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Postato da smilejamaica

 


Postato alle 15:26 di giovedì, 23 aprile 2009
Postato da smilejamaica


Postato alle 14:32 di mercoledì, 04 marzo 2009
Postato da smilejamaica




Dal blog di Cloro di Cloroalclero
quando andate al supermercato controllate la provenienza dei prodotti che acquistate. Se il codice a barre riporta il numero 729 non comprateli.

C’e' la crisi economica: cominciate a fare i tagli su coloro che spendono soldi per sganciare, per esempio, 100 tonnellate di bombe sulla testa di gente inerme in due giorni.
Per quel poco che possiamo fare, contro questa strage, si prenda in considerazione in massa il boicottaggio.
In questo link ci stanno i marchi dei prodotti che sarebbe meglio evitare di comprare.

Poi fate voi.


Postato alle 13:28 di mercoledì, 04 marzo 2009
Postato da smilejamaica

Queste immagini terrificanti ci mostrano il costo umano negli Stati Uniti della barbara guerra in Iraq. Non possiamo immaginarci l'orrore e la sofferenza che deve star soffrendo a confronto il popolo iracheno. Vedendo le terribili foto dei soldati nordamericani mutilati, che godono di un enorme superiorità militare, rimaniamo storditi per il massacro che si deve star commettendo ogni giorno in quel paese.


Quale sarà il sentimento di questi giovani militari mutilati che credevano in un principio e nelle bugie del loro presidente [George W. Bush], il quale affermava che c'erano armi di distruzione di massa in Iraq, mai trovate? In seguito gli ispettori delle Nazioni Unite hanno confermato che non sono mai esistite, come avevano detto e confermato varie volte prima che gli Stati Uniti attaccassero l'Iraq.



Le foto che mostriamo di seguito sono le meno scioccanti che possiamo presentare, perché sarebbe impudico ed inumano dover mostrare in immagini la carneficina di questa guerra allucinante. Ma come arrestare questa mostruosità e barbarie? Come svegliare le coscienza e organizzarsi per raggiungere la pace in Iraq? Come fare perché le Nazioni Unite assumano maggiori iniziative? Solamente con la nostra indignazione. Per questo motivo, Red Voltaire e l'agenzia IPI lanciano un appello a tutti i cittadini del mondo di buona volontà perché inizino a protestare pacificamente nelle strade contro questa guerra selvaggia.









Postato alle 14:18 di mercoledì, 18 febbraio 2009
Postato da smilejamaica

chavez disegnoCARACAS  - Via libera in Venezuela alla possibilità per Hugo Chavez di essere rieletto senza limiti temporali: è il principale risultato politico del referendum costituzionale ieri in Venezuela, dove il 54,36% degli elettori ha risposto con un 'si'' a tale possibilità proposta dal presidente. L'attuale mandato di Chavez (54 anni), al potere da più di dieci, scade nel 2012: il leader 'bolivariano' potrà tornare a ripresentarsi anche per altri mandati, fatto che secondo l'opposizione rappresenta un perpetuarsi al potere quasi all'infinito di un capo di Stato definito intollerante e anti-democratico. Oltre alla presidenza, potranno essere rieletti anche i governatori, sindaci, consiglieri municipali e parlamentari. La vittoria della guida del 'socialismo del XXI secolo' è stata annunciata durante la notte dal presidente del Consiglio nazionale elettorale (Cne), Tibisay Lucena, la quale ha fissato in un 45,63% i 'no' mentre l'astensione, secondo dati provvisori, è stata pari al 32,95%: molto al di sotto quindi del 41,1% del precedente referendum (il 2 dicembre 2007), che ha visto la sconfitta, anche se solo per un soffio, di una ben più ampia e complessa riforma costituzionale. Fatto che spiega, almeno in parte, la vittoria odierna del capo dello Stato. Subito dopo la comunicazione dei risultati, Chavez è uscito da un balcone del 'Palazzo Miraflores', sede della presidenza a Caracas, dove ha fatto un intervento fiume salutato dai suoi simpatizzanti, molti dei quali indossavano la camicia rossa che distingue il socialismo 'chavista'. Nel discorso, il presidente ha intrecciato analisi politica, canzoni, citazioni letterarie (tra le quali Jorge Luis Borges), ricordi familiari, oltre a intonare brevemente 'El pueblo unido jamas sera' vencidò. Un saluto speciale è andato a Fidel Castro, che "dieci secondi" dopo l'annuncio della vittoria ha inviato un messaggio a Caracas, dicendo che la vittoria del presidente ha avuto "una dimensione tale da non poter essere misurata".

