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Postato da smilejamaica



LA CLASSE
non è acqua. Prodi dimostra di averne. Uno degli house organ del Cavaliere lo mette in mezzo. Scopre che è stato intercettato in un'inchiesta giudiziaria. Pubblica stralci delle sue conversazioni. È una buona occasione per rilanciare il "giro di vite" per le intercettazioni, già al primo posto dell'agenda del governo per l'autunno. Farle? Come disporle e per quali reati? Per tutti o soltanto per alcuni? Pubblicarle, e come e quando?

Senza troppo fantasia o sorpresa, si affaccia al proscenio prontamente - toh! - il Cavaliere ancora in vacanza (come non pensare che la minestrina se la siano cucinata in famiglia?). Esprime una solidarietà tartufesca al suo predecessore e chiede alParlamento di approvare con sollecitudine il disegno di legge che, regolando l'uso delle intercettazioni, imbriglia il lavoro dei magistrati e ammutolisce l'informazione vietandone di fatto le cronache, a prezzo del carcere per gli scriba e punizioni pecunarie per gli editori.

È l'ennesimo trucco del mago di Arcore. Al terzo round governativo, ha deciso di esercitare il suo potere secondo una tecnica che gli impone di creare - volontariamente e in modo artefatto - una necessità dopo l'altra, giorno dopo giorno, quale che siano le priorità più autentiche del Paese. Abitualmente i trucchi del mago di Arcore sono di cattiva qualità. Tutti vedono il passo storto, ma sono efficaci perché ipnotici. Per lo meno, per chi all'opposizione ci casca per non smarrire l'onda mediatica, che immagina essere l'unico canale per essere in sintonia con il Paese reale, condividendo così l'agenda del governo e l'offerta di un immaginario "dialogo istituzionale".

Questa volta, però, c'è Prodi di mezzo. Come il bambino di Andersen, dice quel che vede. E quel che vede è il sovrano nudo. Quel che scorge è un giochetto maldestro e molesto. Avverte che si vuole soltanto creare artificiosamente un "caso politico" per accelerare una soluzione legislativa che egli non condivide: "Le intercettazioni sono utili", dice. È tranquillo, certo di non avere nulla da temere dall'accertamento penale. Invita, chi vuole, a pubblicare integralmente le sue conversazioni, sicuro di non doversi vergognare delle sue parole. Con il che, l'ultimo tentativo di Berlusconi di creare uno stato di necessità, che imponga l'annichilimento delle intercettazioni e delle cronache, s'affloscia come un soufflé malfatto e svela i suoi ingredienti.

Da quando il Cavaliere è al governo è il terzo affondo. Si comincia nei primi giorni di giugno. Una nota di Palazzo Chigi annuncia che il governo ha approvato un decreto con immediata forza di legge che vieta le intercettazioni, se si esclude terrorismo e mafia, praticamente per tutti i reati (anche quelli per corruzione) e dispone il carcere per chi le pubblica. "È un provvedimento atteso da tutti i cittadini" giura Berlusconi. Deve intervenire addirittura il Quirinale per ricordare che il capo dello Stato ha già fatto sapere al governo che non intende riconoscere né l'urgenza né la necessità di un decreto legge. Palazzo Chigi impiega due ore per correggersi.

È "un refuso": presentiamo un disegno di legge, non un decreto. La rettifica arriva dopo che anche la Lega ha fatto la voce grossa (vuole che le intercettazioni siano consentite anche per i reati contro la pubblica amministrazione).

Il mago di Arcore ci riprova in luglio. Per giorni il Paese è inchiodato a un dilemma: che cosa dice Berlusconi nelle conversazioni privatissime registrate dalla procura di Napoli? Le sue parole sono davvero così inappropriate da costringerlo alle dimissioni? È vero che, in un'intercettazione, spiega a Fedele Confalonieri le ragioni postribolari dell'ingresso di qualche ministra nel governo? Quelle conversazioni semplicemente non esistono. Non sono mai esistite in un fascicolo giudiziario. L'avvocato del Cavaliere - Nicolò Ghedini, ministro di Giustizia di fatto - lo sa.

