Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
Tutto il materiale presente nel sito (testo e immagini) è pubblicato a scopo divulgativo, senza fini di lucro. Eventuali violazioni di copyright segnalate dagli aventi diritto saranno rimosse immediatamente dall'autore.
- aborto clandestino
- abuso d’ufficio
- adulterazione di sostanze alimentari
- associazione per delinquere
- bancarotta fraudolenta
- calunnia
- circonvenzione di incapace
- corruzione
- corruzione giudiziaria
- detenzione di documenti falsi per l’espatrio
- detenzione di materiale pedo-pornografico
- estorsione
- falsificazione di documenti pubblici
- frodi fiscali
- furto con strappo
- furto in appartamento
- immigrazione clandestina
- incendio e incendio boschivo
- intercettazioni illecite
- maltrattamenti in famiglia
- molestie
- omicidio colposo per colpa medica
- omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata
- peculato
- porto e detenzione di armi anche clandestine
- rapina
- reati informatici
- ricettazione
- rivelazioni di segreti d’ufficio
- sequestro di persona
- sfruttamento della prostituzione
- somministrazione di reati pericolosi
- stupro e violenza sessuale
- traffico di rifiuti
- truffa alla Comunità Europea
- usura
- vendita di prodotti con marchi contraffatti
- violenza privata
Questi reati prevedono pene inferiori ai 10 anni e vengono sospesi dal governo Berlusconi
Poco fa mi sono espresso senza mezzi termini di fronte alla stampa sulle intercettazioni tra Berlusconi e Saccà, definendo questa classe politica più simile a dei magnaccia intenti a piazzare veline a destra e manca, a spese del contribuente, piuttosto che occuparsi dei loro problemi.
Penso anche che il presidente del Consiglio farebbe molti meno sforzi, e rischierebbe molto meno, visti i recenti sviluppi, se facesse queste dubbie intermediazioni con le proprie televisioni, piuttosto che con quelle pubbliche.
Il problema è sempre lo stesso, utilizzare ruoli pubblici per gestire affari privati. Lo dimostra il fatto che per vincere le elezioni Berlusconi e Bossi hanno utilizzato l’allarme sociale, amplificandolo a dismisura, sull’immigrazione clandestina. Ecco che in tutta fretta l’immigrazione clandestina diviene reato. L’Europa condanna, il Governo ignora. Dopo tutto la strada verso la dittatura dolce è già segnata. Il Governo ha ignorato l’Europa sul prestito ponte Alitalia, l’ha ignorata sulla sentenza contro l’occupazione abusiva delle frequenze da parte di Rete 4, nulla impedisce di farlo anche per l’immigrazione clandestina.
Dopo l’ illusione mediatica offerta agli elettori su tutti i TG e giornali arriva subito la contropartita personale di Berlusconi. Pochi giorni dopo infatti, mentre la Lega gonfia il petto per aver mantenuto la promessa elettorale, al Governo è costretta a voltare le spalle agli stessi elettori. La blocca processi infatti oltre a bloccare il reato di corruzione giudiziaria, che metterebbe al sicuro Berlusconi per un anno da certi, e a lui sfavorevoli, sviluppi del processo Mills, blocca anche il reato sull’immigrazione clandestina. Ma di questo “dettaglio” ai sudditi cittadini non è dato sapere, e cala il consueto silenziatore mediatico, di giornali e televisioni “libere”.
Tutto sommato la blocca processi serve sia a destra che a sinistra, forse a non volerla siamo solo noi dell’Italia dei Valori poiché siamo all’opposizione. L’unica opposizione.
ESISTE una vera e propria vocazione del nostro tempo a vivere senza il diritto. Salvatore Satta, uno dei più grandi giuristi del Novecento italiano, lo scriveva nel novembre del '54, in un ciclo di discorsi poi confluiti nel saggio filosofico "Il mistero del processo". Viene da chiedersi cosa scriverebbe oggi di fronte al Lodo Alfano, col quale Silvio Berlusconi, da quell'insondabile "ossessione processuale" che lo insegue ormai da quindici anni, si sta per sottrarre per sempre.
