Terremoto Irpinia - Ventinove anni dopo politici e imprenditori sono stati tutti assolti per prescrizione! | Ur Not Free

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Postato da smilejamaica

Dicono che quel terremoto permise di costruire il potere di una nuova classe politica, garantendo carriere e fondi grazie alle tangenti della ricostruzione. Dicono che grazie agli oltre tremila morti provocati dalla scossa che il 23 novembre 1980 devastò Campania e Basilicata aprendo ferite sociali e urbanistiche mai risanate una nuova leva di uomini di partito si arricchì. Dicono che tutto venne deciso in base a mazzette e quote di partito, perchè non ci sarà mai una sentenza. Ventinove anni dopo quel sisma terribile, politici e imprenditori sono stati tutti assolti. E questo non perchè la corte li ha riconosciuti innocenti, accogliendo la loro difesa. No, l'assoluzione è scattata per prescrizione: è passato troppo tempo per giudicarli. Un colpo di spugna che segna ancora una volta la drammatica incapacità di assicurare giustizia, garantendo assoluzioni o condanne in tempi umani. Nella lista degli imputati per corruzione c'erano tra gli altri gli ex ministri Paolo Cirino Pomicino, Franco De Lorenzo e Enzo Scotti, attuale sottosegretario agli Esteri del governo Berlusconi; gli imprenditori Eugenio Buontempo e Corrado Ferlaino, patron del Napoli di Maradona. Ma la Corte d'Appello ha potuto solo ribadire quanto deciso dal tribunale sette anni fa: tutti prescritti. Unica eccezione, l'ex presidente della Regione Antonio Fantini condannato a 34 mesi di reclusione. Ma anche questa sentenza non avrà effetti concreti e Fantini ha annunciato il ricorso per dimostrare la sua innocenza. La prescrizione, anche per lui, arriverà prima della giustizia.

da www.spreconi.it
Postato alle 21:02 di mercoledì, 15 luglio 2009
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Commenti
#1    11 Settembre 2009 - 04:25
 
LE ORIGINI DELLO SCEMPIO DI CASTELFRANCI (AV)


Si premette che quanto segue non è assolutamente rivolto alla persona in quanto tale bensì ad un ruolo politico che, per ciò stesso, è di natura pubblica e soggetto quindi alle opinioni del cittadino che ha liberamente investito quella persona di quel ruolo. Sono opinioni e vanno quindi rispettate senza prevaricare nelle risposte ma ragionando con riflessioni legittime, fermo restando che siano a parlare i “fatti accaduti” con documenti ineccepibili in sintonia con la verità, non arzigogolando nei sofismi e nei cavilli pretestuosi. E’ il metodo storico: né più né meno.

Perché il centro antico del borgo non è più esistente? Per volontà scellerata della maggioranza eletta nel giugno 1980. La famigerata questione dibattuta nel consiglio comunale del settembre 1981 riguardò una fantomatica via di collegamento per la quale occorreva eliminare il vecchio abitato lungo la rupe del fiume Calore: in particolare i vicoli Pendino e Cancello declinanti verso il piano dell’Ortora. La seduta principiò alle ore sedici: vi fu il rapporto di un architetto repentinamente impugnato da alcuni cittadini presenti.

La minoranza subito espresse opinione contraria per evitare lo scempio della memoria storica. Il dibattito in quella grigia aula delle adunanze fu quanto mai concitato e a niente valsero le arringhe dei minoritari: il destino del vecchio paese era di già segnato. Si riproduce un brano del discorso che enunciò il consigliere di minoranza Angelo Bocchino: «E’ inconcepibile distruggere il centro antico per costruire strade inutili. Nel prendere visione della bozza m’è venuta in mente la Sicilia. Ritengo quanto segue: la maggioranza s’é affidata a tecnici che intendono risolvere il problema solo da un punto di vista progettuale trascurando i motivi storici, sociali e affettivi. Per questo non sono favorevole». Parole profetiche.

Perché si addivenne a quella turpe volontà? Perché annichilire quelle vestigia di lontana rimembranza? Fu solo bruta ignoranza del Bello? Il terremoto del novembre 1980 causò l’emergenza delle distruzioni incontrollate: ovunque si distruggeva senza discernimento di sorta. Si ricordi l’emergenza progettuale ancora più nefasta perché legalizzata da una legge speciale: la numero 219 del 1981. Si aggiunga la legge numero 187 del 1982 che riduce i poteri delle Soprintendenze a tutela del patrimonio storico e identitario: un capolavoro dietro l’altro. Si giustifica l’argomentare di quella maggioranza dicendo: i cittadini vogliono la comodità. Ebbene: e chi la nega? E allora: si costruisca il nuovo ma non si distrugga il vecchio!

Dicesi altresì che di artistico v’era ben poco da salvare. Ma la questione è un'altra: è questione di ignoranza. Solo di ignoranza? Se fu soltanto bruta ignoranza, rispondiamo: nella tradizione non v’è unicamente il lato estetico; v’e un borgo in cui, proprio per lo spazio raccolto, si corroborano legami arcaici, sentimenti, affetti cari, vicinanze familiari, conoscenze e solidale colloquio tra generazioni: vi pare poco?