Sa che a Napoli e a Milano sono stati raccolti dei colloqui privati del Cavaliere (niente a proposito di ministre) e sa che, irrilevanti dal punto di vista penale, sono stati o saranno distrutti. Ghedini si guarda bene dal dirlo. Non aiuterebbe la performance dell'illusionista che, con notizie farlocche affidate ai famigli, veleni insufflati nelle redazioni, deve rappresentare la necessità di un urgente "giro di vite".
Mi spiano illegalmente, geme Berlusconi. Vogliono ricattarmi con intercettazioni private, abusivamente consegnate alle redazioni, protesta. Minaccia incursioni televisive e requisitorie parlamentari.

La pantomima, che si è affatturato con la complicità del suo avvocato-consigliere, lo autorizza a chiedere subito alle Camere genuflesse l'approvazione della nuova legge. Si sente finalmente abilitato a pretendere dal capo dello Stato di riconoscere l'urgenza costituzionale di un decreto legge. Il sette luglio è a un passo dall'imporre al Consiglio dei ministri un provvedimento che vieta, pena la galera per il giornalista e la disgrazia dell'editore, la pubblicazione delle intercettazioni. Si ferma, lo fermano (troppo presto per dare battaglia a Napolitano).

Ci riprova ora combinando dal nulla un "caso Prodi" alla vigilia del suo rientro a Roma, tanto per spiegare ai suoi che cosa gli interessa che facciano in Parlamento nelle prossime settimane.

I suoi dimostrano di aver capito al volo. Il presidente del Senato Renato Schifani (chi lo sa con quale titolo istituzionale) chiede che le Camere approvino subito la riduzione al silenzio della stampa (gli appare addirittura una mossa "indifferibile") rinviando alla discussione della riforma della giustizia "l'individuazione delle tipologie di reato per le quali poter utilizzare quel metodo di indagine".

Difficile avere dubbi (chi ne aveva?): Berlusconi pretende che la sua legittimità a governare sia libera dall'impaccio della legalità; intende legale con un "soltanto formale" e legittimo come il suo opposto. Vuole tagliar corto con le dispute togate e avvocatesche di uno Stato giurisdizionale e le lunghe, faticose discussioni dello Stato parlamentare. Ridotte già le Camere a una sorta di "servizio al governo", era così scritto che il Cavaliere si dovesse occupare al più presto di magistratura e informazione, i due ordini che, nell'equilibrio di checks and balances, sono le istituzioni di controllo dei poteri e, nell'interpretazione della legittimità di Berlusconi, soltanto pericolosi ostacoli che impediscono al sovrano di governare perché sorvegliano le sue decisioni.

Quella vigilanza è un impedimento che crea uno status necessitatis, che gli impone di andare avanti per decreti con forza di legge o per leggi approvate in pochi giorni creando ad hoc il "clima giusto". È quel che è accaduto con il fasullo "caso Prodi" e quel accadrà in un autunno, freddissimo per la Costituzione.

di GIUSEPPE D'AVANZO



Postato alle 13:40 di domenica, 31 agosto 2008
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Categorie del post: politica, interni, giustizia, informazione, governo

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Postato da smilejamaica


Secondo la leggenda venne battuto, sospeso, lacerato e gettato in carcere dove ebbe una visione di Dio che gli predisse sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre la resurrezione.

Tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade, Giorgio risuscita operando la conversione del magister militum Anatolio con tutti i suoi soldati, che vengono uccisi a fil di spada; entra in un tempio pagano e con un soffio abbatte gli idoli di pietra; converte l'imperatrice Alessandra che viene martirizzata.

A richiesta del re Tranquillino, Giorgio risuscita due persone morte da quattrocentosessant'anni, le battezza e le fa sparire. L'imperatore lo condanna nuovamente a morte, e il santo prima di essere decapitato, implora Dio che l'imperatore e i settantadue re siano inceneriti; esaudita la sua preghiera Giorgio si lascia decapitare promettendo protezione a chi onorerà le sue reliquie, le quali sono conservate in una cripta sotto la chiesa cristiana (di rito Greco-Ortodosso), presso Lod, in Israele.

Permettetemelo!Gesù a confronto era una PIPPA!!! .....e in più San Giorgio ammazzava anche i DRAGHI!!!

fonti prese da www.wikipedia.it


Postato alle 04:50 di mercoledì, 27 agosto 2008
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Categorie del post: religione, satira

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Postato da smilejamaica

SBAGLIO O C'E' QUALCOSA DI SIMILE TRA LO STEMMA DEL
KU KLUX KLAN E QUELLO DELLA VODAFONE?


PER IL KKK RAPPRESENTAVA UNA GOCCIA DI SANGUE, PER LA VODAFONE?



