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Le frasi rivolte ai lavoratori stranieri sono più o meno queste: “Sporchi immigrati. Tornate a casa vostra. Togliete lavoro a gente di qui che ne ha bisogno”. Quante volte si sentono ripetere espressioni simili, in Italia, da chi non sopporta la vista degli immigrati di un colore o di un altro. Be’, in questi giorni le stesse frasi sono state pronunciate qui in Inghilterra all’indirizzo di lavoratori italiani. Alla raffineria Lindsey Oil di Grimsby, gestita dall’azienda petrolifera francese Total, è stato assunto un gruppo di manovali italiani e portoghesi, scrive il quotidiano Daily Express di Londra, apparentemente perchè costano meno. Una legge europea lo permette. Sono ospitati da una speciale nave-albergo, con un contratto di lavoro a tempo. Ma agli operai inglesi la cosa, in piena recessione, non è andata giù: ieri hanno dichiarato sciopero e protestato piuttosto vigorosamente per la presenza degli italiani. Alcuni dei quali, o almeno presunti tali, sono ripresi in una fotografia del Daily Express mentre agitano il dito medio e fanno il gesto dell’ombrello davanti al naso degli operai inglesi. “Gli italiani lavorano male e non rispettano le norme di sicurezza”, dice un operaio inglese al quotidiano di Londra. “La nostra non è una protesta razzista, ma quei posti di lavoro spettavano a noi. E’ un’ingiustizia”.
Chiunque abbia ragione, è la prova di come i ruoli possono cambiare in fretta: in Inghilterra possiamo essere visti come i vu’cumprà che tanti di noi non sopportano in patria. Che è stato poi, quello dei poveri immigrati guardati male dai nativi, il nostro ruolo per secoli. Sarebbe bene non dimenticarcelo.
"Che fine ha fatto?" mi chiedo guardando la foto su un catalogo che sto per buttare. Il suo nome era comparso sui giornali nel 1982 con la qualifica di "faccendiere". Le ultime tracce le trovo su internet: uscito dal carcere di Livorno, sta scontando gli ultimi mesi di pena presso la Pubblica Assistenza di Lerici. Francesco Pazienza ha scontato 10 anni per depistaggio alle indagini sulla strage di Bologna, altri 3 per il crac Ambrosiano e associazione a delinquere. Amico di Noriega, frequentatore dei servizi segreti francesi, americani e sudamericani, nel 1980 è a capo del Super Sismi.
Braccio destro di Licio Gelli, il suo ambiente è il sottobosco di confine fra l'alta finanza e l'alta criminalità, l'alta politica e il Vaticano. Protagonista delle vicende più tragiche della storia italiana degli anni '80, è depositario di informazioni mai rivelate, altre raccontate a modo suo. Laureato in medicina a Taranto, non ha mai indossato un camice. Negli anni '70 vive a Parigi e fa intermediazioni d'affari per il miliardario greco Ghertsos. Poi l'incontro con il capo del Sismi, Santovito. Grandi alberghi, yacht, belle donne, sigari rigorosamente cubani e tagliasigari d'oro... Un'altra epoca. Adesso ha 62 anni e fuma le Capri, mentre cammina da uomo libero sul lungomare di Lerici.
Cominciamo dall'inizio: come avviene l'incontro con Santovito?
"Me lo presentò l'ingegner Berarducci, oggi segretario generale dell'Eurispes. Santovito era suo zio, e mi chiese di fare il suo consulente internazionale".
E perché Santovito le dà questo incarico senza conoscerlo prima?
"Sa, io parlavo diverse lingue e avevo un sacco di relazioni in giro per il mondo. Normalmente non avviene così, ma all'epoca era quasi tutto improntato all'improvvisazione".
Una delle città più antiche e importanti del mondo religioso: Emmaus, non esiste più! Rasa al suolo nel 1967 dalle ruspe israeliane, oggi è un luogo di svago e divertimento!
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Secondo il Vangelo di San Luca, Gesù, dopo essere risorto, apparve a due suoi discepoli sulla strada per Emmaus.
Essi non lo riconobbero subito, e lo invitarono a passare la notte nel villaggio. Qui giunti, entrarono in una taverna.
