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Categorie del post: esteri, stati uniti, storia, giustizia, sicurezza, guerra, video, onu , informazione, censura, libertà, non dimenticare, afganistan, ur not free
Triplicati per le banche italiane i compensi di intermediazione sulla vendita di armi all’estero. Abbiamo letto in esclusiva la relazione.
Banca nazionale del Lavoro, Intesa-San Paolo e Unicredit: sono le principali banche italiane coinvolte nel commercio di armi. Nulla di illegale - intervengono in operazioni regolarmente autorizzate - ma si tratta evidentemente di attività da non pubblicizzare troppo, tanto che sono stati gli stessi istituti di credito a chiedere al governo di non rendere pubblica
Nel corso del 2008, infatti, sono state autorizzate 1.612 «transazioni bancarie» per conto delle aziende armiere, per un valore complessivo di 4.285 milioni di euro (nel 2007 erano state la metà, 882, per 1.329 milioni). A questi vanno poi aggiunti 1.266 milioni per «programmi intergovernativi» di riarmo (cioè i grandi sistemi d'arma costruiti in collaborazione con altri Paesi, come ad esempio il cacciabombardiere Joint Strike Fighter - Jsf - per cui l'Italia spenderà almeno 14 miliardi nei prossimi 15 anni), quasi il doppio del 2007, quando la cifra si era fermata a 738 milioni. Un volume totale di "movimenti" di oltre 5.500 milioni di euro, per i quali le banche hanno ottenuto compensi di intermediazione attorno al 3-5%, in base al valore e al tipo di commessa.
La regina delle "banche armate" è
Eppure due anni fa il gruppo aveva dichiarato che, proprio per «dare una risposta significativa a una richiesta espressa da ampi e diversificati settori dell'opinione pubblica che fanno riferimento a istanze etiche», cioè la campagna di pressione alle banche armate, avrebbe sospeso «la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano il commercio e la produzione di armi e di sistemi d'arma pur consentite dalla legge».
«Si tratta di transazioni relative a operazioni sottoscritte e avviate prima dell'entrata in vigore del nostro codice di comportamento e che dureranno ancora a lungo», è la spiegazione che fornisce Valter Serrentino, responsabile dell'Unità Corporate Social Responsibility di Intesa-San Paolo. Anche Unicredit negli anni passati aveva ripetutamente annunciato di voler rinunciare ad appoggiare le industrie armiere, eppure nel 2008 è stata la terza "banca armata" italiana, con 606 milioni di euro. Nessuna dichiarazione di disimpegno invece da parte della Banca Antonveneta, che lo scorso anno ha movimentato 217 milioni. Mentre piuttosto ambigua è la situazione del Banco di Brescia: nel
«La policy del gruppo non vieta le operazioni di commercio internazionale - spiega Damiano Carrara, responsabile Corporate Social Responsibility di Ubi - ma le disciplina prevedendo che il cliente della banca», cioè l'industria armiera, non si trovi «in Paesi che non appartengano alla Ue o alla Nato, e questo divieto è pienamente rispettato».
Ma i dubbi restano. «Da quando, lo scorso anno, è sparito dalla Relazione il lungo e dettagliato elenco delle singole operazioni effettuate dagli istituti di credito - spiega Giorgio Beretta, analista della Rete italiano Dísarmo - è impossibile giudicare l'operato delle singole banche. Senza quell'elenco, infatti, i loro codici di comportamento non sono comprovati dal riscontro ufficiale che solo
Categorie del post: politica, economia, sicurezza, guerra, salute, informazione, banche, multinazionali, non dimenticare, ur not free
KABUL - Oltre cento persone, fra cui molti civili, sono rimaste uccise in raid aerei delle forze americane avvenuti tra lunedì e martedì nella provincia afghana occidentale di Farah. Un'inchiesta è già stata aperta sull'incidente, mentre da Washington il presidente Hamid Karzai ha definito "ingiustificabile e inaccettabile" la perdita di civili precisando che affronterà l'argomento oggi nel suo primo colloquio con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
Categorie del post: politica, esteri, stati uniti, guerra, onu , informazione, censura, libertà, non dimenticare, afganistan, ur not free
Forse non si sentirà proprio rumore di sciabole negli Stati Uniti, ma l’impunità garantita da Barack Obama ai torturatori della CIA per i crimini contro l’umanità commessi a Guantanamo, in Iraq, Afghanistan e altri paesi nell’era Bush, disegna una democrazia statunitense fragile e incapace di fare davvero i conti col suo passato. Così l’amnistia garantita da Obama alla CIA per le violazioni dei diritti umani somiglia tanto alle leggi dell’impunità in America latina.
