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Postato da smilejamaica

Il ragioniere genovese Giuseppe Piero Grillo, conosciuto come Beppe Grillo è stato scoperto da Pippo Baudo al cabaret milanese “Il Bullone” alla fine degli anni ‘70.
Dopo aver amato e odiato la televisione, il computer e internet (lo ricordiamo nello spettacolo “Time Out” dove ha iniziato con la distruzione rituale di due computer), nel 2005 apre il suo blog (oltre 500mila accessi giornalieri che lo fa diventare uno dei siti più visitati al mondo) e subito vince il premio WWW messo in palio dal giornale di Confindustria - il quotidiano dei Poteri forti italiani - “Il Sole 24 Ore”!
Da allora il blog ha continuato a crescere e oggi, tradotto anche in inglese e giapponese, è diventato fonte biblica di informazioni per milioni di persone.
Fin qui nulla di strano. La cosa che invece è interessante riguarda il suo editore!

L’editore di Grillo
L’editore di Beppe Grillo oggi è la Società Casaleggio Associati di Milano.
Nella prefazione del libro del 2004 “Web Ergo Sum” scritto da uno dei fondatori della Società, Gianroberto Casaleggio (che ha dato anche il nome alla ditta), Beppe Grillo spiega come ha incontrato quello che diventerà il suo editore di fiducia!
Grillo scrive testualmente: «lo incontrai per la prima volta a Livorno, una sera di aprile, durante il mio spettacolo Black Out. Venne in camerino e cominciò a parlarmi di Rete. Di come potesse cambiare il mondo. (…) Pensai che fosse un genio del male o una sorta di San Francesco (...)  Ebbi, lo confesso, un attimo di esitazione. Strinsi gli occhi. Casaleggio ne approfittò.
Mi parlò allora, per spiegarsi meglio, di Calimero il pulcino nero, Gurdjieff (il famoso mago nero, uno dei maestri del cantautore Franco Battiato, ndA), Giorgio Gaber, Galileo Galilei, Anna di York, Kipling, Jacques Carelman (…)
Tutto fu chiaro, era un pazzo. Pazzo di una pazzia nuova, in cui ogni cosa cambia in meglio grazie alla Rete. (…) Ce n'è abbastanza per rinchiuderlo. E' un individuo oggettivamente pericoloso e socialmente utile»

Gianroberto Casaleggio (interessato a Gurdjieff!) è riuscito dove tutti avevano fallito: convertire Grillo a internet!
Da quell’incontro infatti è nato non solo il blog di Beppe Grillo, ma anche tutti i libri e dvd, come pure e le organizzazioni dei Meet-up!
In soldoni l’immagine mediatica (a 360 gradi) di Grillo viene gestita e controllata dagli esperti della società milanese.
Addirittura Gianroberto sarebbe diventato il consigliere numero uno di Grillo, a tal punto che secondo indiscrezioni, è sua l’idea del V-Day! Quello che ha sparso nel mondo il verbo o virus del V-Day convincendo, attraverso il suo comico portavoce, centinaia di miglia di persone in Italia.
“Uomo (Gianroberto) sulle orme del Parsifal dichiara di voler ricercare la vera natura degli uomini”. E così, ad esempio, per le riunioni da sempre ama immergere il gruppo dirigente nel mondo cavalleresco e spirituale della leggenda di Camelot (alla scoperta di quei luoghi ha persino trascorso una vacanza). Usa una tavola rotonda attorno alla quale fa sedere i suoi manager per «parlare liberamente».
Sua è anche la gestione del sito web dell’amicone di Grillo, il Ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro.
E’ arrivato il momento di vedere chi sono questi associati, e soprattutto di cosa si occupano.