L'approvazione in Consiglio dei ministri del disegno di legge che sospende i processi a beneficio delle quattro alte cariche dello Stato, per l'ennesima volta, marchia questa legislatura con il fuoco della personalizzazione della norma giuridica e della privatizzazione della cosa pubblica. Poteva essere una legislatura costituente, diventa una legislatura destabilizzante. Qui non c'entrano toghe rosse e pm mozza-orecchi, congiure giacobine e rivoluzioni giustizialiste. È l'improvvisa, convulsa manomissione delle regole messa in atto dal Cavaliere nel giro di due settimane, che dovrebbe far gridare allo scandalo chi ha ancora a cuore la qualità della democrazia, la difesa dei valori repubblicani, la tutela dei principi liberali.
Prima l'emendamento sulla sospensione dei processi, infilato surrettiziamente in un decreto legge in materia di sicurezza. Uno schiaffo multiplo: alle competenze del Capo dello Stato, alle esigenze dei cittadini. Ora il Lodo Alfano. Non è una "legge vergogna" in sé. Ma lo diventa per la genesi delle ragioni con le quali è stata congegnata, e per l'eterogenesi dei fini con la quale è stata approvata. È nata per evitare al presidente del Consiglio di sottoporsi alle ultime tre udienze, e poi alla sentenza, nel processo sul caso Mills, che lo vede imputato per corruzione in tatti giudiziari. È stata spacciata come una norma di "civiltà giuridica", uguale a quella che esiste in altri Paesi europei.
Il merito di questi provvedimenti è discutibile. Il Lodo Alfano è così ambiguo che, al comma 6, non chiarisce in modo netto se l'immunità assicurata al Berlusconi presidente del Consiglio possa "traslare", in corso di legislatura, anche all'ipotesi in cui lui stesso diventi nel frattempo presidente della Repubblica. Ma è soprattutto il metodo che è inaccettabile. Queste non sono misure di economia processuale o di garanzia costituzionale, che il governo in carica approva per venire incontro ai bisogni della collettività. Sono puri e semplici "salvacondotti" individuali, che un premier inquisito introduce a forza nell'ordinamento, per risolvere qui ed ora i suoi problemi.
Nell'irresponsabile corto-circuito tra i poteri dello Stato, con l'esecutivo che usa il legislativo per domare il giudiziario, l'intero corso della vicenda pubblica assume una piega radicalmente diversa. Questo chiama in causa tutti gli attori della scena istituzionale, politica e sociale. Non si tratta di urlare forte ma invano al "fascismo", o di rifugiarsi nel rito rassicurante ma sterile del "girotondismo". Ognuno è chiamato ad esercitare fino in fondo il proprio compito, con realismo e senso di responsabilità. Ma anche con il rispetto doveroso del proprio ruolo, e con la forza necessaria delle proprie convinzioni, maggioritarie o minoritarie che siano.
Nelle istituzioni, il presidente della Repubblica e la Consulta sapranno usare tutta la saggezza, ma anche tutta la fermezza che serve a fronteggiare questi tentativi di ripiegare la vita nazionale su una biografia personale. La Costituzione gli attribuisce quanto basta, per non affidare la tenuta delle regole democratiche solo ai "messaggi in bottiglia" della moral suasion. Nella politica, l'opposizione ha il dovere di battersi fin dai prossimi giorni, in Parlamento, con parole nette e con proposte chiare. Senza improvvisare Aventini inutili o promettere "autunni caldi" improbabili. E soprattutto senza farsi paralizzare, attonita e inconcludente, di fronte al "totem" del dialogo, che ormai rischia di diventare una forma impropria di "ideologia della legislatura".