Nel ricordare inoltre più volte l'apostolo San Paolo ("quel guerriero dei popoli") e segnalando i dieci punti di scarto tra i 'si'' e il 'no', Chavez ha ribadito il proprio "impegno nei confronti del socialismo, quello vero, la rivoluzione socialista". Spiegando le ragioni della sua vittoria, Chavez ha inoltre sottolineato che alla fine si è imposta "la costanza, la verità non la menzogna, la dignità del popolo". La vittoria del chavismo è giunta al termine di una giornata elettorale senza disordini né grandi problemi nelle operazioni del voto elettronico, al di là degli scambi di accuse tra i due fronti su azioni di propaganda politica a urne aperte. Nel pomeriggio, Chavez aveva sottolineato l'importanza dell' appuntamento elettorale, ricordando che in questa occasione era in gioco il suo "destino politico". Così come per le altre elezioni e referendum di questi ultimi dieci anni, il paese si è presentato al voto polarizzato su due blocchi opposti. E' probabile, affermano le prime analisi a caldo subito dopo il voto, che tale spaccatura continuerà anche nei prossimi mesi.

di Martino Rigacci
Postato alle 12:16 di lunedì, 16 febbraio 2009
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Categorie del post: politica, esteri, elezioni, latinoamerica, costituzione, non dimenticare

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Postato da smilejamaica



PINGUINI di tutto il mondo, unitevi!
Dopo Venezuela, Perù, Argentina e il Brasile di Lula, anche Cuba ha deciso di adottare il sistema operativo GNU/Linux per la pubblica amministrazione e per i propri cittadini. Ma non basta. Il regime dell'Havana non utilizzerà una delle tante varianti Linux già disponibili. Ne ha creata infatti una tutta sua, nome in codice: Nova.

L'annuncio è stato dato alla XIII Conferenza sulla Comunicazione e le Tecnologie che dal titolo "Nuove tecnologie: sviluppo e controllo" che si è svolta questa settimana nella capitale dell'isola. Creata dagli studenti e dai professori dell'Università di Scienze di L'Avana (UCI), Nova ha un'interfaccia grafica che trae ispirazione sia da Windows sia da Mac, e può funzionare con vecchie apparecchiature, incluso il processore Pentium II. Non è ancora possibile scaricarla e provarla, ma per chi volesse saperne di più guardate il video di dimostrazione.

"Il sistema permette l'uso in applicazioni moderne e una semplice interfaccia per lavorare con macchine obsolete che ancora sono la maggioranza a Cuba", spiega il responsabile del progetto, Angel Goñi. Aggiungendo che Nova è solo parte di un progetto politico che mira a sfuggire alle restrizioni imposte dall'embargo commerciale e finanziario degli Stati Uniti sull'isola iniziato nel 1962 e che l'adozione del software libero è cominciata già nel 2005.

E' lo stesso ministro delle Comunicazioni, Ramiro Valdes, a chiarire pubblicamente l'intento politico del progetto, non senza sollevare qualche dubbio o critica puntualmente apparsa sul Web: "Ottenere un controllo maggiore sul processo informatico è una questione di primaria importanza". A cui Hector Rodriguez, decano della School of Free Software presso la University of Information Sciences dell'isola, ha aggiunto: "Mi piacerebbe pensare che entro cinque anni più del 50 per cento degli utenti cubani migrerà a Linux".