Solo al momento della cena, quando Gesù spezzò e benedisse il pane, i viandanti riconobbero il Maestro.
Emmaus è dunque sinonimo di ospitalità, e per questo, dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'Abbé Pierre chiamò la sua Comunità "Emmaus".
Emmaus è stata nei secoli mèta di devoti pellegrini che giungevano in Terra Santa, ed esisteva da migliaia di anni con i suoi abitanti, semplici contadini e pastori, le sue tradizioni che si tramandavano per generazioni, la sua struttura urbana quasi immutata nei tempi, nonostante guerre, invasioni, crociate, ecc. Per secoli le sue case, squadrate, rustiche, costruite con i blocchi di pietra chiara e circondate da ulivi, campi di grano e orti, ospitarono poveri contadini palestinesi.
Il villaggio venne occupato dall'esercito israeliano nel giugno 1967*, durante la guerra dei "sei giorni". La sua posizione presso il monastero di Latrun, sulla strada da Tel Aviv a Gerusalemme, era considerata strategica dal comando israeliano.
Innanzi tutto gli abitanti vennero fatti allontanare con la forza, poi furono portati dei bulldozer ed Emmaus venne rasa al suolo come i contigui villaggi di Jalo e Beit Nuba.
Oggi, è luogo di svago e divertimento e si chiama Canada Park, perché realizzato con i soldi della comunità ebraica canadese, ed è molto ambito per andare a fare i pick-nick nei fine settimana.
I suoi abitanti ed i loro discendenti sono sparsi nel mondo, soprattutto in Giordania o vicino a Ramallah. Qualcuno, quando può, ritorna furtivamente sul luogo dove sorgeva il cimitero, cerca di tenere pulite le lapidi sopravvissute.
Per gli antichi abitanti ed i loro discendenti, ora circa 13.000, Emmaus è sempre il loro villaggio, è e sarà sempre radicato nella loro memoria.
Per il resto del mondo - anche per il mondo cristiano! - e per gli israeliani Emmaus non significa niente, perché non esiste più perché è INVISIBILE.
Emmaus nel 1958
Emmaus nel 1968, dopo la distruzione
Stesso punto, 1978, Canada Park, per divertimenti
Emmaus negli anni '40
* Nel 1967 sono stati distrutti tre villaggi: YALO (ove Giosuè fermò il sole" durante una battaglia), BEIT NUBA, EMMAUS (AMWAS); ed espulsi 270.000 palestinesi.
TEHERAN - Se quello che il nuovo presidente americano Barack Obama vuole è "un vero cambiamento", lo deve dimostrare "mettendo fine al sostegno dell'illegale e falso regime sionista", cioè Israele, e "chiedendo scusa e risarcendo l'Iran" per le "interferenze americane degli ultimi 60 anni". E deve anche "ritirare le truppe dispiegate all'estero". Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad risponde all'apertura del neopresidente degli Stati Uniti, che, anche durante il suo intervento di ieri alla tv araba Al Arabiya, ha assicurato di volere il dialogo con Teheran.
"Serve cambiamento vero". Ahmadinejad parla a un comizio a Khermenshah, nell'Iran occidentale, trasmesso in diretta dalla tv iraniana, e dice che l'Iran aspetta di vedere se quanto promesso dal nuovo presidente americano sarà "un cambiamento vero", o solo "nelle parole e nei giochi politici". "Stiamo studiando ogni mossa della nuova amministrazione americana - aggiunge - e se vi saranno cambiamenti veri ed essenziali, li accoglieremo favorevolmente".
"Crimini contro di noi". Il capo di Stato di Teheran sollecita gli Stati Uniti a scusarsi per i "crimini" commessi contro la Repubblica islamica. "Vi siete schierati contro il popolo iraniano negli ultimi sessant'anni - attacca - coloro che parlano di cambiamento devono scusarsi con il popolo iraniano e cercare di riparare alle proprie azioni malvagie del passato e ai crimini che hanno commesso contro l'Iran".
(commento alla lettera di Abrham B. Yehoshua, pubblicato dalla Stampa del 18/01/2009)
Abrham. B. Yehoshua. “Caro Gideon,
negli ultimi anni ... Quando ti pregai di spiegarmi perché Hamas continuava a spararci addosso anche dopo il nostro ritiro tu rispondesti che lo faceva perché voleva la riapertura dei valichi di frontiera..."