Il dialogo può essere un utile metodo di governo. Ma ha senso se precipita su un merito, su un oggetto concreto, di volta in volta sviscerato, riveduto, condiviso. Se Berlusconi continua a bastonare il Pd a colpi di Lodo Alfano, ed è lui stesso a dire "con loro non dialogo più perché rappresentano un'opposizione giustizialista", non ha molto senso che Veltroni continui a ribattere che a questo punto "il dialogo è compromesso". Il dialogo su cosa? Il dialogo con chi? Sulla giustizia, se le basi sono queste, molto più semplicemente il dialogo non c'è e non ci può essere. C'è lo scontro aperto, nelle sedi in cui questo è previsto, cioè le aule di Camera e Senato. Se poi tra un mese si avvia un confronto sul federalismo, o si apre un tavolo sulla legge elettorale, allora si valuta il da farsi. Ma intanto questo è lo stato dell'arte.
Quello che stupisce, e che a tratti inquieta, è che dopo la "rivoluzione light" del 13 aprile, e di fronte al vento del mutato Zeitgeist che gonfia le vele del Cavaliere, ci siano tanti, troppi benpensanti disposti a rinunciare alla difesa delle proprie idee. Per il puro e semplice timore di sentirsi fuori dal senso comune prevalente, esclusi dalla nuova "egemonia culturale" dominante. Il fatto oggettivo che "tanto ha già vinto tre volte le elezioni e può rivincerle anche la quarta", non è una ragione valida per turarsi il naso e dire sì al salvacondotto al Cavaliere. Per accodarsi e subire passivamente la lezione quasi eversiva di Giuliano Ferrara, che sul Foglio titola "nessuno lo può giudicare" e attacca "il corteo vociante dei giustizialisti", che avranno pure dalla loro "i commi e i codicilli", ma "hanno perso l'autorità civile per giudicare in nome del popolo italiano chi da quel popolo è stato eletto democraticamente".
L'alba nascente di questo "nuovo potere", autoritario e avvolgente, populista e popolare, non può coincidere con il lento crepuscolo del diritto. Piaccia o no ai sovrani di turno, una democrazia vive anche di quei commi e di quei codicilli.
ROMA - "Il fatto non costituisce illecito disciplinare". Il gip di Milano Clementina Forleo è stata assolta dalla sezione disciplinare del Csm dall'accusa di aver violato i suoi doveri per i contenuti dell'ordinanza con la quale, nel luglio del 2007, chiese alle Camere l'autorizzazione all'uso di intercettazioni che riguardavano alcuni parlamentari nell'ambito della vicenda Unipol.
"Avere fiducia nella giustizia prima o poi paga" commenta la Forleo che non sarà trasferita come aveva chiesto il rappresentante dell'accusa, il sostituto pg della Cassazione Federico Sorrentino. Alla Forleo, infatti, veniva imputato "un abnorme e non richiesto giudizio anticipato" su alcuni questi parlamentari che pure non erano indagati, "ledendo i loro diritti ed esorbitando dalle sue competenze". Il riferimento è a Massimo D'Alema e Nicola La Torre che la Forleo aveva definito "consapevoli complici di un disegno criminoso" ipotizzando per loro il possibile concorso nel reato di aggiotaggio. E descrivendoli come "pronti e disponibili a fornire i loro apporti istituzionali in totale spregio dello stato di diritto".
Accuse a cui il difensore di Forleo, il procuratore di Asti Maurizio Laudi, aveva risposto con la richiesta di assoluzione, ritenendo del tutto infondate le accuse nei confronti della sua assistita. Che, davanti alla sezione disciplinare del CSM, si era limitata a pronunciare poche parole: "Spero, credo e voglio credere che la legge sia uguale per tutti".
Per Nicola Mancino la sentenza di oggi dimostra l'autonomia di giudizio di Palazzo dei Marescialli: "La sezione disciplinare del Csm oggi ha emesso la sentenza di assoluzione per il gip Forleo a dimostrazione di come la pratica della giustizia, nella camera di consiglio, può fare uscire una diversità di posizioni che testimoniano l'indipendenza e l'autonomia di giudizio di Palazzo dei Marescialli. Ci sono troppe persone interessate a rivedere il funzionamento del Csm. Noi dobbiamo difenderne l'autonomia e l'indipendenza", ha commentato il vicepresidente del Csm.
