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Postato da smilejamaica





Nonostante la mia arcinota idiosincrasia con qualunque tipo di religione (a parte qualche minima eccezione per il buddismo) sono sempre stato affascinato da quello che il genio architettonico dei grandi artisti del passato ha regalato soprattutto alla cristinità. Proprio per questo sono sempre andato molto fiero del fatto di aver avuto la fortuna, nella mia vita, di visitare i tre più grandi luoghi di culto del cristianesimo: San Pietro a Roma, Saint Paul a Londra e la Catedral de Santa María de la Sede a Siviglia (che è la più grande cattedrale gotica esistente - salvo smentite).

Tutto questo fino a venerdì scorso. Sì perché ho scoperto che sotto il tappeto marypoppinsiano si nascondeva una magagna grossa grossa. Eh sì, perché pare che le cose proprio così non stiano. Vi è piaciuta la foto d’apertura? E’ bella San Pietro senza tutti quei palazzi che ci sono nei dintorni vero? Sembra quasi che l’abbiano piazzata da un’altra parte, che so, in Costa d’Avorio per esempio.

E invece guarda un po’, scherzando scherzando, pare che veramente sia finita in Costa d’Avorio.

Sì perché tra il 1985 e il 1989 l’allora presidente ivoriano Félix Houphouet-Boigny fece costruire questa gigantesca basilica solo per far piacere alla propria madre. Un’enorme replica della più famosa San Pietro soltanto ancor più grande. Una vera cattedrale nel deserto dove pare che non vada mai nessuno. Forse uno dei più grandi sprechi nella storia dell’architettura mondiale. Al giorno d’oggi neanche il vescovo di Yamoussoukro (la capitale della Costa d’Avorio) risiede lì.

Ma per tornare sul discorso iniziale, quello che mi ha colpito di più di questa storia è stato il fatto che quasi nessuno sapesse un bel niente riguardo all’esistenza di questa basilica, la più grande del mondo. Una sorta di vergogna da tenere nascosta il più possiible. Se cercate infatti in rete troverete come luoghi di culto cristiano più grandi al mondo proprio le tre cattedrali alle quali facevo riferimento all’inizio dell’articolo.

Su wikipedia si dice che la Basilica di Nostra Signora della Pace è considerata dal Guiness dei primati il più grande edificio di culto al mondo, anche se si fa notare come San Pietro abbia più posti per i fedeli, come se questo fosse una sorta di declassamente in riferimento alle dimensioni.

Certo che la Chiesa cattolica fa di tutto per dimenticare questa follia della vanità di un presidente che veniva considerato il saggio d’Africa solo perché era amico degli americani. Pensate che si fece raffigurare come tredicesimo apostolo all’interno della basilica. Vergogna sì, ma non sufficiente a evitare la presenza ufficiale di Papa Giovanni Paolo II alla consacrazione. Presenziò solo a patto che venisse costruito un ospedale vicino alla basilica.

Ad oggi di quell’ospedale c’è solo il primo simbolico mattone e nulla più.

da www.sensopposto.it


Postato alle 03:36 di domenica, 28 giugno 2009
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Categorie del post: vaticano, esteri, economia, religione, africa, informazione, censura, libertĂ , non dimenticare, ur not free

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Postato da smilejamaica

LAMPEDUSA - "Li hanno mandati al massacro. Li uccideranno, uccideranno anche i loro bambini. Gli italiani non devono permettere tutto questo. In Libia ci hanno torturate, picchiate, stuprate, trattate come schiave per mesi. Meglio finire in fondo al mare. Morire nel deserto. Ma in Libia no". Hanno le lacrime agli occhi le donne nigeriane, etiopi, somale, le "fortunate" che sono arrivate a Lampedusa nelle settimane scorse e quelle reduci dal mercantile turco Pinar. Hanno saputo che oltre 200 disgraziati come loro sono stati raccolti in mare dalle motovedette italiane e rispediti "nell'inferno libico", dove sono sbarcati ieri mattina. Tra di loro anche 41 donne. Alcuni hanno gravi ustioni, altri sintomi di disidratazione. Ma la malattia più grave, è quella di essere stati riportati in Libia. Da dove "erano fuggite dopo essere state violentati e torturati. Non solo le donne, ma anche gli uomini".