Hamas continua a sparare razzi anche e soprattutto perché Gaza è la più grande prigione a cielo aperto del mondo, definita nel 2007 dal sudafricano John Dugard, Special Rapporteur per i Diritti Umani in Palestina dell'ONU, "Apartheid... da sottoporre al giudizio della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja". Perché nell'agosto del 2006 la Banca Mondiale dichiarava che "la povertà a Gaza colpisce i due terzi della popolazione", con povertà definita come un reddito di 2 dollari al giorno pro capite, che è il livello africano ufficialmente registrato. Perché appena dopo le regolari e democratiche elezioni del gennaio 2006 con Hamas vittoriosa, Israele inflisse 1 miliardo e 800 milioni di dollari di danni bombardando la rete elettrica di Gaza e lasciando più di un milione di civili senza acqua potabile. Perché nel 2007 l 'ex ministro inglese per lo Sviluppo Internazionale, Clare Short, dichiarò alla Camera dei Comuni di Londra "sono scioccata dalla chiara creazione da parte di Israele di un sistema di Apartheid, per cui i palestinesi sono rinchiusi in quattro Bantustan, circondati da un muro, e posti di blocco che ne controllano i movimenti dentro e fuori dai ghetti (sic)". Ecco perché. Perché sono 60 anni che Israele strazia i palestinesi con politiche sanguinarie, razziste e fin neonaziste.
A.B.Y. "Ti chiesi allora se ritenevi plausibile che Hamas potesse convincerci adottando un comportamento del genere o se, piuttosto, non avrebbe ottenuto il risultato contrario, e se fosse giusto riaprire le frontiere a chi proclamava apertamente di volerci sterminare."
SAN LUIS (Argentina), 25 gennaio 2009 - Juan Josè Haedo, velocista argentino della Saxo Bank, nel giorno del suo 28° compleanno si prende la rivincita su Mattia Gavazzi e vince la 7ª e ultima tappa del Tour de San Luis. Il suo coetaneo Alfredo Lucero, si aggiudica invece la generale e diventa un eroe del Cuyo. "El flaco" sta vivendo un sogno di un ciclismo romantico, lontano dalle cifre folli del ProTour e dal professionismo esasperato.
CONTADINO - Lucero non è neanche un professionista, il pane lo guadagna nei campi. "Sì - racconta - io sono un contadino. Quello è il mio lavoro. La bici è un amore, una passione. Al mattino mi sveglio e vado nei campi. Con mio padre allevo animali, cavalli soprattutto. Ma poca roba, non siamo ricchi. Il minimo per mangiare. Poi nei pomeriggi in cui mi resta un po’ di tempo vado ad allenarmi". Ha corso con la maglia dell’Argentina anche perché è di San Luis, ma non ha neppure una squadra di club. "Per queste corse in Sudamerica vengo selezionato spesso, ma non faccio parte di nessuna equipe. Vengo ingaggiato a gettone. Una corsa con una squadra, una con l’altra. Avanti così". Ma quanto guadagna un corridore così in una stagione? "Quanto cosa? Guadagno? Macché, magari. Quanto spendo piuttosto. Mi compro tutto io, dalla bici alle scarpe, dal casco agli occhiali". La bici è quasi un cimelio, una vecchia Pinarello Paris blu in alluminio, montata Ultegra. "Guarda qui - dice con orgoglio indicando il carro posteriore -. Si era rotta e l’ho fatta saldare. Questa bici l’ho comprata usata. E’ mia da 8 anni e va ancora benone".
REGALO - Fausto Pinarello, che da queste parte ha ottime relazioni ("gli ultimi due anni della preparazione olimpica me li ha pagati lui, il ciclismo argentino gli deve molto", racconta il campione olimpico Juan Curuchet) appena apprende la notizia lancia una battuta: "Questo ragazzo ha gambe migliori della bici. Però anche la bici per resistere così tanti anni è buona". Poi, senza esitazioni: "Non lo conosco e non sapevo di questa storia, ma gli regalo subito una bicicletta nuova". Detto fatto. Lucero sul palco riceve una fiammante Prince rosso, nero e bianco. Lui risponde al gesto con signorilità: "Allora io regalo la mia al governatore così potrà essere esposta nel Museo del ciclismo (che verrà inaugurato a breve)".