L'eventualità di un trasferimento da Milano, però, per Clementina Forleo è sempre possibile. Il plenum del Csm, infatti, nelle prossime settimane sarà chiamato a decidere se dare il via libera al trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale del gip di Milano proposto dalla prima commissione del Csm e relativo alle dichiarazioni che la Forleo aveva rilasciato su presunte "pressioni" ricevute da "ambienti istituzionali". Inoltre, nei confronti della Forleo, pende anche un'altra azione disciplinare promossa dal Pg di Cassazione e inerente la gestione di un procedimento a carico di Farida Bentiwaa, accusata di terrorismo internazionale, processo sul quale il gip aveva avuto contrasti con il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro.
Oggi la Forleo si gode l'assoluzione. E rivolge un pensiero al suo collega De Magistris, il magistrato, coinvolto in un procedimento disciplinare, titolare dell'inchiesta Why Not che vedeva coinvolto Clemente Mastella: "Siccome il tempo è galantuomo spero che anche lui abbia giustizia".
ROMA - Accolto con gli applausi, se ne va tra i fischi. Silvio Berlusconi ha fatto il suo intervento all'assemblea annuale di Confesercenti, presso l'Auditorium Parco della Musica di Roma. Sale sul palco, accoglienza calorosa, l'elogio al presidente della confederazione, Marco Venturi. Poi, verso la fine dell'intervento, l'ennesimo attacco ai magistrati: "I giudici politicizzati sono la metastasi della democrazia" dice, e partono le bordate. I fischi si ripetono più volte quando parla di democrazia "calpestata" e di paese in libertà vigilata. La prima reazione è del leader del Pd, Walter Veltroni: "Che dialogo ci può essere, quando dal palco di una categoria si dicono cose di questo tipo. Non è un problema di dialogo, ma di rispetto del proprio ruolo che, nel caso del presidente del Consiglio, non c'è stato. Credo che tutto l'Auditorium abbia provato un grande imbarazzo. Io ero tra quelli". Ma anche un alleato del Cavaliere come Umberto Bossi invita alla cautela: "Meglio volare piu' basso, spero non si rompa il filo del confronto" con il centrosinistra.
"Giudici ideologizzati, metastasi per il Paese". "Sono costretto ogni sabato mattina - dice il premier - a preparare con i miei legali udienze in cui sono oggetto dell'attenzione dei pm o giudici politicizzati che sono la metastasi della democrazia". E ricorda che "dal '94 al 2006 sono stati 789 i pm e i magistrati interessati a sovvertire il voto degli italiani: ci sono riusciti nel '94, non ci riusciranno in questa presente situazione". E ai fischi risponde: "Mi avete invitato voi...".
"Vogliono impedirmi di governare". Il presidente del Consiglio cerca di spiegare più volte il motivo dei suoi attacchi ma i fischi sono più forti. "I cittadini hanno il diritto di vedere governare chi hanno deciso, tramite libere elezioni, di scegliere per la guida del Paese".
La platea protesta. Dalla platea della Confesercenti, però, arrivano reazioni negative alle accuse del capo del governo. Che replica: "Mi indigna quando qualcuno si lascia trasportare dall'ala giustizialista della magistratura, ho anche fiducia nella magistratura, ma dopo un calvario simile in me c'è indignazione".
"La democrazia è a rischio". Per Berlusconi la democrazia è a rischio e il Paese è "in libertà vigilata". Il presidente del Consiglio è categorico nel giudicare "folli le accuse provenienti dai giudici" nei suoi confronti, "giudici ideologizzati, che cercano di sovvertire la democrazia". Spiega di essere sceso in politica per difendere gli interessi degli italiani: "Il mio interesse sarebbe stato quello di godermi i soldi che mi sono meritatamente conquistato", invece di fare i conti con "un ordine dello Stato che pretende di cambiare chi è al governo. Ho avuto 587 visite dalla polizia giudiziaria della Guardia di Finanza, una spesa che dal 1994 è più di 174 milioni di euro".