La Casaleggio Associati
La Casaleggio Associati, nasce il 22 gennaio a Milano nei pressi della casa di Alessandro Manzoni, da cinque persone (Enrico Sassoon, Gianroberto Casaleggio, Luca Eleuteri, Davide Casaleggio e Mario Bucchich).
La “mission” ufficiale dell’azienda è «di sviluppare consulenza strategica di Rete per le aziende e di realizzare Rapporti sull’economia digitale»

L’Affare Webegg Spa
Per capire il quadro generale, rimanendo però sempre collegati con la Casaleggio Associati , è necessario conoscere la Webegg Spa : un gruppo multidisciplinare per la consulenza delle aziende in Rete, controllata per il 59,8 % da I.T. Telecom Spa (controllata a sua volta al 100% da Telecom Italia.
Ci interessa molto perché:


Postato alle 15:18 di sabato, 31 maggio 2008
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Categorie del post: politica, informatica, sicurezza, video, alimentazione, informazione, censura, libertĂ , non dimenticare, ur not free

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Postato da smilejamaica

ROMA - Tocca al governo decidere sull'istanza di Centro Europa7 per l'assegnazione delle frequenze televisive nazionali analogiche. Lo dice il Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso in appello proposto da Rti Spa (Mediaset) contro l'emittente, con il quale si chiedeva l'annullamento della sentenza del Tar del Lazio del settembre 2004.

I giudici di Palazzo Spada ritengono "la persistenza del dovere del ministero (delle Comunicazioni, ndr) di rideterminarsi motivamente sull'istanza di Centro Europa7 per l'attribuzione delle frequenze".

Il Consiglio di Stato si richiama alla sentenza della Corte di Giustizia Ue, che lo scorso 31 gennaio aveva stabilito che le norme italiane sulle frequenze non rispettano le direttive comunitarie, non rispettano il principio della libera prestazione dei servizi e non seguono criteri di selezione obiettivi.

Come dire che il sistema italiano limita la concorrenza. E il lungo periodo transitorio di cui ha sinora beneficiato Retequattro era da ritenersi illegittimo. La sentenza Ue riconosceva quindi a Europa7 il diritto ad avere le frequenze per trasmettere.

da www.repubblica.it
Postato alle 14:45 di sabato, 31 maggio 2008
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Categorie del post: politica, economia, informazione, censura, libertĂ , ur not free

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Postato da smilejamaica

ROMA - Un'aggressione di sicuro. Anomala, anche. Che il movente sia xenofobo e razzista, invece, è da dimostrare. Il ballerino albanese Kledi Kadiu ha denunciato oggi, direttamente ai microfoni del Tg5 di essere stato vittima di "un'aggressione dai connotati xenofobi proprio all'interno della sua scuola di danza" nel quartiere Appio a Roma. Il sindaco Gianni Alemanno non ha atteso altre conferme e ha subito condannato "questo nuovo grave episodio di intolleranza e la mia piena solidarietà a un artista che arricchisce e rende onore alla nostra città".

Il bel Kledi, 34 anni, volto della tv per le sue esibizioni a Buona Domenica, C'è Posta per te e soprattutto Amici che lo portò al successo sei anni fa, ha raccontato che nel pomeriggio, all'interno della scuola di danza che gestisce da quattro anni, stava parlando ai genitori degli allievi come fa di solito alla fine del corso annuale e prima del saggio finale domani al teatro Orione. Un'abitudine. Quasi un rito. "Sono molto amato nel quartiere, la mia scuola è vista come un punto di riferimento e ne vado fiero" ha detto l'artista.

Durante l'incontro con i genitori una sua segretaria gli ha segnalato che "due o tre persone" lo stavano filmando con videocamere. "Mi sono avvicinato per chiedere chi fossero, da dove venissero e perchè stessero facendo quelle riprese" ha continuato il ballerino che è stato medicato al Pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni. A quel punto, "uno mi ha stretto mettendomi le mani sul collo", "sbattendomi sul tavolo della direzione" e "dicendomi delle frasi poco carine" sulla sua origine davanti ad una cinquantina di testimoni.