I visi di chi invece si è salvato, ed è a Lampedusa raccontano una tragedia universale. La raccontano le ferite che hanno sul corpo, le tracce sigarette spente sulle braccia o sulla faccia dai trafficanti di essere umani. Storie terribili che non dimenticheranno mai. Come quella che racconta Florence, nigeriana, arrivata a Lampedusa qualche mese fa con una bambina di pochissimi giorni. L'ha battezzata nella chiesa di Lampedusa e l'ha chiamata "Sharon", ma quel giorno i suoi occhi, nerissimi, e splendenti come due cocci di ossidiana, erano tristi. Quella bambina non aveva un padre e non l'avrà mai.

"Mi hanno violentata ripetutamente in tre o quattro, anche se ero sfinita e gridavo pietà loro continuavano e sono rimasta incinta. Non so chi sia il padre di Sharon, voglio soltanto dimenticare e chiedo a Dio di farla vivere in pace". Accanto a Florence, c'è una ragazza somala. Anche lei ha subito le pene dell'inferno. "Quando ho lasciato il mio villaggio ho impiegato quattro mesi per arrivare al confine libico, e lì ci hanno vendute ai trafficanti e ai poliziotti libici. Ci hanno messo dentro dei container, la sera venivano a prenderci, una ad una e ci violentavano. Non potevamo fare nulla, soltanto pregare perché quell'incubo finisse". Raccontano il loro peregrinare nel deserto in balia di poliziotti e trafficanti. "Ci chiedevano sempre denaro, ma non avevamo più nulla. Ma loro continuavano, ci tenevano legate per giorni e giorni, sperando di ottenere altro denaro".
Postato alle 13:27 di venerdì, 08 maggio 2009
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Categorie del post: politica, lavoro, giustizia, sicurezza, africa, alimentazione, immigrazione, informazione, razzismo, costituzione, libertĂ , governo, non dimenticare, ur not free

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Postato da smilejamaica

 


Postato alle 15:26 di giovedì, 23 aprile 2009
Postato da smilejamaica


Postato alle 15:44 di venerdì, 03 aprile 2009
Postato da smilejamaica

2657_83262174288_748279288_2267556_1980665_nEcco come Commenta il Giornale Franco-Canadese

"Le Devoir" le Parole del Papa

Postato alle 17:17 di giovedì, 19 marzo 2009
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Categorie del post: vaticano, politica, religione, sicurezza, scienza, guerra, africa, satira, giovani, salute, medicina, informazione, censura, giornali, multinazionali, non dimenticare, ur not free

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Postato da smilejamaica

nazi_pope_by_ktrcoyoteUn coro di critiche, accompagnate da una valanga di dati sulla diffusione del virus Hiv, da società civile, Ong e scienziati, e un silenzio quasi totale dal mondo politico hanno accolto le parole del Papa sul no all'uso dei preservativi nella lotta all'Aids.

 "Non servono anzi aumentano i problemi", ha detto Ratzinger mentre volava verso il Camerun, prima tappa della sua visita in Africa, continente in cui vive il 67% dei sieropositivi dell'intero pianeta. Parole che in un istante demoliscono anni di campagne di informazione e sensibilizzazione messe in atto dall'Onu, dalle associazioni gay e dalle Ong che lavorano a stretto contatto con i sieropositivi e che oggi tornano a ripetere il loro monito: il preservativo è "fondamentale" nella lotta all'Aids, "é un'arma decisiva". Tace, tranne qualche eccezione, la politica. Nessuna reazione arriva infatti da Pd, Pdl e altre forze parlamentari, mentre interviene - solitario - il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero: "Nessuno vuole negare al Vaticano di proporre la propria concezione della sessualità - dichiara - ma la tutela della salute delle persone e la lotta all'Aids impone la prevenzione e quindi la distribuzione di preservativi".

I radicali parlano di "falsità antiscientifica" e lanciano un appello proprio a quella classe dirigente rimasta in silenzio: "dimostri coraggio, coerenza e serietà smentendo quelle frasi che alimentano l'ignoranza e la diffusione dell'Aids". Appello finora inascoltato. Tocca quindi alla società civile prendersi la responsabilità di condannare il "grave errore" del pontefice e la "cattiva informazione" contenuta nelle sue dichiarazioni. "Siamo alla complicità consapevole di contribuire al diffondersi di una patologia che proprio in Africa assume i tratti di vera e propria pandemia", afferma il presidente dell'Arcigay, Aurelio Mancuso, mentre "il comportamento umano morale e corretto evocato dal papa ha per ora solamente contribuito ad aggravare la disastrosa situazione africana". Franco Grillini, presidente di Gaynet, parla di "responsabilità non solo morale, ma anche diretta, della chiesa cattolica nella mancata prevenzione alla diffusione dell'Hiv", mentre Actionaid cita i dati dell'Unaids (33 milioni di persone infettate nel mondo, di cui 22 nell'Africa sub-sahariana) e ricorda che il preservativo resta "un'arma decisiva per la prevenzione". Anche il mondo scientifico si preoccupa di confutare la tesi del papa e cioé che i preservativi "aumentano i problemi". "Penso che il Papa sia stato informato da cattivi consiglieri - dichiara l'immunologo Ferdinando Aiuti da sempre impegnato nella ricerca e nella lotta a questa malattia -: la scienza ha dimostrato che i preservativi sono un'arma fondamentale contro l'Aids e tutte le malattie sessualmente trasmesse".