Per chi non conosce o non ricorda bene cos'era la confraternita del Ku Klux Klan:

Il Ku Klux Klan (KKK) nacque originariamente negli Stati Uniti come una confraternita di bianchi convinti della loro supremazia, fondata da ex militari dell'esercito degli Stati Confederati d'America nel 1865, ma fu sciolto nel 1880. Il gruppo originale si oppose alla riforma forzata della Confederazione da parte delle truppe Federali a proposito del trattamento degli ex schiavi, spesso usando la violenza per raggiungere i loro scopi.

Postato alle 04:35 di mercoledì, 27 agosto 2008
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Categorie del post: informazione

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Postato da smilejamaica

Roma. Continue infiltrazioni di Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta si registrano nel Lazio da più di vent’anni. Lo provano le indagini delle forze dell’ordine ed i processi della magistratura. Ma sindaci e giunte preferiscono nascondere questo scenario imbarazzante e ribadiscono falsamente che la mafia qui non esiste. L’Espresso ha deciso di rompere il silenzio della politica e lo fa occupandosi della “Circeo Connection” a firma del giornalista Paolo Biondani. Da Sabaudia al Circeo, da Sperlonga a Gaeta, scrive il settimanale, tutta la costa laziale è in mano alla mafia che gestisce ristoranti, bar, società turistiche, agricoltura ed edilizia. I boss avrebbero stretto alleanze con politici ed imprenditori insospettabili. A Latina i carabinieri stanno da mesi indagando su traffici di droga, storie di usura, bombe incendiarie, riciclaggio di denaro sporco. A San Felice di Circeo, secondo quanto segnala L’Espresso, il caso emblematico dell’infiltrazione delle cosche nell’economia del territorio sarebbe rappresentato dalla “Bussola”, ristorante-bar-discoteca affacciato sulla spiaggia. Il vero proprietario sarebbe un uomo di origine siriana, Hassan Bouzan, chiamato “l’Egiziano”, che in Italia avrebbe accumulato una considerevole ricchezza imparentandosi con il più potente clan di Rosarno. L’Egiziano gestisce un’intera catena di night, ristoranti e locali come il “bar Trieste di Terracina”. I suoi parenti acquisiti sono due pregiudicati e sorvegliati speciali: Aldo Trani e Carmelo Tripodo. Quest’ultimo, calabrese, nell’Agro pontino ha il controllo di ditte di prim’ordine come la Economica Traslochi e, sostengono gli inquirenti, sta <<minacciando i concorrenti per acquisire il monopolio dei trasporti>>. La magistratura ha avviato un’inchiesta su cui vige il massimo riserbo. Sono stati solo resi noti gli atti relativi all’arresto di 4 imprenditori di Fondi, sede del Mof uno dei principali mercati ortofrutticoli del Centro-sud. <<A selezionare chi può lavorare al Mof, secondo le indagini – annota L’Espresso - è la mafia. Attraverso uno specifico sotto-clan, aperto anche ai politici>>. Sono finiti sotto indagine per associazione mafiosa un consigliere regionale di Forza Italia e presidente del consiglio comunale di Minturno, Romolo Del Balzo, e l’ex assessore ai Lavori pubblici di Fondi Riccardo Izzi, membro di una delle famiglie più ricche della provincia. Il Gruppo Izzi gestisce 94 supermercati tra Campania e Lazio. L’accusa, rappresentata dal pm Diana De Martino e dal procuratore aggiunto Italo Ormanni, parla di un cartello affaristico-elettorale fra tre clan: boss della riviera imparentati con la mafia calabrese, una cosca dedita all’usura con contatti con la camorra casertana e il sotto-clan formato dai politici che per ottenere voti ed altri favori intercedono per gli uni e per gli altri. <<I politici Izzi e Del Balzo – scrivono De Martino e Ormanni – si sono associati allo scopo di favorire un’associazione di stampo camorristico attraverso un continuo e costante scambio di favori>> e poi <<Izzi e Del Balzo sono al centro di una vasta rete clientelare finalizzata a pilotare assunzioni, speculazioni edilizie, appalti e finanziamenti pubblici nell’interesse dei clan mafiosi>>. Una rete mafiosa opera a Fondi, Terracina, San Felice Circeo, Fornia e Gaeta.