Sono stati due genitori ad aiutare Kledi a liberarsi dalla presa al collo. Durante l'aggressione il ballerino è stato insultato e minacciato: "Albanese di merda", "adesso ti rispediamo in Albania". Poi i tre sono scappati, due su una macchina, uno a piedi. Alcuni genitori hanno fatto delle foto e ai carabinieri è stata consegnata la foto con la targa della macchina. "Mi hanno detto che ho trenta giorni per sporgere denuncia, cosa che non ho ancora fatto - spiega Kledi - Non voglio ingigantire l'episodio ma certo quello che è successo è una cosa per me incredibile e incomprensibile"

I negozi di stranieri sfasciati al Pigneto, le botte tra studenti di sinistra e Forza Nuova alla Sapienza, la strana stroia di Kledi: la febbre dell'intolleranza politica e razziale sta salendo troppo e tutta insieme nella Capitale. Il sindaco Alemanno è preoccupato. E lancia un appello: "Credo - ha detto - sia venuto il momento di lanciare un appello congiunto da parte di tutti gli esponenti politici del centrodestra e del centrosinistra affinchè nella nostra città possa essere scongiurato ogni rischio di intolleranza e di violenza".

da www.repubblica.it
Postato alle 02:18 di giovedì, 29 maggio 2008
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Categorie del post: politica, sicurezza, informazione, libertĂ , giornali

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Postato da smilejamaica

ROMA - Ancora clima teso, alla Camera, tra maggioranza e opposizione. E questa volta, a scatenare la bagarre, è una gaffe del ministro delle Politiche comunitarie (nonché ex portavoce di Gianfranco Fini) Andrea Ronchi. Colpevole, secondo i deputati dello schieramento avverso, per aver accolto immediatamente i "consigli" sui contenuti di un emendamento in discussione in aula, avanzati proprio dal presidente della Camera: "Credo che la sua riformulazione possa essere approvata dal governo", dice l'esponente dell'esecutivo. E si scatena la protesta: colui che siede sullo scranno più alto di Montecitorio non più certo dettare le linee di comportamento del governo, è la critica avanzata da un folto gruppo di deputati.

In discussione c'è l'emendamento sulla concessione tra Anas e Autostrade per uscire dalle secche dell'ostruzionismo messo in campo dall'opposizione sul decreto salva-infrazioni (che contiene anche la famosa norma salva-Rete4, contestata dall'opposizione). Sul "lodo Ermolli", come il centrista Bruno Tabacci ha subito ribattezzato l'emendamento governativo che ratifica la concessione sottraendola al controllo Cipe, lo scontro tra maggioranza e opposizione è in realtà aspro per tutta la mattinata. A colpi di ostruzionismo, Pd, Idv e Udc mettono il governo all'angolo, liquidano la norma come una "gigantesca forzatura" dietro la quale- è l'accusa- si profila la partita Alitalia, mettono in dubbio l'ammissibilità dell'emendamento.

In aula sono scintille. Fini rassicura l'opposizione, annuncia che i suoi uffici sono già al lavoro "per verificare con ulteriore scrupolo se i rilievi hanno un fondamento o meno". Pier Ferdinando Casini, da ex presidente, se ne esce perplesso: "Mi sembra un eccesso di scrupolo". E comunque, dice, "se è in corso una verifica o si accantona o si sospende la seduta".

Il presidente della Camera riprende la parola, invita il governo "per opportunità di chiarezza" a riformulare la norma, "così va incontro alle obiezioni interpretative". Come? Lo stesso Fini fini ha il suggerimento pronto, basterebbe retrodatare all'8 aprile (ossia all'entrata in vigore del decreto, e non della legge di conversione del decreto) la ratifica delle convenzioni già sottoscritte da anas e concessionarie autostradali. Il ministro Ronchi prende la palla al balzo: "Credo che la sua riformulazione- dice sorridente al numero uno di Montecitorio possa essere approvata dal governo".

L'opposizione quasi non ci crede: "Vi fate scrivere le cose da Fini", urlano a sinistra. Il presidente non nasconde il suo imbarazzo, Ronchi si giustifica: "Mi sono espresso male. Volevo dire che il governo pensa di poter recepire questa riformulazione". Il democratico Antonello Soro e il centrista Luca Volontè rinfacciano al governo "poca attenzione", attaccano: "Non può permettersi di attribuire riformulazioni di propri testi al presidente della Camera". Si placano gli animi, ma Fini sospende la seduta e la aggiorna al pomeriggio. L'incidente "istituzionale" ormai si è consumato.