La notizia ha immediatamente fatto il giro del Web ed è stata salutata con entusiasmo soprattutto dalla Free Software Foundation, presieduta da Richard Stallman, che nel suo discorso di un anno fa, in occasione dell'edizione precedente della stessa Conferenza, aveva infiammato i cuori della platea chiedendo a gran voce l'adozione dei pinguini ovunque fosse possibile.


Postato alle 15:40 di sabato, 14 febbraio 2009
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Categorie del post: politica, esteri, stati uniti, informatica, video, informazione, latinoamerica, libertà, università, multinazionali

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Postato da smilejamaica

BRASILIA - Bisognerà aspettare fino a marzo, prima che il Supremo tribunale federale (Stf), la Corte costituzionale brasiliana, riunita  a Brasilia in sessione plenaria, affronti il caso di Cesare Battisti, l'ex membro dei dei Proletari armati per il comunismo (Pac) condannato all' ergastolo in Italia per quattro omicidi e a cui il Brasile ha concesso l'asilo politico. L'annuncio è stato dato dal presidente dell'Stf, Gilmar Mendes, a margine dell'odierna sessione plenaria, in cui i dieci giudici con rango di ministro della Corte costituzionale hanno discusso per quasi due ore di un ricorso, poi respinto, per l'estensione ai dipendenti pubblici in pensione delle gratifiche riconosciute a quelli in servizio, mentre all' esterno un gruppo di indios dell'estremo nord del Brasile manifestava contro la "discriminazione" nella gestione delle terre.

E sempre a margine della sessione plenaria dell'Stf, riunito nella sua futuristica sede a Brasilia, la Corte presieduta da Mendes ha fatto sapere attraverso il proprio sito che Battisti si sarebbe detto disposto a presentarsi di fronte al Supremo tribunale per "difendere la sua innocenza". Una disponibilità manifestata ai giudici dell'Stf dal senatore Eduardo Matarazzo Suplicy, esponente del Partito dei lavoratori (Pt) del presidente brasiliano Luis Inacio Lula da Silva e strenuo sostenitore della concessione dell'asilo politico a Battisti, per la quale si è ancora ieri scontrato in Senato con gli avversari dell'opposizione. Secondo Suplicy, quello che sarà il verdetto finale dell' Stf sul ricorso presentato dal governo italiano per la revoca della concessione dell'asilo politico a Battisti e la sua estradizione in Italia rimane "un enigma".

 Il relatore del caso Battisti di fronte all'Stf, il ministro Cezar Peluso, non ha dal canto suo voluto rilasciare oggi alcuna dichiarazione, dopo che ieri - anche se "in via non definitiva" - aveva respinto la richiesta di "mandado de seguranca" (ordine esecutivo) presentata dagli avvocati che rappresentano il governo italiano per la revoca preliminare dell' asilo politico all'ex membro dei Pac. Peluso ha spiegato che, prima di pronunciarsi in merito a questa e all'altra richiesta del governo italiano per l' estradizione di Battisti in Italia, l'Stf dovrà stabilire la costituzionalità della legge brasiliana sulla concessione dell'asilo politico, che al momento rientra tra le prerogative del governo.

Dopo che gli avvocati dello studio legale Bulhoes, a nome del governo italiano, hanno presentato lunedì una memoria di 61 pagine all'Stf, Peluso ha inoltre concesso dieci giorni alla difesa di Battisti e al ministro Genro perché presentino le loro controdeduzioni e ha richiesto un parere sul controverso caso giudiziario al Procuratore generale, Fernando de Sousa. Con il Carnevale ormai alle porte, e il lungo fine settimana che in Brasile lo accompagnerà dal 19 al 23 febbraio con tanto di due giorni festivi, è facile perciò prevedere che l'Stf tarderà ancora a pronunciarsi sul caso Battisti. Almeno fino a marzo, come ha confermato il suo presidente Mendes. Anche se questo non vuol dire che, forse già domani, possa cominciare a discuterne in via preliminare.