Il 9 gennaio scorso Riccardo Izzi, 33 anni, all’epoca assessore di F.I. a Fondi, ha spiegato ai magistrati i retroscena dei suoi affari con Massimo Di Fazio, immobiliarista arrestato il mese dopo perché usuraio per conto dei casalesi. <<Nel 2006 Di Fazio – ha spiegato Izzi – mi disse che il padrino di suo figlio, che è di Casal di Principe, gli aveva chiesto un intervento per un detenuto. Mi diedero 5 mila euro per trovargli una lettera di assunzione e far figurare la sua convivente residente a Fondi. Il titolare della ditta E. si rese disponibile, ma i carabinieri gli dissero che quel detenuto era un pericoloso camorrista detto “Bruce Lee” per la sua ferocia. E Di Fazio mi fece restituire 3 mila euro al padrino, che considerava il suo referente nella camorra>>.

 da www.antimafiaduemila.com



Postato alle 21:32 di lunedì, 25 agosto 2008
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Categorie del post: economia, mafia, informazione

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Postato da smilejamaica

Intervista a Tommaso Di Francesco


L'Ossezia del Sud è una piccola regione che fa parte della repubblica caucasica della Georgia, e che confina a nord con l'altra Ossezia, quella del Nord, repubblica questa appartenete alla Federazione russa.

Subito dichiaratasi indipendente da Tbilisi, dopo che la caduta dell'Unione Sovietica aveva spalancato le porte all'indipendenza georgiana, Tskhinvali, capitale della regione, si trova oggi protagonista di una partita che va al di là della sua volontà di autonomia.

Insieme all'Abkhazia, altra regione georgiana autoproclamatasi da anni Stato a se, l'Ossezia del Sud rappresenta una spina nel fianco della Georgia e nella volontà del suo presidente Mikhail Saakashivili di portare il paese nella Nato.

Inserendo Tbilisi tra le sue fila, l'Alleanza Atlantica aggiungerebbe una tessera di grande importanza strategica al suo puzzle di espansione verso est. Un avvicinamento alle calde frontiere meridionali russe che Mosca legge come un vero e proprio accerchiamento, specie se insieme alla Georgia dovesse entrare nella Nato anche l'Ucraina.

Ma l'Alleanza Atlantica non può prendere nel club un nuovo membro alle prese con dispute territoriali non risolte e conflitti che, iniziati nei primi anni '90 tra le due regioni separatiste e il centro, sono pronti a riesplodere in ogni momento, come testimoniano gli avvenimenti di questi giorni.

Da anni Washington ha messo gli occhi sulla Georgia, la piccola repubblica ex-sovietica che diede i natali a Stalin. Addestratori militari americani, esperti nella gestione di ministeri e strutture pubbliche stazionano stabilmente a Tbilisi. Le casse del paese caucasico sono rimpinguate da fondi messi a disposizione dal Congresso a stelle e strisce.

Mosca, di contro, mantiene da anni sue truppe di interposizione nei territori delle due regioni ribelli. Ed ha di fatto russificato sia la popolazione osseta che quella abkhaza, concedendo alla stragrande maggioranza di esse il passaporto russo, pensioni e il diritto di voto, come accaduto per le ultime elezioni presidenziali che hanno portato al Cremlino il giovane Medvedev.

La Russia non può dunque mollare la presa su Ossezia del Sud ed Abkhazia. Ed è pronta alla guerra. "Non è che non vogliamo la Georgia nella Nato. - affermava due anni fa il noto giornalista ed analista russo Vitalij Tretjakov - Quello che non vogliamo è la Nato e gli Stati Uniti nel Caucaso".

di MAURO DE BONIS


Postato alle 13:54 di sabato, 09 agosto 2008
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Categorie del post: politica, esteri, guerra, video, informazione

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Postato da smilejamaica

TBILISI (Georgia) - Si allarga il conflitto tra Georgia e Russia. All'alba i caccia di Mosca hanno puntato verso Tbilisi e sono finiti nel mirino della contraerea georgiana che ha abbattuto due aerei di Mosca. Non è chiaro se i mezzi russi abbiano sganciato bombe sulla la capitale georgiana. Secondo alcune fonti il Parlamento e altri edifici governativi georgiani sarebbero stati evacuati, ma altri testimoni negano.

Venti civili morti a Gori. Di certo i bombardamenti russi hanno distrutto le infrastrutture di Poti, il più grande porto della Georgia sul Mar Nero. La Georgia è in "stato di guerra", ha detto oggi il presidente Mikhail Saakashvili, accusando la Russia di aver bombardato diverse città georgiane. Secondo l'agenzia Interfax solo a Gori le vittime civile dei raid aerei sarebbero una ventina, mentre il bilancio dei feriti sarebbe di diverse decine.

