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ROMA - Dopo la 'tempesta Ahmadinejad' di ieri, oggi a Ginevra si cerca di riprendere le fila del ragionamento alla Conferenza dell'Onu sul razzismo che si sta svolgendo nella citta' svizzera. La seconda giornata vede di nuovo al lavoro le delegazioni dei Paesi europei che ieri avevano lasciato i banchi in segno di protesta per le parole incendiarie del presidente iraniano che aveva accusato Israele di essere ''un Governo razzista nel cuore del Medio oriente''.
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Poi fate voi.
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Stavo ascoltando l’intervista che il dott. Mads Gilbert aveva concesso all’emittente americana CBS in gennaio. Gilbert era un chirurgo norvegese volontario a Gaza, sotto le bombe israeliane in quei giorni. Sono arrivato a queste sue parole: “Ho visto solo un ferito di Hamas fra le decine, centinaia di feriti e morti che abbiamo ricevuto. Chiunque tenti di dire che questa è una guerra contro un gruppo armato (Hamas, nda), sta mentendo, e lo posso dimostrare coi numeri. Questa è una guerra totale contro i civili a Gaza… che non possono sfollare e fuggire come altri popoli colpiti da guerre, perché sono chiusi qui in gabbia… Gli israeliani stanno bombardando gente ridotta alla fame rinchiusa in una gabbia”.
Ho cliccato su stop, dentro di me il pensiero sconsolato ma anche buio del ‘ma come si fa ancora a tollerare questo orrore?’, tenuto però a bada dalla consapevolezza dei tempi storici del cambiamento, che impongono all’umanità di testimoniare orrori infiniti prima di raggiungere la civiltà della ragione.
Ho cliccato su Znet, e lì fra i tanti articoli ho scelto Gideon Levy, e ciò che ha scritto sul noto film Walzer con Bashir. Levy è uno dei più straordinari dissidenti israeliani, e si legge sempre con interesse. Sono arrivato a queste sue parole: “… the soldiers of the world's most ‘moral’ army”, i soldati dell’esercito più ‘morale’ del mondo, gli israeliani. Di seguito la verità di Levy su quei combattenti cosiddetti ‘morali’, e cioè il livello di abiezione della coscienza, di autoinganno, di razzismo sanguinario, descritti con uno slancio eroico per chi da ebreo e israeliano residente a Tel Aviv mette nero su bianco un simile J’accuse.
Ho cliccato e ho chiuso la pagina. Sono rimasto fermo davanti al pc per qualche minuto, e ho ripensato al Tradimento degli Intellettuali. Ho ripensato a “… Furio Colombo, Marco Travaglio, Gad Lerner, Umberto Eco, Adriano Sofri, Gustavo Zagrebelsky, Walter Veltroni, Davide Bidussa, Piero Ostellino…”. E mi sono detto: “Ma cosa fai Paolo? Cosa aspetti? Non ti è chiaro? Questi personaggi stanno negando sessant’anni di neonazismo in Palestina. Non v’è differenza con chi nega l’Apartheid, Srebrenica, Marzabotto e le Ardeatine, Auschwitz. Perché il negazionismo di fronte alla realtà innegabile dell’orrore inflitto agli innocenti, di fronte alle immagini di Gaza, di Soweto, di Monte Sole o di fronte ad Arbeit Macht Frei, non perde d’infamia se i morti sono 300, 20.000, invece di sei milioni; se i mezzi sono le mitragliatrici e le bombe al fosforo, invece che i forni crematori. E’ negazionismo, è rivoltante sempre. Sempre. Il giudizio morale su di esso non va a peso, non può andare a peso di cadaveri. E allora perché io devo provare una nausea rabbiosa verso le smorfie di Priebke teletrasmesse ancora oggi, ma tranquilla attenzione al cospetto del volto di Lerner, Colombo, Sofri, Travaglio sullo schermo? Al cospetto cioè di questi negazionisti 'accettabili'?”.
Questo mi sono detto. Ed è sacrosanto. Sono negazionisti, e vanno sepolti nella vergogna come Herbert Kappler, come David Irving, come Cecil Rhodes. Essi in parte tentano affannosamente di ridimensionare i crimini di Israele - come i revisionisti della Storia nazista fanno con l'Olocausto - in parte li negano del tutto. Ma sono 'accettabili'. E questo è inaccettabile.