da www.repubblica.it

Postato alle 17:01 di mercoledì, 28 maggio 2008
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Categorie del post: politica, interni, informazione, libertĂ , giornali, governo

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Postato da smilejamaica


Postato alle 17:47 di martedì, 27 maggio 2008
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Categorie del post: politica, mafia, video, salute, medicina, informazione, censura, giornali, governo, non dimenticare

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Postato da smilejamaica

Almeno sette i feriti in una rissa tra militanti di Forza Nuova
e giovani di sinistra. Tre ragazzi all'ospedale: due di destra, uno di sinistra



ROMA - Nuove tensioni politiche a Roma. Dopo i fatti del Pigneto, questa mattina ci sono stati scontri in via Cesare De Lollis, davanti all'università La Sapienza. "Stavamo attaccando i nostri manifesti dopo che per tutta la notte Forza Nuova ha attacco i suoi davanti all'università, e all'improvviso sono arrivati i fascisti. Un nostro compagno è stato accoltellato e altri si sono ritrovati con la testa spaccata", hanno raccontato gli appartenenti ai Collettivi di sinistra.

La rissa, durata una decina di minuti, ha coinvolto una ventina di militanti antifascisti e un gruppo di ragazzi di estrema destra. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, il gruppo dei giovani di sinistra stava strappando i manifesti di protesta appesi all'università da Forza Nuova contro l'annullamento del convegno sulle foibe. I giovani militanti di destra non avrebbero risposto subito alla provocazione. La rissa è scoppiata all'arrivo di una macchina carica di altri militanti di Fn armati di spranghe e coltelli.

Gli studenti dei Collettivi, che nel pomeriggio hanno organizzato una conferenza stampa, insistono: "E' stata un'aggressione a freddo, non erano studenti perché avevano sicuramente più di trent'anni". Intando chiedono le dimissioni immediate del preside Guido Pescosolido, che aveva autorizzato il convegno sulle foibe, e danno appuntamento a domani per un'assemblea sulla sicurezza, mentre per giovedì hanno indetto un presidio davanti alla facoltà di Lettere.

"Sono fatti di una enorme inciviltà. Uno la può pensare come vuole politicamente, ma non si può aggredire qualcuno solo perché attacca dei manifesti". E' il primo commento del prorettore dell'ateneo Luigi Frati dopo gli avvenimenti di questa mattina. "Non si può che deplorare chi si avvale della violenza invece che del dialogo - sottolinea Frati- e, a questo punto, ritengo di aver fatto bene a revocare la manifestazione di domani, che evidentemente si prestava a scopi diversi da quelli culturali che venivano indicati inizialmente, come dimostrato oggi".

I feriti. Sarebbero almeno 7 feriti, di cui tre sono stati portati al Policlinico Umberto I. "Si tratta di tre codici gialli - fanno sapere dall'ufficio stampa dell'ospedale - Uno ha una spalla lussata, altri due hanno ferite alla testa, non profonde. Sembra che abbiano subito delle sprangate". Tra i ricoverati due appartengono alla fazione di destra e uno ai Collettivi di sinistra. Tutti gli altri ragazzi coinvolti nella rissa sono riusciti a fuggire.

I fermati. Uno dei due fermati condotti in Questura è Martin Avaro responsabile della sezione piazza Vescovio e coordinatore provinciale di Forza Nuova. Martin Avaro, tra i protagonisti del film di Claudio Lazzaro "Nazirock", era già stato coinvolto nell'inchiesta sul raid avvenuto nel parco di Villa Ada l'estate scorsa.

La tensione dei giorni scorsi. A scaldare gli animi era stata ieri un'iniziativa del prorettore vicario Luigi Frati, che aveva revocato l'autorizzazione concessa dal preside della facoltà di Lettere e Filosofia a una conferenza sulle Foibe, alla quale avrebbe partecipato Roberto fiore, segretario nazionale del movimento di destra Forza Nuova.

