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Dopo i manifesti elettorali del Keskusta, un partito finlandese che durante le elezioni europee prometteva «votateci, fermeremo Berlusconi», un’altra offensiva potrebbe giungere dall’Olanda e travolgere il premier italiano, già protagonista in questi giorni di vari scandali con contenuti sessuali legati alle sue presunte frequentazioni con escort a pagamento. Il GroenLinks (il partito dei Verdi olandesi) sta valutando l’ipotesi di intraprendere una procedura contro l’Italia a causa delle scelte del nostro governo di limitare la libertà di stampa per mezzo di leggi, soprannominate “bavaglio”, come quelle sulle intercettazioni telefoniche e le pubblicazioni sui giornali.«Il premier Silvio Berlusconi controlla sia le emittenti pubbliche che le emittenti private e impedisce da qualche tempo a giornalisti critici di accedere alle sue conferenze stampa».
E’ quanto si può leggere sulle pagine dell’Algemeen Dagblad, quotidiano olandese. Groenlinks Judith Sargentini, capolista del Groenlinks, ha dichiarato che «Il Trattato europeo obbliga ogni Paese europeo a garantire la libertà di stampa. In qualità di frazione dei Verdi all’Europarlamento stiamo quindi considerando una procedura contro l’Italia. Se procediamo contro Bulgaria e Romania per le loro irregolarità, allora dobbiamo osare fare lo stesso con l’Italia». Se la maggioranza dell’Europarlamento dovesse appoggiare questa causa legale, e quindi ritenere fondate le forti critiche espresse da diverse fonti autorevoli in merito al ddl intercettazioni, la procedura giungerebbe nelle mani della Corte Europea di Giustizia.
Laddove l’Italia sembra incapace di riflettere seriamente su nuove norme che introducono delle forti restrizioni in materia, forse serve l’intervento di una commissione più autorevole che possa ricordare agli italiani, in particolare a quelli più smemorati, il vero scopo dell’informazione e la reale utilità delle intercettazioni nelle indagini delle forze dell’ordine. La speranza è sempre quella che l’immagine dell’Italia, in questi ultimi mesi molto martoriata, possa uscire da questa vicenda nella maniera più dignitosa possibile.
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LONDRA - "Un pericolo" per l'Italia. Due grandi giornali inglesi, il Financial Times e l'Independent, usano stamane la stessa espressione parlando di Silvio Berlusconi, alla luce delle vicende che hanno recentemente coinvolto il primo ministro e del suo rifiuto di rispondere alle domande che gli ha posto la Repubblica.
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LONDRA - "Centinaia" di preti e suore cattolici irlandesi sono stati coinvolti in abusi sessuali e fisici ai danni di minori in istituzioni pubbliche in Irlanda: lo afferma il rapporto della Child Abuse Commission, che ha condotto la più grande indagine di sempre sugli ordini religiosi irlandesi. Lo scrive la stampa britannica. Il rapporto (3.500 pagine) ha raccolto le testimonianze di circa 2.500 vittime di questi abusi tra gli anni '40 e '80; oltre 100 istituzioni gestite da ordini religiosi - riformatori, scuole "per ragazzi difficili" e case che ospitavano disabili - sono state indagate. Nel 2003, un rapporto ad interim pubblicò le testimonianze di 700 uomini e donne che raccontarono di essere stati picchiati in ogni parte del corpo con ogni tipo di oggetto. Altri raccontarono di essere stati violentati, alcuni da varie persone contemporaneamente. Alcuni degli abusi risalgono a 60 anni fa e molti dei presunti colpevoli sono morti, sottolinea il Daily Mail. La commissione fu creata nel 2000 dal premier Bertie Ahern dopo che un documentario tv fece emergere la lunga storia delle violenze ai danni di minori nelle istituzioni gestite da ordini religiosi.
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La Turchia ha definito "inaccettabili" alcuni pasaggi di una dichiarazione del presidente Usa Barack Obama sullo sterminio degli armeni - il cui testo era stato elaborato peraltro con estrema cautela - sottolineando che a morire furono anche centinaia di turchi e di musulmani.