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TEHERAN - La Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha attaccato oggi il presidente Usa Barack Obama per avere giustificato le operazioni militari di Israele a Gaza con esigenze di sicurezza, e ha affermato che cio' ''significa difendere il terrorismo di Stato''.
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BEIRUT - Nuovi lampi di guerra tra Libano e Israele sono apparsi stamani all'orizzonte, come a gennaio scorso, dopo che alcuni razzi sono stati sparati da "ignoti" dal sud del Paese dei Cedri verso il nord della Galilea, ferendo lievemente due civili israeliani. L'esercito di Israele ha risposto immediatamente sparando almeno sei colpi di mortaio in direzione nord, che hanno colpito alcuni campi coltivati vicino alla costa 15 km a sud di Tiro, senza causare vittime. Il movimento sciita libanese anti-israeliano Hezbollah ha subito preso le distanze dall'accaduto, affermando di non saperne nulla, così come hanno fatto i due maggiori gruppi palestinesi presenti in Libano, Fatah e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp). L'esercito libanese ha attribuito il lancio a "ignoti". Allo scambio di fuoco non è seguita comunque nessun'altra escalation militare, anche se rimane altissima l'allerta dei due eserciti e dei caschi blu della missione Onu schierata nel sud del Libano (Unifil). Solo uno dei razzi sparati dal Libano (tre secondo Hezbollah, due secondo l'esercito libanese) è esploso in territorio israeliano, nei pressi di Maalot, località poco lontano dalla Linea Blu di demarcazione tra i due Paesi. Gli altri sarebbero caduti a ridosso del confine ma in territorio libanese. Secondo quanto riferito dal ministero della difesa di Beirut, i razzi di tipo katiusha sono stati sparati da "campi agricoli" situati tra le località di Mansuri e al-Qulayla, una decina di km a nord dalla frontiera provvisoria, nel settore occidentale dell'area di operazioni dell'Unifil, sotto la responsabilità del contingente italiano, forte di oltre 2.000 unità. Israele ha accusato il governo libanese di esser responsabile dell'accaduto. Il premier Fuad Siniora ha dal canto suo condannato "con forza" sia il lancio di razzi verso lo Stato ebraico sia la risposta israeliana, definendola "una violazione ingiustificata della sovranità libanese".
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Queste immagini terrificanti ci mostrano il costo umano negli Stati Uniti della barbara guerra in Iraq. Non possiamo immaginarci l'orrore e la sofferenza che deve star soffrendo a confronto il popolo iracheno. Vedendo le terribili foto dei soldati nordamericani mutilati, che godono di un enorme superiorità militare, rimaniamo storditi per il massacro che si deve star commettendo ogni giorno in quel paese.
Quale sarà il sentimento di questi giovani militari mutilati che credevano in un principio e nelle bugie del loro presidente [George W. Bush], il quale affermava che c'erano armi di distruzione di massa in Iraq, mai trovate? In seguito gli ispettori delle Nazioni Unite hanno confermato che non sono mai esistite, come avevano detto e confermato varie volte prima che gli Stati Uniti attaccassero l'Iraq.
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Le foto che mostriamo di seguito sono le meno scioccanti che possiamo presentare, perché sarebbe impudico ed inumano dover mostrare in immagini la carneficina di questa guerra allucinante. Ma come arrestare questa mostruosità e barbarie? Come svegliare le coscienza e organizzarsi per raggiungere la pace in Iraq? Come fare perché le Nazioni Unite assumano maggiori iniziative? Solamente con la nostra indignazione. Per questo motivo, Red Voltaire e l'agenzia IPI lanciano un appello a tutti i cittadini del mondo di buona volontà perché inizino a protestare pacificamente nelle strade contro questa guerra selvaggia.
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GERUSALEMME - Elezioni politiche decise all'ultimo voto in Israele, dove il partito Kadima (centrodestra) di Tzipi Livni si è imposto con un vantaggio di un solo seggio di scarto alla Knesset sul Likud (destra) di Benjamin Netanyahu.
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