di Stefano Poscia
Postato alle 19:40 di giovedì, 12 febbraio 2009
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Categorie del post: politica, esteri, storia, giustizia, informazione, latinoamerica, libertà, giornali

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Postato da smilejamaica

Ha dimezzato la povertà e la disoccupazione in uno dei paesi più ricchi e ingiusti del mondo. Una straordinaria sollevazione popolare lo ha fatto sopravvivere ad un colpo di Stato organizzato da George Bush, da José María Aznar e dal Fondo Monetario Internazionale. Ha costruito un sistema mediatico equilibrato laddove aveva voce solo il “pensiero unico”, è stato il primo capo di stato a dire che il neoliberismo era un crimine e aveva fallito ed è stato uno dei padri dell’integrazione latinoamericana. Adesso, finita la bonanza degli alti prezzi del petrolio riuscirà a mantenere la promessa di un Socialismo del XXI secolo?

C’è un dato che non può essere eluso quando si parla di bilanci per i dieci anni di governo di Hugo Chávez. Secondo il CEPAL, l’istituto di studi economici delle Nazioni Unite, l’azione del suo governo ha portato al crollo degli indici di povertà dal 50 al 30% e quelli di indigenza dal 21.7 al 9.9%.

Che piaccia o no a chi parla di regime
, di caudillo e trama da anni per rovesciarlo con ogni mezzo antidemocratico, oggi milioni di venezuelani ridotti alla disperazione dal sistema neoliberale della IV Repubblica, hanno ritrovato speranza e dignità.

da http://www.gennarocarotenuto.it/
Postato alle 15:03 di giovedì, 05 febbraio 2009
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Categorie del post: politica, esteri, lavoro, economia, stati uniti, sicurezza, salute, alimentazione, informazione, latinoamerica, libertà, multinazionali, governo, non dimenticare

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Postato da smilejamaica


Postato alle 03:08 di martedì, 03 febbraio 2009
Postato da smilejamaica

(commento alla lettera di Abrham B. Yehoshua, pubblicato dalla Stampa del 18/01/2009)

Abrham. B. Yehoshua. “Caro Gideon,
negli ultimi anni ... Quando ti pregai di spiegarmi perché Hamas continuava a spararci addosso anche dopo il nostro ritiro tu rispondesti che lo faceva perché voleva la riapertura dei valichi di frontiera..."


Hamas continua a sparare razzi anche e soprattutto perché Gaza è la più grande prigione a cielo aperto del mondo, definita nel 2007 dal sudafricano John Dugard, Special Rapporteur per i Diritti Umani in Palestina dell'ONU, "Apartheid... da sottoporre al giudizio della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja". Perché nell'agosto del 2006 la Banca Mondiale dichiarava che "la povertà a Gaza colpisce i due terzi della popolazione", con povertà definita come un reddito di 2 dollari al giorno pro capite, che è il livello africano ufficialmente registrato. Perché appena dopo le regolari e democratiche elezioni del gennaio 2006 con Hamas vittoriosa, Israele inflisse 1 miliardo e 800 milioni di dollari di danni bombardando la rete elettrica di Gaza e lasciando più di un milione di civili senza acqua potabile. Perché nel 2007 l 'ex ministro inglese per lo Sviluppo Internazionale, Clare Short, dichiarò alla Camera dei Comuni di Londra "sono scioccata dalla chiara creazione da parte di Israele di un sistema di Apartheid, per cui i palestinesi sono rinchiusi in quattro Bantustan, circondati da un muro, e posti di blocco che ne controllano i movimenti dentro e fuori dai ghetti (sic)". Ecco perché. Perché sono 60 anni che Israele strazia i palestinesi con politiche sanguinarie, razziste e fin neonaziste.

A.B.Y. "Ti chiesi allora se ritenevi plausibile che Hamas potesse convincerci adottando un comportamento del genere o se, piuttosto, non avrebbe ottenuto il risultato contrario, e se fosse giusto riaprire le frontiere a chi proclamava apertamente di volerci sterminare."

Postato alle 16:09 di martedì, 27 gennaio 2009