Rifiuti: "Contro i blocchi useremo la forza". Nel giorno in cui la tangenziale di Napoli viene bloccata dalla protesta contro la discarica di Chiaiano, Berlusconi sottolinea: "Non si può consentire a nessuna minoranza di occupare ferrovie e autostrade: lo Stato difenderà la legalità usando la forza con l'esercito". E ribadisce la linea dura annunciata qualche giorno fa a Napoli: "Se siamo in questa situazione è per la follia demagogica del passato. Ora ho in mano la soluzione e non torneremo verso l'anarchia. Lo Stato non verrà meno al suo ruolo altrimenti cesserebbe di essere se stesso".
Anm: "Questi attacchi delegittimano le toghe". "Gli attacchi ingiustificati rischiano di creare una delegittimazione dell'intera istituzione". Lo sottolinea il presidente dell'Anm Luca Palamara, a proposito delle affermazioni fatte dal presidente del Consiglio sui magistrati. "Parole quali conflitti, opposizione, tregua non appartengono al lessico dell'Anm che viceversa ritiene indefettibile la coesistenza tra poteri dello Stato, nel reciproco rispetto che significa legittimazione da entrambe le parti - dice Palamara - il tema che interessa i magistrati italiani è il funzionamento del processo". Per questo le toghe "chiedono alla politica di migliorare il sistema nell'interesse dei cittadini".
Montezemolo: il governo ci piace. Rompendo il silenzio sulla politica, il presidente della Ferrari ha dichiarato: ""Credo che il governo abbia fatto alcune cose importanti e interessanti. Mi fa piacere che temi come il merito, la riforma della pubblica amministrazione, degli effetti contrattuali, le riforme istituzionali, la sicurezza e la crescita stiano diventando importanti nell'agenda. Adesso devono diventare importanti nella cultura del Paese, ma stiamo andando in quella direzione".
ROMA - Il lodo Alfano per decreto "muore" prima ancora di nascere. Lo uccide la gelida freddezza del Colle, dove anche la sola ipotesi che il blocco dei processi alle quattro più alte cariche dello Stato, Berlusconi in primis, possa avvenire per un atto votato solo dal consiglio dei ministri presieduto giusto da Berlusconi, viene considerato del tutto improponibile. Un vulnus inaccettabile contro la Costituzione ma anche contro il buon senso. Il Cavaliere si era illuso e ai suoi aveva detto: "Lanciamo l'idea del decreto legge, vediamo che fa Veltroni. Se loro spingono pur di farci cancellare la sospensione dei processi allora è fatta. A quel punto anche Napolitano accetterà di firmare. Il Pd avrebbe tutto da guadagnarci, invece di rimanere schiacciato su Di Pietro e sulla sua opposizione barricadera".
Invece la copertura è floppata. Il palloncino del lodo Alfano per decreto s'è sgonfiato nell'arco di dodici ore. Giusto il tempo dei conciliaboli delle diplomazie di palazzo Chigi (l'eminenza grigia Gianni Letta) verso la sinistra e verso il Quirinale. Complici due porte seccamente chiuse: quella del capo dello Stato e quella dei Democratici. Il lodo Alfano adesso è "solo" un disegno di legge, ma si guadagna, prima ancora di nascere domattina in consiglio dei ministri, pure un'inusitata corsia preferenziale.
La annuncia, alla buvette di Montecitorio, un'entusiasta Elio Vito, il ministro per i Rapporti col Parlamento: "Avete visto? È fatta. Il lodo sarà un disegno di legge, ma ho già chiesto al presidente Fini che la conferenza dei capigruppo gli dia assoluta priorità". Priorità che sarà chiesta oggi per un ddl che non esiste, visto che vedrà la luce solo domani.
Ma per il Berlusconi che spara contro i "giudici politicizzati e metastasi della democrazia" niente è impossibile. Un Berlusconi che torna dall'assemblea della Confesercenti incurante dei fischi ("Erano pochissimi e poi sono venuti dopo uno scrosciante applauso") e pronto a sbandierare l'ultimo sondaggio contro le toghe. "Non contano più niente nel Paese. Di loro non si fida più nessuno. Il loro tasso di credibilità è sceso al 21%. Se dovessi dirlo con un esempio il livello di fiducia nella magistratura tra gli italiani in questo momento è inferiore a quanta ne mettono nella nazionale di Donadoni". È gasato Berlusconi.