Legge marziale. Il numero 1 georgiano ha anche chiesto al Parlamento di introdurre la legge marziale nella Repubblica caucasica. "Ho firmato il decreto sullo stato di guerra e ho chiesto al Parlamento di approvare la legge marziale", ha annunciato Saakashvili in un discorso trasmesso in diretta tv, "la Georgia è in uno stato di totale aggressione militare". "Chiedo un immediato cessate il fuoco - ha proseguito - la Russia ha lanciato un'invasione militare della Georgia su larga scala".

Emergenza profughi. Incombe anche l'emergenza profughi: sono più di 30 mila quelli dell'Ossezia del sud riparati in Russia dall'inizio dell'offensiva georgiana nella Repubblica separatista, nelle prime ore di venerdì. Lo ha riferito il vicepremier russo Sergei Sobyanin, che ha denunciato "una catastrofe umanitaria".

Propaganda in azione. Sul campo la situazione non è sempre chiara. Per esempio sul controllo di Tskhinvali, capitale dell'Ossezia del Sud, città che la Russia sostiene di aver riconquistato. Militari della 76ma divisione aerotrasportata sono stati paracadutati alla periferia del capoluogo dell'Ossezia del sud, e hanno attaccato le truppe georgiane. Ma sull'esito della battaglia c'è solo una fonte, quella russa: "Tskhinvali è stata completamente liberata", ha assicurato il generale Vladimir Boldyrev, comandante delle forze terrestri russe.

Guerra di numeri. Secondo il leader dei separatisti dell'Ossezia del sud, Eduard Kokoity, dall'inizio dell'offensiva di Tbilisi i morti in totale "sono più di 1.400". Dato simile a quello fornito da Mosca, che parla di circa mille vittime. Cifre contestate però da parte georgiana, che accusa i russi di essere reponsabili dei danni maggiori. Il presidente georgiano Mikheil Saaakashvili ha definito le affermazioni di Mosca "una menzogna grossolana". "Non c'e' quasi nessun civile morto - ha aggiunto - ma Tskhinvali è distrutta come conseguenza dei bombardamenti russi", si tratta, ha aggiunto, di "una campagna di disinformazione in pieno stile sovietico".

La versione russa. Se Tbilisi a dichiarato lo stato di guerra, Mosca ha assunto invece una posizione diversa. Per il presidente russo Dimitri Medvedev le forze russe stanno conducendo in Ossezia del Sud un'operazione militare per "costringere la parte georgiana alla pace". La Russia, ha aggiunto il vicecapo di stato maggiore Anatoli Nogovitsin, "non è in stato di guerra con la Georgia". "Tutti i reparti della 58.ma armata arrivati a Tskhinvali (il capoluogo dell'Ossezia del Sud) - ha aggiunto - sono andati a prestare aiuto a un battaglione russo di peacekeeping, che ha riportato gravi perdite a causa delle sparatorie georgiane".

Diplomazia ferma. Sul fronte diplomatico, intanto, è stallo. Per la seconda volta in 24 ore, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è riuscito a trovare un accordo per chiedere un cessate il fuoco immediato a Russia e Georgia nell'Ossezia del Sud. "Alcuni Paesi membri del Consiglio hanno chiesto più tempo - ha spiegato l'ambasciatore belga all'Onu, Jan Grauls, presidente di turno del Consiglio - Questi negoziati non si sono interrotti stanotte e riprenderanno oggi". "Le aspettative della comunità internazionale sono per un cessate il fuoco - ha detto dal canto suo l'ambasciatore americano al Palazzo di Vetro, Zalmay Khalilzad - per la fine degli attacchi aerei (russi), degli attacchi missilistici, dell'uso delle forze da combattimento. E' il momento di cessare questi attacchi". Secondo fonti diplomatiche, la bozza di dichiarazione messa a punto dal Belgio chiede alle parti di "mostrare moderazione e di astenersi da ogni ulteriori atto di violenza o di forza", espressioni che non bastano alla Russia, che pretende "il ripristino dello status quo ante" agli scontri delle ultime ore..