GLI OCCHIALI DI BASSO - Un’ora più tardi, Lucero rivolge un’accorata domanda a Giovanni Lombardi, direttore di organizzazione: "Giova, ma le ruote posso toglierle? Le ho appena comprate". Alla cena di gala Lucero arriva con la faccia di uno che cammina sulle nuvole. "Non ci poso credere. Non potevo neanche sognare di battere Basso, lui è il migliore". Ivan ascolta e sorride: "No caro mio. Il migliore è chi vince. E tu hai stravinto. Sei stato tu il più bravo". Poi gli regala i suoi occhiali. "Me li ha chiesti dal primo giorno", commenta il corridore della Liquigas, 5° nella generale. Lucero ha un solo rimpianto. "Nel 2000 ero stato selezionato per fare l’Olimpiade di Sydney con la mountain bike. Ma pochi giorni prima di partire mi sono rotto la clavicola destra. Chissà se sarebbe cambiato qualcosa. Però da quel giorno ho lasciato il fuoristrada e sono passato alla strada". Chi ha voglia di scommettere, una puntata sul Flaco la può fare. In fondo ha solo 28 anni.
MILANO - "Non posso che essere soddisfatto", dice papà Beppino Englaro, dalla sua casa di Lecco. Oggi il Tar ha depositato la sentenza 214 e ha accolto il ricorso del professor Vittorio Angiolini e dell'avvocato Franca Alessio contro la Regione Lombardia. "Amareggiato", ma "non rassegnato" il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: "Del resto la sentenza - spiega in una nota - non inficia il mio atto di orientamento generale al Servizio sanitario nazionale, che non era oggetto di giudizio davanti al Tar".
Prima di tutto, il Tar dice quello che decine di giuristi, tranne una minoranza fortemente orientata non solo dal codice, ma anche dalla religione, affermava: e cioè che la decisione della corte d'appello di Milano rappresenta un accertamento definitivo e non più impugnabile.
Ma non solo. Un padre, che in assenza di leggi, ha colmato i vuoti, passaggio legale dopo passaggio legale, dai primi passi mossi insieme all'avvocato Maria Cristina Morelli a questi ultimi che l'hanno portato a vincere anche in cassazione, ha quindi il "diritto-potere" di esercitare come di rifiutare le cure in nome e per conto di sua figlia. Papà Beppino, che dal 2008, diceva di essere "la voce di Eluana", può dunque farla sentire e sostenere che quell'"invasione di mani altrui", dopo 17 anni e otto giorni di stato vegetativo persistente, va rifiutata. "Il rifiuto delle terapie mediche, anche quando conduca alla morte, non può essere scambiato per un'ipotesi di eutanasia, ossia per un comportamento che intende abbreviare la vita, causando positivamente la morte, esprimendo piuttosto tale rifiuto - così si legge nella sentenza del Tar - un atteggiamento di scelta, da parte del malato, che la malattia segua il suo corso naturale".
CHIANCIANO - E' arrivata al capolinea l'esperienza di Nichi Vendola nel Partito della Rifondazione Comunista. Come ormai annunciato da diverso tempo, il governatore della Puglia ha ufficializzato oggi la sua uscita nel corso dell'Assemblea della minoranza che si è aperta a Chianciano. "Non provo acrimonia verso Ferrero e il suo gruppo dirigente. Sono sereno perché faccio ciò che sento sia giusto fare. Rifondazione è stata la mia casa e questo addio non è un partire indolore", ha detto Vendola.
