banche | Ur Not Free

Home e Preferiti

Translate

Vauro ad Anno Zero

Cerca nel Blog

News Uaar


Commenti

Informati

diffondi

diffondi

diffondi

Il Signoraggio Bancario

Archivio

Ur Not Free Info

My Popularity (by popuri.us)

Segnalato su

Votaci su Net-Parade.it

Add to Technorati Favorites

Disclaimer

Feed RSS

diffondi
http://www.wikio.it

Cosa significa?

Contattami

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Contattami su MSN

Contattami su SKYPE

Il mio stato

Newsletter

Iscriviti per ricevere via e-mail ogni nuovo post di
Ur Not Free

Inserisci la tua Email


Preview | Powered by FeedBlitz

Post Scelti per Voi

Fascist Legacy - "L' Eredità del Fascismo"!!!

GIUSEPPE GATI', LA TRAGICA MORTE DI UN EROE!!!

Pazienza:"Io, Gelli e la strage di Bologna"

Giornata della Memoria....sulla Palestina!!!

Segnaliamo i video a sfondo Fascio-Nazista!!!

Quello che la TV ci Nasconde...

GRAZIE BUSH! GRAZIE AMERICA!

Obama? Seguite i Soldi dell' "UOMO NERO"!!!

Open Cola - La Coca-Cola® fatta in casa identica all'originale!!!

Quando Cuffaro attacava Falcone...

Che cosa c'è di sbagliato in McDonald's?!!!

9/11 : Inganno Globale!!!

PALESTINA: CAPIRE IL TORTO!!!

GUAI A CHI TOCCA PADRE PIO!

Ku Klux Klan e Vodafone !!!

Battezziamo gli Spermatozoi!!!

Categorie

Campagne

ADUC - Boicottiamo Israele!

ADUC - Stop al canone Rai!

ADUC - Stop al canone Rai!

Link amici

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore visite




Credits

Postato da smilejamaica

Triplicati per le banche italiane i compensi di intermediazione sulla vendita di armi all’estero. Abbiamo letto in esclusiva la relazione.

Ed ecco i dati:

Banca nazionale del Lavoro, Intesa-San Paolo e Unicredit: sono le principali banche italiane coinvolte nel commercio di armi. Nulla di illegale - intervengono in operazioni regolarmente autorizzate - ma si tratta evidentemente di attività da non pubblicizzare troppo, tanto che sono stati gli stessi istituti di credito a chiedere al governo di non rendere pubblica la Relazione del ministero dell'Economia e delle Finanze su esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, che invece la Voce ha potuto leggere. E le "banche armate", sulla scia del grande aumento dell'export di armi made in Italy e sfruttando l'onda lunga dell'aumento delle spese militari sostenuto dal governo di centro-sinistra di Prodi (+ 22%, in due anni), hanno fatto grandi affari, triplicando i «compensi di intermediazione» che hanno incassato dai fabbricanti di armi.

Nel corso del 2008, infatti, sono state autorizzate 1.612 «transazioni bancarie» per conto delle aziende armiere, per un valore complessivo di 4.285 milioni di euro (nel 2007 erano state la metà, 882, per 1.329 milioni). A questi vanno poi aggiunti 1.266 milioni per «programmi intergovernativi» di riarmo (cioè i grandi sistemi d'arma costruiti in collaborazione con altri Paesi, come ad esempio il cacciabombardiere Joint Strike Fighter - Jsf - per cui l'Italia spenderà almeno 14 miliardi nei prossimi 15 anni), quasi il doppio del 2007, quando la cifra si era fermata a 738 milioni. Un volume totale di "movimenti" di oltre 5.500 milioni di euro, per i quali le banche hanno ottenuto compensi di intermediazione attorno al 3-5%, in base al valore e al tipo di commessa.