Fuori dal coro la World Women's Alliance for Life & Family (Wwalf) che il 20 e 21 marzo terrà in Vaticano la Prima Conferenza Internazionale su donna e diritti umani: considerare l'uso del preservativo come la panacea nella lotta all'Aids "denota o ignoranza o malafede", afferma la presidente Olimpia Tarzia, mettendo in guarda da "un inganno che induce, particolarmente le giovani generazioni, a una falsa sicurezza, esponendoli maggiormente al rischio".

di Laurence Figà-Talamanca
Postato alle 01:33 di mercoledì, 18 marzo 2009
Postato da smilejamaica

KARTHOUM - Il neocolonialismo attacca il Sudan, per questo il governo ha espulso dieci organizzazioni internazionali che hanno cooperato con la Corte penale internazionale (Cpi) che ha emesso il mandato di cattura contro il presidente sudanese, Omar el Bashir, accusandolo di crimini di guerra e crimini contro l'umanità per il conflitto in Darfur. Lo ha sostenuto lo stesso Bashir, durante una manifestazione di solidarietà nei suoi confronti alla quale stamattina hanno partecipato migliaia di sudanesi, riuniti nella piazza dei Martiri, nel centro di Khartoum, in Sudan. Indossando un vestito occidentale di colore azzurrino, invece della tradizionale 'jalabiya' (camicione bianco) con il turbante, ed agitando il 'bastone del comando' in aria, il presidente ha arringato la folla per circa un'ora da un palco allestito in piazza, ed è stato interrotto più volte da motti religiosi come 'Allah U Akhbar' (Dio è grande) e frasi di sostegno ("Con il sangue e l'anima ci sacrifichiamo per te"). "I veri criminali - ha gridato Bashir - sono quelli che hanno commesso crimini nella Striscia di Gaza con armi proibite ed hanno ucciso donne e bambini sotto gli occhi del mondo intero. I veri criminali non siamo noi, ma i leader degli Stati Uniti e dell'Europa". "Sono 20 anni che siamo sotto la pressione del neocolonialismo e di strumenti come la Cpi, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu e il Fondo monetario internazionale". Ha perciò chiesto ai "popoli liberi dell'Asia, dell'Africa, del mondo arabo e dell'Europa di formare un grande fronte contro il neocolonialismo e l'egemonia straniera", salutando "la resistenza in Libano e a Gaza". Prima di allontanarsi dal palco, Bashir ha mosso qualche passo di danza ed ha ringraziato Luis Moreno Ocampo, il procuratore presso la Cpi che ha chiesto la sua incriminazione, "per avermi mostrato che dopo 20 anni il mio popolo mi ama così".

CINA E RUSSIA, STOP A PROCESSO
PECHINO - La Cina ''si augura'' che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu chieda alla Corte internazionale di Giustizia di ''sospendere il processo'' contro il presidente sudanese Omar El Bashir. Lo ha affermato il ministero degli Esteri cinese in una nota diffusa sul suo sito web.
La Cina e' ''dispiaciuta e preoccupata'' per la decisione della Corte internazionale di Giustizia di emettere un mandato di cattura per il presidente sudanese Omar El Bashir. El Bashir e' accusato di crimini di guerra e di crimini contro l'umanita' per la repressione della rivolta nella regione del Darfur, dove si ritiene che centinaia di migliaia di persone siano state uccise dalle milizie filo-governative. La Cina e' il principale acquirente del petrolio sudanese e mantiene relazioni amichevoli col Governo di Karthoum.  Anche la Russia e' orientata a chiedere una sospensione per un anno del processo.

NO ANCHE DALL'OCI
Postato alle 15:03 di giovedì, 05 marzo 2009
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Categorie del post: politica, esteri, religione, guerra, africa, russia, asia, informazione, libertĂ , governo, petrolio, ur not free

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