagnano per gli affitti).

Per quanto riguarda l’Ici, questa non viene pagata perché gli enti ecclesiastici si autocertificano come "non commerciali", e non viene pagata neanche sulle proprietà fuori dal Vaticano.




Mio buon curato, dicevi che la chiesa
è la casa dei poveri, della povera gente;
però hai rivestito la tua chiesa
di tende d'oro e marmi colorati;
come può adesso un povero che entra
sentirsi come fosse a casa sua?...
(Luigi Tenco - Cara Maestra)



da http://ilpopolosovrano.splinder.com
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categoria:politica, economia, religione, informazione, non dimenticare
mercoledì, 03 settembre 2008
Palestina
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categoria:politica, esteri, religione, sicurezza, satira, informazione, libertà
mercoledì, 27 agosto 2008


Secondo la leggenda venne battuto, sospeso, lacerato e gettato in carcere dove ebbe una visione di Dio che gli predisse sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre la resurrezione.

Tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade, Giorgio risuscita operando la conversione del magister militum Anatolio con tutti i suoi soldati, che vengono uccisi a fil di spada; entra in un tempio pagano e con un soffio abbatte gli idoli di pietra; converte l'imperatrice Alessandra che viene martirizzata.

A richiesta del re Tranquillino, Giorgio risuscita due persone morte da quattrocentosessant'anni, le battezza e le fa sparire. L'imperatore lo condanna nuovamente a morte, e il santo prima di essere decapitato, implora Dio che l'imperatore e i settantadue re siano inceneriti; esaudita la sua preghiera Giorgio si lascia decapitare promettendo protezione a chi onorerà le sue reliquie, le quali sono conservate in una cripta sotto la chiesa cristiana (di rito Greco-Ortodosso), presso Lod, in Israele.

Permettetemelo!Gesù a confronto era una PIPPA!!! .....e in più San Giorgio ammazzava anche i DRAGHI!!!

fonti prese da www.wikipedia.it

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categoria:religione, satira
venerdì, 06 giugno 2008
papa_thumbROMA - Alla vigilia della visita in Vaticano, Silvio Berlusconi si concede ai microfoni della Radio Vaticana per dire che tra Stato e Chiesa "è possibile il dialogo su ogni argomento". Un confronto senza preclusioni, perché "la Chiesa ha il diritto di esprimere le sue valutazioni e lo Stato laico poi esprimerà i suoi giudizi". Una lunga chiacchierata che tocca il ruolo della Rai, i rapporti con l'opposizione e i problemi legati ai rifiuti e all'immigrazione.

Stato-Chiesa.
Per il premier le posizioni della Chiesa sono "una ricchezza", che non può essere sprecata escludendo la possibilità di farle esprimere le sue istanze. "Farlo - continua il presidente del Consiglio - sarebbe una perdita della libertà". E farebbe correre allo Stato il pericolo di "diventare ideologico, settario o addirittura totalitario". ''Il dialogo - rimarca il premier - che precede il rapporto tra Stato e Chiesa, come organismi giuridici, è assolutamente positivo e risiede nella natura stessa della società e dimostra la sua libertà e pluralità".

A vertice Fao ancora in corso Berlusconi parla anche della lotta alla fame, rimarcandone i due aspetti: l'emergenza e la speculazione. "Noi non dobbiamo assistere senza fare nulla all'impennata dei prezzi, se c'è qualcuno che deve pagare prezzi in più c'è qualcuno che incassa di più, il sovrapprezzo speculativo dei produttori sia destinato in parte ad aiuti immediati" dice il premier che chiama in causa i Paesi produttori di petrolio "che incassano ogni giorno degli utili straordinari". Infine la sottolineatura del "buon esempio'' dato dall'Italia che ''ha portato il contributo per il 2008 da 60 a 190 milioni di euro". ''L'Europa non deve calcolare nei deficit, in sede di bilancio, le somme che i singoli stati potrebbero destinare all'aiuto alimentare'', prosegue il presidente del Consiglio. Una proposta che, giura Berlusconi, vedrebbe il favore di Spagna e Francia.

Violenze circoscritte.
Non un Paese in rivolta ma fenomeni circoscritti. Sia sui rifiuti che sull'immigrazione, le violenze "si connotano soprattutto come avvenimenti singoli, episodici e non certo di massa". Certo, "i problemi che sono a monte di questi disagi non vanno sottovalutati". E non bastano le politiche governative a risolvere la questione "perché il disagio sociale è grande ed è una malattia che bisogna curare con un massiccio rilancio proprio dei valori morali e religiosi". La ricetta, dunque, per quanto riguarda l'immigrazione è quella di "una politica della sicurezza e dell'accoglienza che sappia coniugare la garanzia dei diritti con un rigoroso rispetto dei doveri''. Mentre sul fronte rifiuti, un ruolo decisivo l'avrà la raccolta differenziata che "verrà insegnata nelle scuole, così i ragazzi potranno trasmetterla anche ai loro genitori a casa".