La regina delle "banche armate" è la Banca Nazionale del Lavoro (del gruppo francese Bnp Paribas) con 1.461 milioni di euro. Al secondo posto si piazza Intesa-San Paolo di Corrado Passera, già braccio destro di Carlo De Benedetti ed ex amministratore delegato di Poste Italiane, con 851 milioni (a cui andrebbero aggiunti anche gli 87 milioni della Cassa di Risparmio di La Spezia , parte del gruppo), per lo più relativi a «programmi intergovernativi»: il cacciabombardiere Eurofighter, le navi da guerra Fremm e Orizzonte, gli elicotteri da combattimento Nh90 e diversi sistemi missilistici.
Eppure due anni fa il gruppo aveva dichiarato che, proprio per «dare una risposta significativa a una richiesta espressa da ampi e diversificati settori dell'opinione pubblica che fanno riferimento a istanze etiche», cioè la campagna di pressione alle banche armate, avrebbe sospeso «la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano il commercio e la produzione di armi e di sistemi d'arma pur consentite dalla legge».

«Si tratta di transazioni relative a operazioni sottoscritte e avviate prima dell'entrata in vigore del nostro codice di comportamento e che dureranno ancora a lungo», è la spiegazione che fornisce Valter Serrentino, responsabile dell'Unità Corporate Social Responsibility di Intesa-San Paolo. Anche Unicredit negli anni passati aveva ripetutamente annunciato di voler rinunciare ad appoggiare le industrie armiere, eppure nel 2008 è stata la terza "banca armata" italiana, con 606 milioni di euro. Nessuna dichiarazione di disimpegno invece da parte della Banca Antonveneta, che lo scorso anno ha movimentato 217 milioni. Mentre piuttosto ambigua è la situazione del Banco di Brescia: nel 2008 ha gestito per conto delle industrie armiere 208 milioni di euro benché il gruppo di cui fa parte dal 1 aprile 2007, Ubi (Unione Banche Italiane), nel suo codice di comportamento abbia stabilito che «ogni banca del gruppo dovrà astenersi dall'intrattenere rapporti relativi all'export di armi con soggetti che siano residenti in Paesi non appartenenti all'Unione Europea o alla Nato» e che «siano direttamente o indirettamente coinvolti nella produzione e/o commercializzazione di armi di distruzione di massa e di altri armamenti quali bombe, mine, razzi, missili e siluri».

«La policy del gruppo non vieta le operazioni di commercio internazionale - spiega Damiano Carrara, responsabile Corporate Social Responsibility di Ubi - ma le disciplina prevedendo che il cliente della banca», cioè l'industria armiera, non si trovi «in Paesi che non appartengano alla Ue o alla Nato, e questo divieto è pienamente rispettato».
Ma i dubbi restano. «Da quando, lo scorso anno, è sparito dalla Relazione il lungo e dettagliato elenco delle singole operazioni effettuate dagli istituti di credito - spiega Giorgio Beretta, analista della Rete italiano Dísarmo - è impossibile giudicare l'operato delle singole banche. Senza quell'elenco, infatti, i loro codici di comportamento non sono comprovati dal riscontro ufficiale che solo la Relazione del governo può fornire».

www.lavocedellevoci.it


Postato alle 16:27 di giovedì, 02 luglio 2009
permalink | Leggi i commenti


Categorie del post: politica, economia, sicurezza, guerra, salute, informazione, banche, multinazionali, non dimenticare, ur not free

Grazie per i vostri commenti |commenti
Postato da smilejamaica


Postato alle 04:17 di giovedì, 30 aprile 2009
permalink | Leggi i commenti


Categorie del post: politica, economia, televisione, giustizia, satira, video, immigrazione, banche, razzismo, libertà, non dimenticare, ur not free

Grazie per i vostri commenti |commenti
Postato da smilejamaica

 


Postato alle 15:26 di giovedì, 23 aprile 2009
Postato da smilejamaica


Postato alle 15:44 di venerdì, 03 aprile 2009
Postato da smilejamaica


Postato alle 16:05 di giovedì, 02 aprile 2009
Postato da smilejamaica

E' morto uno dei manifestanti anti G20 a Londra. Lo ha reso noto Scotland Yard.

Nel pomeriggio numerosi scontri si erano verificati nella zona della City dove ci sono stati 32 fermi.

Un agente della polizia era rimasto ferito.

La persona deceduta e' un uomo. Lo riferisce il sito web di SkyNews, specificando che la polizia lo trovato steso a terra nelle vicinanza della Banca d'Inghilterra, il centro delle proteste anti-G20 nella capitale britannica.