Dopo aver fatto gli auguri di rito a chi ha preferito rimanere nel Prc, l'ex candidato alla segreteria sconfitto lo scorso autunno da Paolo Ferrero, ha aggiunto: "A noi, a quelli di noi che condivideranno la mia scelta, voglio dire che non dobbiamo sentirci avversari di Rifondazione. E soprattutto ai compagni e alle compagne della nostra area che scelgono di continuare la propria lotta dentro al partito voglio esprimere gratitudine: per aver condiviso una bella battaglia, e perché sono certo che continueranno a battersi perché nasca una sinistra nuova". Non tutta l'area del partito che in occasione dell'ultimo congresso si era riconosciuta nella mozione Vendola ha deciso infatti di seguirlo nella fondazione della nuova formazione Rifondazione per la sinistra. Tra questi: Milziade Caprili, ex vicepresidente del Senato, Giusto Catania, europarlamentare, gli ex parlamentari Augusto Rocchi, Matilde Provera e Luigi Comodi, l'ex sottosegretario Rosa Rinaldi, Raffaele Tecce, responsabile enti locali, Tommaso Sodano, responsabile ambiente, Sandro Valentini della direzione Prc.
Inutile anche l'ultimo appello all'unità rivolto a Vendola da Ferrero. "Invito le compagne e i compagni di Chianciano a ripensarci - ha commentato il segretario da Milano - è una scissione verso destra e verso il Pd con un concreto rischio di subalternità sui contenuti. Ovviamente non mi permetto minimamente di sostenere che Vendola è di destra, sarebbe una sciocchezza. Però dico che era stata fatta chiarezza sulle posizioni di maggioranza e minoranza ed è stata tracciata democraticamente una linea e noi abbiamo fin da subito chiesto una gestione unitaria".
Rispondendo indirettamente a Ferrero, il presidente della Regione Puglia ha sottolineato che "la scissione è già nei fatti, è già avvenuta perché quando in una comunità si rompono i vincoli di solidarietà non è più possibile tornare indietro". "Le nostre linee politiche - ha detto ancora Vendola - si sono divaricate in modo radicale, c'è stata una rottura nella concezione dello stare assieme, come è avvenuto nella vicenda della cacciata di Piero Sansonetti dalla guida di Liberazione. Quella era già la scissione. Gli appelli di oggi - ha concluso Vendola - sono solo esercizi di galateo e lasciano il tempo che trovano".
ROMA - E' già a casa D.F., il ragazzo fermato ieri e accusato di aver abusato di una giovane la sera di capodanno, alla festa "Amore 09" alla Fiera di Roma. Il giudice Marina Finiti ha deciso la convalida del fermo e la concessione degli arresti domiciliari.
A quanto si è appreso, secondo il magistrato gli arresti domiciliari rappresentano una misura cautelare sufficiente. Il ragazzo incensurato e avrebbe tenuto un comportamento collaborativo nel corso delle indagini: ha confessato ed è apparso consapevole e sofferente per il gesto compiuto.
Nel corso dell'interrogatorio il giovane, a quanto si è appreso, ha risposto alle domande del giudice riportandosi sostanzialmente alle dichiarazioni già rese ieri nel corso della sua confessione compiuta davanti al pm Barba. Ma la sua è stata comunque una confessione tardiva: si è presentato agli inquirenti, insieme al suo legale, solo quando il cerchio intorno a lui si stava stringendo: a incastrarlo, il tatuaggio sul collo, l'abbigliamento che aveva la notte di Capodanno, e il modo in cui, all'alba del primo gennaio, aveva risposto alle forze dell'ordine che già indagavano sullo stupro, tra i ragazzi che ancora ballavano: "Stanotte ho avuto un'avventura".
Altro che avventura: per la ventitreenne Gaia, la vittima dello strupro, è stato un incubo. Qualcosa che probabilmente non dimenticherà mai: la violenza e le percosse nei bagni chimici allestiti alla Fiera di Roma, da parte quel ragazzo che ha infierito su di lei e che poi l'ha abbandonata lì, sconvolta e sanguinante, tornandosene tranquillamente a ballare.
- D'accordissimo sulla HACK, ma non concordo solo su una cosa: l'ateismo NON è una fede. Per il resto è una grande e critica bene bene i politici e non solo loro. Sentito come risponde a Socci?
- Socci ( il lacrimevole): AIUTOOOOOO! Ciò che afferma su Eluana è a dir poco... Ascoltatelo bene. ("Anche i bimbi vengono nutriti!". Sì è vero, ma i bimbi cresceranno, diventeranno persone adulte e soprattutto non hanno un'attività cerebrale compromessa come quella di Eluana, che rimarrà un vegetale!)