Cambiare la Ue.
"L'Unione Europea - continua Berlusconi - deve cambiare, perché oggi i cittadini di tutta Europa la sentono non come qualcosa che aiuta, ma come qualcosa che costringe i singoli Stati a tutta una serie di situazioni, di limitazioni che non vanno nella direzione del bene dei cittadini. Io credo che noi dobbiamo fare una profonda revisione del modo di agire dell'Europa".

"La Rai deve formare". Premette: "La nostra tv nazionale è diventata una televisione commerciale pur usufruendo del canone". Una situazione che non piace al premier che vede il ruolo della televisione privata legato principalmente al "divertimento" e quello del servizio pubblico "alla formazione". Mentre oggi, continua Berlusconi, "la nostra televisione pubblica è esattamente una televisione commerciale come tutte le altre televisioni commerciali". Per questo per il futuro, promette il premier, ci saranno cambiamenti, con più programmi di formazione "anche in ore centrali della giornata".

Rapporti con l'opposizione.
"C'è una certa regolarità di contatti con Veltroni e anche con altri esponenti dell'opposizione che, da parte nostra, è sempre stato un atteggiamento convinto". E' questo, secondo il presidente del Consiglio, lo stato dell'arte dei rapporti con l'opposizione. Un confronto facilitato dal fatto che "le ali estreme della sinistra e della destra non sono presenti in Parlamento".

da www.repubblica.it
mercoledì, 04 giugno 2008
WASHINGTON - Il senatore Barack Obama sarà il primo nero nella storia a giocarsi la presidenza nell'Election Day di novembre. Per tutti i media americani (anche per la più prudente Cnn) alle 3.01 italiane ha raggiunto la matematica certezza di avere la maggioranza dei delegati democratici per essere nominato candidato a correre alla Casa Bianca. Poi, in seguito, arriva anche la vittoria in uno dei due ultimi Stati, il Montana.

E Barack celebra questa giornata nel Minnesota con un discorso di vittoria. Con una partenza che non lascia adito a dubbi e scatena i sostenitori: "Sono il candidato democratico alla Casa Bianca". Seguita dall'appello al partito a "essere ora uniti contro McCain". Alla Clinton dedica grandi elogi e un'ampia parte del suo discorso ("Una leader che ha ispirato milioni di americani con la sua forza, il suo coraggio e il suo desiderio instancabile di migliorare la vita del popolo americano. Il nostro Paese e il nostro partito sono migliori grazie a lei"), ma non arriva una proposta formale di correre insieme alla Casa Bianca. E poi l'appello a tutti i cittadini degli Usa: "America, è il momento di voltare pagina"

Ma il nodo per i Democratici non è ancora sciolto. Hillary Clinton gli fa i complimenti con il suo discorso finale a New York, ma non gli riconosce la vittoria. Si dice pronta a unire il partito ma prende tempo sulle prossime mosse (compresa la possibile candidatura a vice presidente): "Questa è stata una lunga campagna, non deciderò stanotte". Ma intanto, dopo aver ringraziato tutti quelli che l'hanno sostenuta nella corsa alla nomination, si congratula con Obama e i suoi sostenitori per "aver condotto una straordinaria campagna elettorale". E soprattutto dice: "Ora sono impegnata a unire il partito per conquistare la Casa Bianca".
Per lei - e lo dice ringraziando gli elettori - la soddisfazione morale di aver vinto le primarie in South Dakota. E intanto, con un ultimo colpo di scena, ha fatto filtrare la disponibilità a correre come vice di Obama. A partire dalla richiesta di un incontro faccia a faccia nelle prossime ore.

L'ex First Lady, che sognava di diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti, ha tenuto l'America con il fiato sospeso. Dal suo entourage sono uscite indicazioni contrastanti, segno del caos che accompagna l'epilogo di una candidatura che sembrava nel segno dell'inevitabilità.
Prima il giallo di una dichiarazione con la quale l'ex avrebbe riconosciuto la sconfitta a seggi chiusi, sia pure attendendo ancora un giorno o due per un annuncio ufficiale di ritiro. Ma le indiscrezioni sono state smentite poi dai portavoce di Hillary. Ma con il passare delle ore sono invece filtrate voci di frenetici contatti telefonici dei Clinton per cominciare a discutere i termini della resa.

La chiave di questa giornata al cardiopalma sta in realtà nei numeri. Tutti sanno benissimo che molti dei duecento superdelegati ufficialmente indecisi sono pronti a schierarsi dalla parte di Obama. E Barack ha condotto un pressing dell'ultima ora per convincere almeno una parte a pronunciarsi subito. Un lavoro che, come si è visto, ha dato frutti: fin dalle prime ore del mattino sono piovute dichiarazioni di appoggio a Obama, spingendolo verso quota 2.118 delegati, il numero che indica la vittoria. Il numero tre dei democratici alla Camera, il deputato nero James Clyburn, ha aperto i giochi e mandato un segnale ai colleghi che, dopo cinque mesi, è ora di dichiarare partita chiusa. Nelle ore successive e fino all'epilogo serale, l'onda dei superdelegati è cresciuta e al gruppo si è unito anche un nome eccellente, quello dell'ex presidente Jimmy Carter.
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