Il sindaco di Roma. Da Palermo interviene il sindaco Gianni Alemanno: "Le violenze a Roma sono da condannare senza alcun attenuante. L'università La Sapienza non può essere luogo di scontro e di violenza politica". Secondo Alemanno sono false le voci di un clima di violenza e intolleranza diffuso nella capitale. "Ci sono in giro degli imbecilli pericolosi che vanno isolati - dice il sindaco - i responsabili di questa aggressione devono essere assicurati alla giustizia e messi in condizione di non nuocere".

Le reazioni. "Il governo riferisca al Parlamento sull'aggressione avvenuta questa mattina in via De Lollis". Lo chiede nell'Aula della Camera Roberto Giachetti del Pd. "Quello di oggi è un fatto molto grave, che testimonia una crescente tensione in un clima di violenza e intimidazioni che preoccupa e richiede una risposta decisa", aggiunge Marco Minniti, deputato del Pd e ministro dell'Interno del governo ombra.
Preoccupato il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti. "In queste settimane abbiamo assistito a un'escalation di violenza che la città non può sopportare - fa sapere - e il ripetersi di questi episodi mette in allarme le istituzioni che devono mettere in campo soluzioni per allontanare questa insensata cultura dell'odio. Non possiamo permettere al nostro Paese di fare dei passi indietro e di recuperare odiose ideologie".
Paolo Ferrero, esponente del Prc, rincara la dose: "A Roma - ha commentato - una cosa è certa: siamo in piena emergenza sicurezza. I fascisti e le loro squadracce devono essere subito isolati". Si scaglia contro il sindaco la segreteria nazionale del Pdci, che in una nota sostiene: "Dopo la vittoria di Alemanno, fatti del genere si stanno susseguendo quotidianamente ed hanno sempre, come obiettivo, immigrati, gay e giovani di sinistra".
Toni più cauti arrivano dal centrodestra. "Alcune frange isolate di estrema destra e di estrema sinistra, minoritarie tra gli studenti, vivono fuori dal tempo e pensano di contendersi il consenso studentesco attraverso la violenza". Così commenta Azione universitaria: "Quanto accaduto in questi giorni è frutto della follia di pochi studenti in cerca di gloria". "Esistono preoccupanti situazioni di tensione", ammette in una nota Marco Pomarici, presidente del Consiglio comunale di Roma, che ammonisce: "La politica e le istituzioni ne devono prendere atto contribuendo ad abbassare i toni e a stemperare le polemiche".

da www.repubblica.it
Postato alle 17:00 di martedì, 27 maggio 2008
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Categorie del post: politica, informazione, giornali, universitĂ 

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Postato da smilejamaica



Ancora una volta Berlusconi si dimostra un furbo, anzi un furbastro. Inserisce all’interno di provvedimenti doverosi, emendamenti che servono a lui, sicché il provvedimento si deve approvare per forza in quanto ci sono dei doveri verso l’Unione Europea però lo si approva anche a uso e consumo proprio.
La Corte di giustizia europea dice allo stato italiano "la devi smettere di rinviare, di utilizzare una legislazione transitoria per una questione che deve essere risolta una volta per tutte" e cioè appunto il rispetto della legge e la pluralità dell’informazione e il fatto che anche Rete 4 debba andare sul satellite perché quella sua frequenza a suo tempo fu vinta dall’Europa7. Lo dice l’Unione Europea e lui fa, inserisce un emendamento all’ultimo secondo senza poterne discutere, senza farlo sapere all’opinione pubblica, con un blitz degno della dittatura dolce che io dico sempre. Un emendamento che serve appunto a dire "ancora una volta in via transitoria volgono le frequenze cosi come a suo tempo assegnate”. E' esattamente il provvedimento che fece Craxi negli anni ‘90 quando a suo tempo fu deciso di obbligare Berlusconi di restituire la frequenza a chi ne aveva diritto. A quell’epoca lo fece Craxi con un decreto legge clandestino, urgente che doveva servire per pochi mesi, sono passati ormai 15 anni, quasi 20 e siamo al punto di prima con un emendamento che ancora una volta rinvia sine die questa approvazione,questa decisione.
È un modo politicamente scorretto ai limiti della illegalità istituzionale, sicuramente che ci porta in Europa ad essere derisi e irrisi perché ancora una volta dimostriamo che le leggi, le istituzioni, il parlamento, il governo vengono usati per fini personali.