L'uomo e' stato portato in ospedale dove e' stata constata la sua morte. Le cause del decesso non sono ancora chiare

Secondo le prime ricostruzioni sembra che l'uomo abbia un collasso cardiaco. Secondo un fotografo dell'agenzia Reuters l'uomo caduto a terra e' stato portato via da un ambulanza quando aveva gia' smesso di respirare.

La polizia ha annunciato di essere intervenuta per soccorrere un uomo crollato a terra in una strada vicino alla Banca d'Inghilterra dove era in corso una manifestazione di protesta contro il G20. Due poliziotti hanno chiamato un'ambulanza, ma l'uomo e' arrivato morto in ospedale. La polizia ha detto di non essere al momento in grado di indicare la causa del decesso.


Postato alle 11:40 di giovedì, 02 aprile 2009
permalink | Leggi i commenti


Categorie del post: politica, esteri, lavoro, economia, giustizia, sicurezza, europa, guerra, giovani, informazione, banche, costituzione, inghilterra, libertà, giornali, non dimenticare, g8 , ur not free, g20

Grazie per i vostri commenti |commenti
Postato da smilejamaica


Postato alle 14:32 di mercoledì, 04 marzo 2009
Postato da smilejamaica




Dal blog di Cloro di Cloroalclero
quando andate al supermercato controllate la provenienza dei prodotti che acquistate. Se il codice a barre riporta il numero 729 non comprateli.

C’e' la crisi economica: cominciate a fare i tagli su coloro che spendono soldi per sganciare, per esempio, 100 tonnellate di bombe sulla testa di gente inerme in due giorni.
Per quel poco che possiamo fare, contro questa strage, si prenda in considerazione in massa il boicottaggio.
In questo link ci stanno i marchi dei prodotti che sarebbe meglio evitare di comprare.

Poi fate voi.


Postato alle 13:28 di mercoledì, 04 marzo 2009
Postato da smilejamaica

NEW YORK - Per Barack Obama,"ci sono tempi in cui ti puoi permettere di ridecorare la casa e tempi in cui devi concentrarti a ricostruire le fondamenta". Il presidente degli Stati Uniti ha presentato un ambizioso progetto di bilancio di crisi, prevedendo di dimezzare il deficit entro gennaio 2013 nonostante un aumento delle spese sociali, mentre le spese militari, attraverso un accresciuto impegno in Afghanistan, rimarranno elevate.
Nel rivelare a Washington il suo primo budget, quello per l'esercizio 2010 che scatterà il 1/o ottobre, Obama ha avuto parole semplici. Il presidente ha paragonato gli Usa a una unità familiare in difficoltà, prospettando grossi risparmi laddove è possibile oltre ad un aumento delle tasse per i più abbienti per finanziare la copertura sanitaria dei più poveri, in una mossa un po' alla Robin Hood. Il budget di Obama - un mix tra il 'New Deal' di Franklin Roosevelt e la 'Great Society' di Lyndon Johnson - rappresenta una rottura con quelli del suo predecessore George W. Bush a livello fiscale, energetico ed ambientale.

Sul bilancio del Pentagono non ci sono al momento grosse differenze, visto che accanto alla promessa di ritirare le truppe Usa dall'Iraq entro 19 mesi c'é l'impegno a rafforzare la presenza militare in Afghanistan. Si tratta di un budget indubbiamente ottimistico, visto che punta ad una forte ripresa economica nel 2010 dopo un difficile 2009 caratterizzato da una recessione, in termini più decisi rispetto a quelli prospettati dal presidente della Federal Reserve Ben Bernanke nei giorni scorsi. L'Amministrazione Obama prevede l'anno prossimo una crescita del 3,2%, mentre Bernanke parla di una forbice tra il 2,5 ed il 3,3%, ma solo se gli ambiziosi programmi di stimolo dell' economia avranno effetto. Complessivamente, il bilancio 2010 è di quasi 3.600 miliardi di dollari, con un deficit previsto di oltre 1.170 miliardi (580 in meno in un anno). L'obiettivo è di giungere a un 'rosso' intorno ai 533 miliardi alla fine del primo mandato alla Casa Bianca, ma sugli anni successivi peseranno i pensionamenti dei milioni di americani nati durante il Baby Boom.