Ieri, Obama ha evitato di usare la parola genocidio nella commemorazione dello sterminio degli armeni attuato dal regime ottomano nel 1915, e ha salutato gli sforzi annunciati da Turchia e Armenia nei giorni scorsi per normalizzare le loro relazioni.
La Turchia ammette che molti armeni cristiani furono uccisi dai turchi ottomani, ma nega la cifra di un milione e mezzo di morti e che si sia trattato di un genocidio, come invece sostiene l'Armenia..
Commentando dalla Bulgaria la dichiarazione di Obama, il presidente turco Abdullah Gul, ha detto: "Ci sono punti su cui non sono d'accordo. Anche centinaia di migliaia di turchi e musulmani morirono nel 1915. Bisogna condividere la sofferenza di tutti", scrie l'agenzia di stato Anatolian citando il presidente.
Il ministero degli Esteri turco ha fatto eco alle parole di Gul, aggiungendo che la percezione della storia che emerge dallo "statement" del presidente Usa è "inaccettabile" e lanciando un appello per uno studio imparziale sul periodo dei fatti.
Quand'era candidato alla Casa Bianca, dove è poi entrato a gennaio, Obama aveva parlato del massacro degli armeni come di un genocodio. Ma ieri, nel tentativo di non provocare la Turchia, ha utilizzato la parola "atrocità".
Le associazioni armene americane hanno criticato Obama per non aver rispettato l'impegno preso in campagna elettorale. Ma il presidente ha risposto che nonostante l'attenta scelta delle parole, la sua posizione resta la stessa.
"Ho abbondantemente affermato il mio punto di vista su quel che accadde nel 1915, e la mia opinione di quella storia non è cambiata", ha detto Obama. "Il mio interesse rimane quello del raggiungimento di un pieno, franco e giusto riconoscimento dei fatti".
Nei giorni scorsi, segnando una svolta diplomatica, Turchia e Armenia hanno annunciato di essere d'accordo su una "road map" per normalizzare le relazioni doo un secolo di ostilità. Ma le insidie al dialogo restano e nuove violenze con l'Azerbaijan potrebbero far deragliare un accordo finale.
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ROMA - Dopo la 'tempesta Ahmadinejad' di ieri, oggi a Ginevra si cerca di riprendere le fila del ragionamento alla Conferenza dell'Onu sul razzismo che si sta svolgendo nella citta' svizzera. La seconda giornata vede di nuovo al lavoro le delegazioni dei Paesi europei che ieri avevano lasciato i banchi in segno di protesta per le parole incendiarie del presidente iraniano che aveva accusato Israele di essere ''un Governo razzista nel cuore del Medio oriente''.
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STRASBURGO - La scena di Berlusconi che fa aspettare la Merkel, passeggia da solo incollato al telefonino, non partecipa alla cerimonia del ponte sul Reno, per ricordare la pacificazione franco-tedesca, e resta a parlare al cellulare anche durante il minuto di silenzio per i caduti nelle missioni Nato, era trasmessa su megaschermi nella sala stampa del vertice dell'Alleanza Atlantica.
Centinaia di giornalisti di tutto il mondo prima si sono fermati a guardare allibiti, poi hanno cominciato a ridere come se si stesse trasmettendo una gag comica. Le stesse immagini passavano sui televisori dell'area dove ci sono i settanta corrispondenti che viaggiano al seguito di Barack Obama e tutti si sono girati a chiedere spiegazioni ai pochi italiani presenti. Ho allargato le braccia senza parole. Quando si è saputo che era al telefono con il premier turco Erdogan, per cercare di convincerlo a togliere il veto alla nomina del danese Rasmussen a capo della Nato, l'ho riferito ai colleghi americani, ma la giornalista di Time Magazine mi ha fatto tre domande insistenti a cui non ho saputo rispondere: "Non poteva telefonare in un altro momento? Non ha nessuno accanto che gli spiega quali sono i tempi e i modi delle cerimonie internazionali? Era necessario parlare durante il minuto di silenzio per i morti?".
Pochi minuti dopo è arrivata la notizia che la Turchia confermava il suo no a Rasmussen e i colleghi si sono girati a sfotterci: "Era proprio utile la telefonata".
da www.repubblica.it
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