Soddisfatto del suo ultimo exploit. Indifferente alle parole di Napolitano che, ufficializzando un suo incontro privato con il Consiglio nazionale forense e il suo presidente Guido Alpa, fa diventare pubbliche le sue insistenze sul presidente del Consiglio per cambiare la norma sulla sospensione. La moral suasion, da attività segreta, diventa fatto pubblico. Lo dice proprio Napolitano parlando di "messaggi lanciati nella bottiglia non sapendo chi possa raccoglierli".
Di certo non li raccoglie il Cavaliere che ai suoi confida: "La gente sta dalla mia parte e vive non come terzo e imparziale, ma come pregiudiziale e negativo il comportamento dei giudici nei miei confronti". E quindi si va avanti su un lodo Alfano approvato in quattro e quattr'otto e nel voto definitivo sul decreto sicurezza (con la norma salva-premier), il primo, se mai fosse possibile, entro la pausa estiva, il secondo ampiamente entro il 24 luglio, quando il dl decade.
Il pezzo forte adesso è il lodo Alfano. Ormai Berlusconi lo chiama così con tutti, anche con lo stesso Guardasigilli, il fido Angelino, che gli sottopone il testo ormai definitivo. Due articoli in tutto. Lodo per quattro alte cariche (presidenti Repubblica, Senato, Camera, Consiglio). Rinunciabile. Con la prescrizione bloccata. Per un solo mandato, e non più usufruibile. Su questo il Cavaliere ha tirato fino all'ultimo, cercando di strappare una formula a lui più favorevole. Magari un mandato in più, soprattutto se da un'alta carica si passa ad un'altra, visto che il premier ha già gli occhi al Quirinale. Ma Alfano ha fatto la "moral suasion" su di lui. Lo ha convinto che la strada non sarebbe percorribile. Che si rischierebbe soltanto un feroce scontro destinato solo ad allungare i tempi del dibattito parlamentare.
Quando Berlusconi si è concentrato sul lodo, l'ipotesi di farne un decreto legge era ormai definitivamente sfumata. L'ultimo ad andare in avanscoperta, per sondare ancora il Colle, era stato il ministro della Difesa La Russa con un "perché no per decreto", sperando magari che così possa cadere la sospensione dei processi, che non gli è mai piaciuta granché. Ma lo stop di Napolitano non solo su "quel" decreto", ma su "tutti" i decreti è stato nel frattempo drastico e senza possibilità di appello. Lo stesso La Russa ha battuto in ritirata svelando la strategia, perché "bisogna mostrare le armi che si hanno anche se non si usano".
Berlusconi l'arma del lodo Alfano per decreto l'ha fatta vedere, ma è stato costretto a ritirarla. Adesso gli resta il secondo colpo in canna, la sospensione dei processi. Su quella andrà avanti, come conferma per l'ennesima volta il suo consigliere giuridico Niccolò Ghedini, "senza esitazioni". Convinto che il Quirinale firmerà la legge, lasciando da parte i pareri del Csm che però continua a soffiare sul fumus dell'incostituzionalità.
Olanda. A luglio divieto di fumare la nicotina nei locali, ma e' possibile fumare la cannabis, purche' sia pura !!!
Per proteggere la salute dei lavoratori, a luglio sara' proibito la nicotina nei bar, ristoranti e caffe' olandesi, ma per una stranezza della legge, nei coffee shop i clienti potranno fumare cannabis pura.
Dal 1 luglio sara' impedito il tabacco anche nei 700 cofee shop."I coffee shop saranno trattati come gli altri locali", ha dichiarato il primo ministro Jan Peter Balkenende alla tv pubblica NOS. "Sarebbe stato sbagliato creare una eccezione per i coffee shops, la gente non avrebbe capito".
Per Mark Jacobson, dell'associazione dei proprietari di coffee shop, "E' assurdo che la legge sia applicata a questi locali. La gente va nei ristoranti per mangiare, nei bar per bere, nei coffee shop per fumare la cannabis".
Il ministero della Salute non ha intenzione di creare alcuna eccezione. Ha dichiarato il ministro Ab Klink: "Anche i dipendenti dei coffee shop hanno il diritto di essere protetti dal fumo".