Barack Obama ha cambiato molte cose rispetto al decennio infame di George Bush, almeno dal punto di vista formale. Sostiene di volere un nuovo inizio con Cuba, ma non pensa né di abolire l’embargo né di restituire all’isola, come pure sarebbe ragionevole, la base di Guantanamo, a tutti gli effetti un possedimento coloniale illegale. Rispetto al resto del Continente ha dispensato sorrisi e strette di mano, ma le differenze politiche restano immutate già che vende all’estero quello stesso neoliberismo affamatore la critica del quale in casa lo ha portato alla Casa Bianca.
Allargando lo sguardo, Obam ha eliminato il tono insostenibile da crociata del bene contro il male propria di George Bush, dell’infelice idea di “scontro di civiltà” propagandata pappagallescamente da tutti i comunicatori al suo servizio. Questi sostenevano che l’America latina (e in altro contesto il Medio Oriente) che si ribellava al neocolonialismo e al fondomonetarismo con una visione di progresso civile e giustizia sociale dalla quale gli Stati Uniti e l’Europa avrebbero molto da imparare, fossero “assi del male”. Pertanto le vite dei cittadini e i processi democratici del Continente potevano essere schiacciati dall’onnipotenza del presunto “impero del bene”.
Nonostante tale retorica appaia per fortuna superata, proprio il più impresentabilmente infame dei crimini commessi e rivendicati dal governo degli Stati Uniti, l’uso cosciente, regolato eppure indiscriminato della tortura e la violazione dei diritti umani, rappresenta la cartina tornasole di quanto il governo di Barack Obama può e deve fare se davvero vuole riportare gli Stati Uniti tra le nazioni civili.
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OGGI DOBBIAMO RICORDARE E INGINOCCHIARCI SOLO A LORO E BRINDARE
ALLA MORTE DI TUTTI I FASCISTI CADUTI!!!
BASTA IPOCRISIA!!!NON VOGLIO UN CONDONO ANCHE PER CHI HA
COMBATTUTO PER TOGLIERCI LA LIBERTA'!!!
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E' morto uno dei manifestanti anti G20 a Londra. Lo ha reso noto Scotland Yard.
Nel pomeriggio numerosi scontri si erano verificati nella zona della City dove ci sono stati 32 fermi.
Un agente della polizia era rimasto ferito.
La persona deceduta e' un uomo. Lo riferisce il sito web di SkyNews, specificando che la polizia lo trovato steso a terra nelle vicinanza della Banca d'Inghilterra, il centro delle proteste anti-G20 nella capitale britannica.
L'uomo e' stato portato in ospedale dove e' stata constata la sua morte. Le cause del decesso non sono ancora chiare
Secondo le prime ricostruzioni sembra che l'uomo abbia un collasso cardiaco. Secondo un fotografo dell'agenzia Reuters l'uomo caduto a terra e' stato portato via da un ambulanza quando aveva gia' smesso di respirare.
La polizia ha annunciato di essere intervenuta per soccorrere un uomo crollato a terra in una strada vicino alla Banca d'Inghilterra dove era in corso una manifestazione di protesta contro il G20. Due poliziotti hanno chiamato un'ambulanza, ma l'uomo e' arrivato morto in ospedale. La polizia ha detto di non essere al momento in grado di indicare la causa del decesso.
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Ecco come Commenta il Giornale Franco-Canadese
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