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Tutto questo fino a venerdì scorso. Sì perché ho scoperto che sotto il tappeto marypoppinsiano si nascondeva una magagna grossa grossa. Eh sì, perché pare che le cose proprio così non stiano. Vi è piaciuta la foto d’apertura? E’ bella San Pietro senza tutti quei palazzi che ci sono nei dintorni vero? Sembra quasi che l’abbiano piazzata da un’altra parte, che so, in Costa d’Avorio per esempio.
E invece guarda un po’, scherzando scherzando, pare che veramente sia finita in Costa d’Avorio.
Sì perché tra il 1985 e il 1989 l’allora presidente ivoriano Félix Houphouet-Boigny fece costruire questa gigantesca basilica solo per far piacere alla propria madre. Un’enorme replica della più famosa San Pietro soltanto ancor più grande. Una vera cattedrale nel deserto dove pare che non vada mai nessuno. Forse uno dei più grandi sprechi nella storia dell’architettura mondiale. Al giorno d’oggi neanche il vescovo di Yamoussoukro (la capitale della Costa d’Avorio) risiede lì.
Ma per tornare sul discorso iniziale, quello che mi ha colpito di più di questa storia è stato il fatto che quasi nessuno sapesse un bel niente riguardo all’esistenza di questa basilica, la più grande del mondo. Una sorta di vergogna da tenere nascosta il più possiible. Se cercate infatti in rete troverete come luoghi di culto cristiano più grandi al mondo proprio le tre cattedrali alle quali facevo riferimento all’inizio dell’articolo.
Su wikipedia si dice che la Basilica di Nostra Signora della Pace è considerata dal Guiness dei primati il più grande edificio di culto al mondo, anche se si fa notare come San Pietro abbia più posti per i fedeli, come se questo fosse una sorta di declassamente in riferimento alle dimensioni.
Certo che la Chiesa cattolica fa di tutto per dimenticare questa follia della vanità di un presidente che veniva considerato il saggio d’Africa solo perché era amico degli americani. Pensate che si fece raffigurare come tredicesimo apostolo all’interno della basilica. Vergogna sì, ma non sufficiente a evitare la presenza ufficiale di Papa Giovanni Paolo II alla consacrazione. Presenziò solo a patto che venisse costruito un ospedale vicino alla basilica.
Ad oggi di quell’ospedale c’è solo il primo simbolico mattone e nulla più.
da www.sensopposto.it
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LAMPEDUSA - "Li hanno mandati al massacro. Li uccideranno, uccideranno anche i loro bambini. Gli italiani non devono permettere tutto questo. In Libia ci hanno torturate, picchiate, stuprate, trattate come schiave per mesi. Meglio finire in fondo al mare. Morire nel deserto. Ma in Libia no". Hanno le lacrime agli occhi le donne nigeriane, etiopi, somale, le "fortunate" che sono arrivate a Lampedusa nelle settimane scorse e quelle reduci dal mercantile turco Pinar. Hanno saputo che oltre 200 disgraziati come loro sono stati raccolti in mare dalle motovedette italiane e rispediti "nell'inferno libico", dove sono sbarcati ieri mattina. Tra di loro anche 41 donne. Alcuni hanno gravi ustioni, altri sintomi di disidratazione. Ma la malattia più grave, è quella di essere stati riportati in Libia. Da dove "erano fuggite dopo essere state violentati e torturati. Non solo le donne, ma anche gli uomini".
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Ecco come Commenta il Giornale Franco-Canadese
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Un coro di critiche, accompagnate da una valanga di dati sulla diffusione del virus Hiv, da società civile, Ong e scienziati, e un silenzio quasi totale dal mondo politico hanno accolto le parole del Papa sul no all'uso dei preservativi nella lotta all'Aids.
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KARTHOUM - Il neocolonialismo attacca il Sudan, per questo il governo ha espulso dieci organizzazioni internazionali che hanno cooperato con la Corte penale internazionale (Cpi) che ha emesso il mandato di cattura contro il presidente sudanese, Omar el Bashir, accusandolo di crimini di guerra e crimini contro l'umanità per il conflitto in Darfur. Lo ha sostenuto lo stesso Bashir, durante una manifestazione di solidarietà nei suoi confronti alla quale stamattina hanno partecipato migliaia di sudanesi, riuniti nella piazza dei Martiri, nel centro di Khartoum, in Sudan. Indossando un vestito occidentale di colore azzurrino, invece della tradizionale 'jalabiya' (camicione bianco) con il turbante, ed agitando il 'bastone del comando' in aria, il presidente ha arringato la folla per circa un'ora da un palco allestito in piazza, ed è stato interrotto più volte da motti religiosi come 'Allah U Akhbar' (Dio è grande) e frasi di sostegno ("Con il sangue e l'anima ci sacrifichiamo per te"). "I veri criminali - ha gridato Bashir - sono quelli che hanno commesso crimini nella Striscia di Gaza con armi proibite ed hanno ucciso donne e bambini sotto gli occhi del mondo intero. I veri criminali non siamo noi, ma i leader degli Stati Uniti e dell'Europa". "Sono 20 anni che siamo sotto la pressione del neocolonialismo e di strumenti come la Cpi, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu e il Fondo monetario internazionale". Ha perciò chiesto ai "popoli liberi dell'Asia, dell'Africa, del mondo arabo e dell'Europa di formare un grande fronte contro il neocolonialismo e l'egemonia straniera", salutando "la resistenza in Libano e a Gaza". Prima di allontanarsi dal palco, Bashir ha mosso qualche passo di danza ed ha ringraziato Luis Moreno Ocampo, il procuratore presso la Cpi che ha chiesto la sua incriminazione, "per avermi mostrato che dopo 20 anni il mio popolo mi ama così".
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