Ma la legge protegge solo dal tabacco, non dalla cannabis o dall'hashish. Il divieto riguarda l'impossibilita' di mischiare il tabacco con queste sostanze. Per fumare una sigaretta di tabacco, il cliente dovrebbe uscire dal locale. "E' come se la legge permettesse di andare in un caffe' ad ordinare una birra, ma ne impedisse il consumo all'interno, mentre sarebbe permesso bere il whiskey, il rum e la vodka", aggiunge il proprietario di un coffee shop.
Per la nuova legge, e' difficile sapere se qualcuno ha mischiato cannabis e nicotina. Aggiunge Jacobson: "Se un agente entrasse in un coffee shop e vedesse qualcuno fumare cannabis, dovrebbe confiscargli la sigaretta, inviarla in un laboratorio per scoprire se contenga della nicotina. Procedura che creera' non pochi problemi".
La legge permette la creazione di spazi per fumatori all'interno dei locali, evitando che i lavoratori entrino in contatto con il fumo.
Il 13 dicembre 2007 i leader dell’Unione europea hanno firmato il trattato di Lisbona, mettendo fine a diversi anni di negoziati sulla riforma istituzionale.
Il trattato di Lisbona modifica il trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, attualmente in vigore, senza tuttavia sostituirli. Il nuovo trattato doterà l’Unione del quadro giuridico e degli strumenti necessari per far fronte alle sfide del futuro e rispondere alle aspettative dei cittadini.
Un’Europa più democratica e trasparente, che rafforza il ruolo del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, offre ai cittadini maggiori possibilità di far sentire la loro voce e chiarisce la ripartizione delle competenze a livello europeo e nazionale.
Un ruolo rafforzato per il Parlamento europeo: il Parlamento europeo, eletto direttamente dai cittadini dell’UE, sarà dotato di nuovi importanti poteri per quanto riguarda la legislazione e il bilancio dell’UE e gli accordi internazionali. In particolare, l’estensione della procedura di codecisione garantirà al Parlamento europeo una posizione di parità rispetto al Consiglio, dove sono rappresentati gli Stati membri, per la maggior parte degli atti legislativi europei.
Un maggiore coinvolgimento dei parlamenti nazionali: i parlamenti nazionali potranno essere maggiormente coinvolti nell’attività dell’UE, in particolare grazie ad un nuovo meccanismo per verificare che l’Unione intervenga solo quando l’azione a livello europeo risulti più efficace (principio di sussidiarietà). Questa maggiore partecipazione, insieme al potenziamento del ruolo del Parlamento europeo, accrescerà la legittimità ed il funzionamento democratico dell’Unione.
Una voce più forte per i cittadini: grazie alla cosiddetta “iniziativa dei cittadini”, un gruppo di almeno un milione di cittadini di un certo numero di Stati membri potrà invitare la Commissione a presentare nuove proposte.
Ripartizione delle competenze: la categorizzazione delle competenze consentirà di definire in modo più preciso i rapporti tra gli Stati membri e l’Unione europea.
Recesso dall’Unione: per la prima volta, il trattato di Lisbona riconosce espressamente agli Stati membri la possibilità di recedere dall’Unione.
Un’Europa più efficiente, che semplifica i suoi metodi di lavoro e le norme di voto, si dota di istituzioni più moderne e adeguate ad un’Unione a 27 e dispone di una maggiore capacità di intervenire nei settori di massima priorità per l’Unione di oggi.
Un processo decisionale efficace ed efficiente: il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio sarà esteso a nuovi ambiti politici per accelerare e rendere più efficiente il processo decisionale. A partire dal 2014, il calcolo della maggioranza qualificata si baserà sulla doppia maggioranza degli Stati membri e della popolazione, in modo da rappresentare la doppia legittimità dell’Unione. La doppia maggioranza è raggiunta quando una decisione è approvata da almeno il 55% degli Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell'Unione.