da www.antoniodipietro.it
Postato alle 17:00 di sabato, 24 maggio 2008
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Categorie del post: politica, economia, mafia, video, informazione, libertĂ , giornali, governo

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Postato da smilejamaica


NON è sempre vero che il lupo perde il pelo, ma non il vizio, come si affannano a protestare ora gli
esponenti dell'opposizione per contestare l'emendamento con cui il governo Berlusconi punta a bloccare la procedura d'infrazione della Corte europea contro l'Italia sul sistema televisivo e quindi a proteggere ancora una volta Retequattro.

Il fatto è che in questo caso il lupo rimane lupo e il pelo non lo perde affatto. E non è neppure vero che i rappresentanti del centrosinistra sono assimilabili ad agnelli, dal momento che è anche colpa loro - del governo Prodi e della traballante maggioranza che lo sosteneva - se oggi ci ritroviamo di nuovo in questa incresciosa situazione.

La telenovela di Retequattro dura ormai da dieci anni, da quando fu approvato nel '99 l'ultimo piano delle frequenze e in forza della normativa anti-trust la terza rete di Mediaset avrebbe dovuto trasferirsi sul satellite. Non chiudere o essere oscurata, si badi bene.

Ma continuare a trasmettere su un'altra piattaforma, non più in chiaro, a beneficio di Europa 7 che s'era aggiudicata regolarmente una concessione nazionale e da allora non ha mai ricevuto materialmente le frequenze a cui avrebbe avuto diritto. Un sopruso, una prevaricazione, un'occupazione praticamente abusiva, legittimata a posteriori da una compiacente autorizzazione ministeriale che - in via transitoria - ha consentito a Retequattro di continuare indisturbata.

C'era già stato nel dicembre del 2003 un decreto-legge del precedente governo Berlusconi, denominato appunto salva-reti. A cui seguì l'approvazione della famigerata legge Gasparri, prima bocciata dal presidente Ciampi e poi censurata dall'Europa.

E adesso ci risiamo: appena tornato al governo, Berlusconi non si smentisce e ripropone coerentemente un altro decreto per il quale non ricorre alcuna giustificazione di necessità e urgenza, se non riferita strettamente alle casse della sua azienda. Altro che conflitto d'interessi: questa è piuttosto una convergenza di interessi, per dire un'oggettiva collusione tra funzioni pubbliche e affari privati.

Nel merito, l'emendamento presentato di soppiatto dal governo non rispetta la sentenza della Corte di giustizia europea e verosimilmente non sarà sufficiente a evitare la procedura d'infrazione, con la minaccia di una maxi-multa che potrebbe arrivare fino a 300-400 mila euro al giorno per ogni giorno di ritardo. Naturalmente, a carico dello Stato italiano, cioè di tutti noi cittadini.

La "proposta indecente" di rinviare la questione all'avvento del sistema digitale terrestre, previsto entro il 2012 e destinato probabilmente a slittare fino al 2015, è tanto maldestra quanto illegittima: per il semplice motivo che in nome del pluralismo e della libera concorrenza la Corte ha già sanzionato retrospettivamente l'assetto della televisione italiana, risalendo addirittura al 1997 (legge Maccanico), con una sentenza che avrebbe già dovuto provocare la disapplicazione delle norme censurate. E per di più, ha esplicitamente escluso che gli operatori privi di una concessione analogica - com'è Retequattro - possano continuare a trasmettere fino alla data dello switch-off.

Ma è soprattutto sul piano politico che il "colpo di mano" del governo - come giustamente lo definisce il ministro-ombra della Comunicazione, Giovanna Melandri - rischia di provocare gli effetti più rovinosi. Non solo perché interrompe il "fair play" tra maggioranza e opposizione che dovrebbe favorire un auspicabile confronto sulle riforme istituzionali. Ma ancor più perché elimina ogni possibilità di dialogo in Parlamento, alla luce del sole, riproponendo l'anomalia del conflitto d'interessi come un'ipoteca sulla vita nostra vita democratica.