Onu spaccata. Secondo il rappresentante di Mosca all'Onu, Vitaly Churkin, è Tblisi l'unica responsabile di quanto sta accadendo nell'Ossezia del Sud - dove i separatisti denunciano almeno 1.400 morti - degli "attacchi sleali condotti con la connivenza di alcuni membri del Consiglio di Sicurezza". "Una catastrofe umanitaria è in coeso", ha denunciato ancora l'ambasciatore, che ha parlato di "gravi violazioni del diritto umanitario" da parte della Georgia. Già giovedì notte, dopo i primi scontri nell'Ossezia del Sud, il Consiglio di Sicurezza si era riunito per una seduta d'emergenza, senza che i suoi 15 membri riuscissero a trovare un accordo su una dichiarazione comune.

(9 agosto 2008)
Postato alle 13:25 di sabato, 09 agosto 2008
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Categorie del post: politica, esteri, guerra, informazione

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Postato da smilejamaica

Chiamando il numero verde della Tv delle libertà - quella che Michela Vittoria Brambilla, approdata al governo come sottosegretario al Turismo, definiva "la tv della gente, non dei politici" - risponde malinconicamente un disco registrato: "Le nostre trasmissioni sono momentaneamente sospese". A casa i 13 giornalisti e tutta la squadra tecnica, ospitati negli ultimi mesi negli studi Odeon dei Parioli dopo la fine del rapporto con la più costosa Euroscena. Cala dunque il sipario sulla creatura più famosa di Michela la Rossa, che il 22 maggio ha ceduto la proprietà della tv a Forza Italia per la quota simbolica di un euro. Un euro in cambio di 20 milioni. Tanti sarebbero stati i milioni di debiti accumulati in un anno di trasmissioni, che Forza Italia (masticando molto amaro: "Pensate cosa avremmo potuto fare con quei soldi in campagna elettorale!") ha dovuto ripianare su ordine del Cavaliere.

La televisione - per il 70% di proprietà della Brambilla, per il restante 30% di Salvatore Sciascia - aveva cominciato a trasmettere sul satellite nel giugno 2007, martellando 24 ore su 24 (canale 818 di Sky) contro il governo Prodi. Il segnale veniva poi rilanciato in chiaro da un network di 40 tv locali. Finita la campagna elettorale, così come è stata chiusa la faraonica sede dei circoli della libertà all'Eur si è esaurita anche la funzione della televisione. "Peccato - ha detto l'ex direttore Giorgio Medail - stavamo avendo successo, mi spiace per i 13 giornalisti professionisti che lavoravano con me e per i tecnici".

E tuttavia la versione di Michela è un po' diversa. "Ma quale chiusura - sostiene Brambilla - la tv va avanti. Io l'ho creata per conto del presidente Berlusconi e ne ho ceduto la proprietà al partito. Diventerà quindi la tv del partito, oggi Forza Italia domani il Pdl". Certo, Brambilla ammette che sarà ridimensionata, ma qualcosa comunque resterà: "Sarà un tv di informazione, un po' diversa da quella attuale che aveva una struttura pesante, adatta alla campagna elettorale. Cambierà faccia, sarà più snella e... anche gli organici dovranno essere più snelli". Quanto ai circoli, stessa sorte: "Confluiranno in Forza Italia e, domani, nel Pdl". Il sottosegretario è convinta che la sua Tv "resterà sul satellite", ma gli uomini di Fi ammettono al massimo una presenza sul Web, a scartamento (e costo) ridotto.

Ecco, i giornalisti. I 13 in forze alla tv della libertà avevano contratti validi fino al 31 dicembre, ma dal primo agosto sono tutti a spasso in cerca di lavoro. I contratti sono stati onorati, ma da Forza Italia. Come il resto. Uno dei collaboratori più famosi, Marco Taradash (sua la rassegna stampa "Titoli contro"), è in vacanza e conferma che "non si è parlato del futuro". Taradash comunque non rinnega l'esperienza: "È stata positiva, si è creata un'ottima rete giornalistica di giovani molto bravi". E ai responsabili di Forza Italia lancia un amo: "Dovrebbero fare come Veltroni, che apre una sua tv contando anche sul rimborso pubblico, non sarebbe sbagliato continuare. La tv delle libertà ha rappresentato quella scuola di giornalismo che alla destra manca, spero proprio che non disperdano questa esperienza".

Postato alle 18:25 di giovedì, 07 agosto 2008
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Categorie del post: politica, lavoro, economia, informazione

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Postato da smilejamaica


Postato alle 18:02 di giovedì, 07 agosto 2008
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Categorie del post: politica, esteri, guerra, informazione, censura, libertĂ , non dimenticare

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