Un quadro istituzionale più stabile e più semplice: il trattato di Lisbona istituisce la figura del presidente del Consiglio europeo, eletto per un mandato di due anni e mezzo, introduce un legame diretto tra l’elezione del presidente della Commissione e l’esito delle elezioni europee, prevede nuove disposizioni per la futura composizione del Parlamento europeo e per una Commissione ridotta e stabilisce norme più chiare sulla cooperazione rafforzata e sulle disposizioni finanziarie.
Migliorare la vita degli europei: il trattato di Lisbona migliora la capacità di azione dell’UE in diversi settori prioritari per l’Unione di oggi e per i suoi cittadini. È quanto avviene in particolare nel campo della “libertà, sicurezza e giustizia”, per affrontare problemi come la lotta al terrorismo e alla criminalità. La stessa cosa si verifica, in parte, anche in ambiti come la politica energetica, la salute pubblica, la protezione civile, i cambiamenti climatici, i servizi di interesse generale, la ricerca, lo spazio, la coesione territoriale, la politica commerciale, gli aiuti umanitari, lo sport, il turismo e la cooperazione amministrativa.
Un’Europa di diritti e valori, di libertà, solidarietà e sicurezza, che promuove i valori dell’Unione, integra la Carta dei diritti fondamentali nel diritto primario europeo, prevede nuovi meccanismi di solidarietà e garantisce una migliore protezione dei cittadini europei.
Valori democratici: il trattato di Lisbona precisa e rafforza i valori e gli obiettivi sui quali l'Unione si fonda. Questi valori devono servire da punto di riferimento per i cittadini europei e dimostrare quello che l’Europa può offrire ai suoi partner nel resto del mondo.
I diritti dei cittadini e la Carta dei diritti fondamentali: il trattato di Lisbona mantiene i diritti esistenti e ne introduce di nuovi. In particolare, garantisce le libertà e i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali rendendoli giuridicamente vincolanti. Il trattato contempla diritti civili, politici, economici e sociali.
Libertà dei cittadini europei: il trattato di Lisbona mantiene e rafforza le quattro libertà fondamentali, nonché la libertà politica, economica e sociale dei cittadini europei.
Solidarietà tra gli Stati membri: il trattato di Lisbona dispone che l'Unione e gli Stati membri sono tenuti ad agire congiuntamente in uno spirito di solidarietà se un paese dell’UE è oggetto di un attacco terroristico o vittima di una calamità naturale o provocata dall'uomo. Pone inoltre l’accento sulla solidarietà nel settore energetico.
Maggiore sicurezza per tutti: la capacità di azione dell'Unione in materia di libertà, sicurezza e giustizia sarà rafforzata, consentendo di rendere più incisiva la lotta alla criminalità e al terrorismo. Anche le nuove disposizioni in materia di protezione civile, aiuti umanitari e salute pubblica contribuiranno a potenziare la capacità dell'Unione di far fronte alle minacce per la sicurezza dei cittadini.
Un’Europa protagonista sulla scena internazionale, il cui ruolo sarà potenziato raggruppando gli strumenti comunitari di politica estera, per quanto riguarda sia l’elaborazione che l’approvazione di nuove politiche. Il trattato di Lisbona permetterà all'Europa di esprimere una posizione chiara nelle relazioni con i partner a livello mondiale. Metterà la potenza economica, umanitaria, politica e diplomatica dell’Europa al servizio dei suoi interessi e valori in tutto il mondo, pur rispettando gli interessi particolari degli Stati membri in politica estera.
La nuova figura di alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che sarà anche vicepresidente della Commissione, è destinata a conferire all'azione esterna dell'UE maggiore impatto, coerenza e visibilità.
Un nuovo servizio europeo per l’azione esterna assisterà l’alto rappresentante nell’esercizio delle sue funzioni.
La personalità giuridica unica conferita all’Unione ne rafforzerà il potere negoziale, potenzierà ulteriormente la sua azione in ambito internazionale e la renderà un partner più visibile per i paesi terzi e le organizzazioni internazionali.
La politica europea di sicurezza e di difesa, pur conservando dispositivi decisionali speciali, agevolerà la cooperazione rafforzata tra un numero ristretto di Stati membri.