Sarà pur vero che le ultime elezioni hanno convalidato per la terza volta in quindici anni una tale aberrazione, come sostengono adesso anche gli esponenti di Alleanza nazionale che fino a qualche mese fa protestavano per l'invasione delle reti Mediaset nella vita privata di Gianfranco Fini, a scopo intimidatorio. E sarà anche vero che oggi alla maggioranza degli italiani interessa di più l'allarme sicurezza, amplificato ad arte dai tg del Biscione e purtroppo anche da quelli della Rai. Ma all'altra metà del Paese la questione televisiva non preme certamente di meno, visto che la tv determina l'agenda nazionale, condiziona gli umori popolari e continua a influire pesantemente anche sulle scelte politiche.

Forse, l'unico aspetto positivo di questo torbido passaggio sta nel fatto che Walter Veltroni, scuotendosi dal suo torpore post-elettorale, annuncia adesso una "opposizione dura". Dopo aver sopravvalutato le piazze piene di gente, come ha ammesso onestamente lui stesso nei giorni scorsi a "Ballarò", c'è da sperare che il leader del Pd si liberi dal sortilegio mediatico delle piazze virtuali. E sfidi apertamente la maggioranza sul suo terreno.
Il "fair play" parlamentare va bene. Il confronto istituzionale è opportuno e necessario. Ma un inciucio televisivo, rovesciando l'invito rivolto da Berlusconi a Veltroni, proprio "nun se po' fa'".

di Giovanni Valentini



Postato alle 16:05 di sabato, 24 maggio 2008
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Categorie del post: politica, informazione, governo

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Postato da smilejamaica


Postato alle 21:08 di lunedì, 19 maggio 2008
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Categorie del post: politica, esteri, guerra, satira, informazione, libertĂ , governo, ur not free

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Postato da smilejamaica


 

Uh? No, non è vero, io non ho niente da rimproverarmi. Voglio dire... non mi sembra di aver fatto delle cose gravi.
La mia vita? Una vita normale. Non ho mai rubato, neanche in casa da piccolo, non ho ammazzato nessuno, figuriamoci!... Qualche atto impuro ma è normale no?
Lavoro, ho una famiglia, pago le tasse. Non mi sembra di avere delle colpe... non vado neanche a caccia!
Uh? Ah, voi parlavate di prima! Ah... ma prima... ma prima mi sono comportato come tutti.
Come mi vestivo? Mi vestivo, mi vestivo come ora… beh non proprio come ora, un po’ più… sì, jeans, maglione, l’eskimo. Perché? Non va bene? Era comodo.
Cosa cantavo? Questa poi, volete sapere cosa cantavo. Ma sì certo, anche canzoni popolari, sì… “Ciao bella ciao”. Devo parlar più forte? Sì, “Ciao bella ciao” l’ho cantata, d’accordo, e anche l’“Internazionale”, però in coro eh!
Sì, quello sì, lo ammetto, sì, ci sono andato, sì, li ho visti anch’io gli Inti Illimani... però non ho pianto!
Come? Se in camera ho delle foto? Che discorsi, certo, le foto dei miei genitori, mia moglie, mia…
Manifesti? Non mi pare... Forse uno, piccolo proprio... Che Ghevara. Ma che cos’è, un processo questo qui?
No, no, no, io quello no, io il pugno non l’ho mai fatto, il pugno no, mai. Beh insomma, una volta ma… un pugnettino, rapido proprio…
Come? Se ero comunista? Eh. Mi piacciono le domande dirette! Volete sapere se ero comunista? No, no finalmente perché adesso non ne parla più nessuno, tutti fanno finta di niente e invece è giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte, ohhh!
Se ero comunista. Mah! In che senso? No, voglio dire…
Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il Paradiso Terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché “La Storia è dalla nostra parte!”.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la borghesia il proletariato la lotta di classe. Facile no?
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
Qualcuno era comunista perché “Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse-Tung”.
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava sempre Rai Tre.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il “materialismo dialettico” per il “Vangelo secondo Lenin”.
Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani.
Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.


di Gaber - Luporini
Postato alle 10:04 di lunedì, 19 maggio 2008
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