Postato alle 13:35 di venerdì, 27 febbraio 2009
permalink | Leggi i commenti


Categorie del post: politica, esteri, lavoro, economia, stati uniti, salute, medicina, informazione, banche, governo

Grazie per i vostri commenti |commenti
Postato da smilejamaica

ROMA - In caso di incidente, le centrali nucleari di nuova generazione sono più pericolose dei vecchi impianti che dovrebbero sostituire. A mettere in luce questo rischio è un'inchiesta del quotidiano britannico The Independent. Il giornale prende in esame i nuovi Epr (European pressurised reactors), i nuovi reattori che verranno costruiti in Gran Bretagna, ma anche in Italia, dopo l'accordo siglato  da Berlusconi e Sarkozy. Intanto, monta la protesta delle organizzazioni ambientaliste, da Greenpeace a Legambiente, contro il ritorno al nucleare. E le voci dissonanti si fanno sentire anche dall'opposizione, dal Pd a Prc, mentre i verdi si dicono "pronti a un referendum".

La denuncia dell'Independent. Il quotidiano britannico cita alcuni documenti di natura industriale che provengono anche dalla azienda francese Edf, la stessa che ha appena sottoscritto un accordo con Enel. Studi che segnalano che il rischio di incidenti con queste nuove tecnologie è sì più basso, ma, nel caso avvenga una fuoriuscita di radiazioni, questa sarebbe più consistente e pericolosa che non in passato. Tra i documenti esaminati, "ce n'è uno secondo cui le perdite umane stimate potrebbero essere doppie".

"Finora questo tipo di centrali è stato generalmente considerato meno pericoloso di quelli attualmente in funzione perché dotato di maggiori misure di sicurezza e in grado di produrre meno scorie - argomenta il quotidiano - ma le informazioni contenute nei documenti da noi consultati dimostrano che in effetti producono una quantità di isotopi radiattivi di gran lunga maggiore tra quelli definiti tecnicamente 'frazioni di rilascio immediato', proprio perché fuoriescono facilmente dopo un incidente".

Proteste in Italia. Secondo Legambiente l'accordo firmato oggi è "pericoloso e miope": "Tutti gli studi internazionali - afferma l'organizzazione - mostrano che il nucleare è la fonte energetica più costosa e rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza''. Greenpeace, invece, mette l'accento sul fatto che l'accordo è "a tutto vantaggio di Sarkozy, che sta cercando di tenere in piedi l'industria nucleare francese", ma ''non offre all'Italia nessuna garanzia di maggiore indipendenza energetica - tecnologia e combustibile arrivano dall'estero - ed è anzi contro gli obiettivi europei di breve termine''.

Sulla stessa linea anche Ermete Realacci, Pd, secondo cui ''Sarkozy punta sui fondi pubblici italiani per sostenere l'industria nucleare francese" mentre in tempi di crisi sarebbe "meglio puntare sul risparmio energetico, sulle fonti rinnovabili". Per il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, il ritorno al nucleare è "semplicemente una follia".

L'esponente dei Verdi, Paolo Cento, avverte: "Siamo pronti a valutare tutte le azioni politiche e di lotta, compreso il referendum". "D'altronde - ricorda Cento - proprio con un referendum, i cui effetti sono ancora validi dal punto di vista giuridico, il 62% degli italiani decise di far uscire l'Italia dal nucleare dopo la tragedia di Chernobyl". "Il nostro premier ha firmato accordi con la Francia per la creazione di quattro centrali nucleari senza che il parlamento abbia ancora approvato le relative leggi'', osserva invece Fabio Evangelisti, vice presidente del gruppo dell'Idv alla Camera.

da www.repubblica.it
Postato alle 11:32 di giovedì, 26 febbraio 2009
permalink | Leggi i commenti


Categorie del post: politica, interni, economia, sicurezza, scienza, video, energia, medicina, informazione, banche, nucleare, costituzione, libertà, università, governo, non dimenticare

Grazie per i vostri commenti |commenti