In qual maniera alla calamità naturale si congiunge il disastro legalizzato? La legge n° 219 sottrae il 20% dal contributo dei cittadini che intendono ripristinare la vecchia abitazione: ecco la chiave di volta, il ricatto tradotto in legge. Ecco la incontrovertibile responsabilità. Ecco la manna per i famelici amministratori. Poi si promette: ognuno vagheggia e si lascia il luogo natio.
E, così come detto, il destino del borgo antico è segnato: l’intrigo politico, i reboanti proclami della villa signorile, la furberia del contributo conforme al numero di famiglia, l’utopia del paradiso venturo riducono il paese a immagine e somiglianza di periferia urbana per chi lo rivede e poi ne ricorda l’antica bellezza.
Si riconosca per eccezione l’intuizione del Bello o, per non usare parole ridondanti, un recupero intelligente benché non sia tanto l’intelligenza quanto la conoscenza estetica alla base di certe iniziative benemerite. Si pensi ad esempio Rocca san Felice, Nusco, Gesualdo, Sant’Angelo, Guardia, Castelvetere et cetera: identità e bellezze ritrovate.
In alcuni borghi della verde Irpinia, sia per volontà di popolo sia per lungimiranza di autorità culturalmente preparate, sono agli antichi splendori: monumenti, palazzi, castelli, monasteri, conventi, episcopi. Si recupera un gusto estetico concomitante quell’economia turistica che a noi appartiene per natura e costume. L’industria pesante in montagna: stoltezza. Perché Castelfranci, borgo medioevale come il nome stesso racconta, non può rivendicare la sua millenaria tradizione? Perché tanto scempio?
Perchè quel disastro di Baiano? Perché la bruta mania della distruzione?

«Ai disastri indiscriminati della cosiddetta emergenza si sono aggiunti quelli “progettuali” contenuti negli strumenti urbanistici e legalizzati dalla legge speciale numero 219 del 1981...
Fu conseguenza della miopia amministrativa generalizzata: ignorando il valore di quanto esisteva e nell’enfasi del consumo finanziario si annientò un patrimonio storico architettonico di grande valore ambientale. La distruzione avvenuta e la cancellazione di ogni segno della civiltà altirpina penalizzano ancora una volta il rilancio del nostro territorio. La legge 219 ha premiato la distruzione e la ricostruzione ex novo a discapito del recupero e del restauro: si è radicalmente annullato il patrimonio preesistente mediante un incentivo economico. Cioè: tutti quei cittadini che intendevano recuperare o riparare la prima abitazione erano penalizzati con una decurtazione del 20% sul buono contributo rispetto a quelli che demolivano e ricostruivano beneficiando di sovvenzioni per il cosiddetto adeguamento al numero familiare.
Una concezione perversa: infatti, i proprietari di case danneggiate, con un incentivo in denaro, abbandonavano il centro storico sperando in condizioni di vita migliore nelle ville dei cosiddetti piani di zona. E così centri abitati trasferiti in lontananza con aumento abnorme di luoghi urbani.
La legge 187 del 1982, modificando la 219, ridusse ulteriormente i poteri delle Soprintendenze impegnate nella salvaguardia dei beni storici e architettonici: non si poté esprimere vincoli sul patrimonio minore o privato.
In breve: ragioni di ordine politico e amministrativo nonché culturale furono alla base di legislazioni distruttive e di saccheggio per un 20% in più.
utente anonimo

#2    11 Settembre 2009 - 05:23
 
Appare inquietante che qualche amministratore degli anni che seguirono il 1980 (libero da ogni evidente e ineccepibile attribuzione di colpa per grazia ricevuta dai suoi feudatari politici) ancora si presenta in pubblico con la spudoratezza tipica dello sciacallo. Quel tragico evento lo gonfiò di ogni bene e di ogni ricchezza sfruttando il dolore altrui con demoniaca destrezza. E (beffa della sorte) persiste a cavillare con ragionamenti speciosi per tentare (non ci riesce con me) di propinare alla buona gente (che davvero ha patito per quel terribile evento) la sua vergine innocenza. E lo fa (con cinismo senza pari) anche ricorrendo a manifestazioni culturali che pullulano nella stagione estiva dove si recupera e si rimpiange a parole (cioè: a vuoto sprecando denaro pubblico) quel che di Castelfranci non v’è nemmeno l’ombra. Codesto spudorato (per fortuna e per intelligenza dei cittadini) è oggi un emarginato, scansato, schivato, sente questa tremenda frustrazione e spesso reagisce anche ricorrendo alla violenza verbale e fisica. Purtroppo la coda di paglia facilmente s’infiamma e brucia. Nondimeno, come dicevo sopra, appena si presenta l’occasione estiva: lo vedi lì, seduto a partecipare o addirittura a presiedere (nella sala consiliare o in qualche Circolo locale) a quei convegni sul passato, sulle tradizioni, su ciò che ha dapprima distrutto per impinguarsi e che ora continua a sfruttare per puro ed ipocrita esibizionismo. E che cosa esibisce? Anzi, che cosa può esibire dinanzi ad un pubblico ovviamente paesanotto e sempliciotto? Pensate un po’: Poesie, Romanzi, Relazioni Cattedratiche. Io le chiamo così per pura convenzione. In realtà sono: esattamente l’esatto contrario. Poesie scopiazzate che fanno o ridere o piangere, Relazioni contorte e sgrammaticate sino all’inverosimile (con quella ricerca della parolina ad effetto per gabbare l’ignorante come lui). Inoltre scrive addirittura libri od altro: naturalmente per opera di qualche sperduta tipografia o provinciale casa editrice. Si nota con estrema chiarezza la sua incolmabile e atavica ignoranza in lingue e letterature classiche. Io talvolta mi presento per ascoltarlo, talaltra scappo via dopo 5 minuti. Non riesco a sopportare lo sciacallo, il poetastro, il poetuncolo, l’ignorante che se in Castelfranci è schivato: altrove dire “sconosciuto” è dire troppo poco.
utente anonimo

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Categorie del post: politica, mafia, storia, giustizia, sicurezza, informazione, censura, libertĂ , non dimenticare, terremoto, ur not free

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