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A VOLTE ritornano. Le spigole. Le gite a scrocco verso il sole e la neve immacolata delle Dolomiti di passo Rolle. La Procura generale della Corte dei conti ha chiuso l'istruttoria sulla gestione privata degli Atr-42 in forza alla Guardia di Finanza del suo ex comandante generale Roberto Speciale. E gliene chiede il conto. Fanno 3.885 euro per ogni ora di volo abusiva sulla tratta Pratica di Mare-Bolzano.
Cui va aggiunto "il danno di immagine al Corpo e alle Istituzioni" che verrà quantificato nel corso del giudizio di responsabilità contabile. A spanne, diverse decine di migliaia di euro. "Per una condotta - scrive il procuratore Angelo Canale nel chiudere l'indagine - illegittima e illecita", di cui l'ex comandante generale risponderà economicamente in solido con il generale Ugo Baielli, all'epoca comandante del gruppo aeronavale delle Fiamme Gialle e oggi in pensione.
La chiusura dell'indagine è stata notificata a Speciale ai primi di febbraio. Quando l'opportunità di una sua candidatura alla Camera con il Partito della Libertà in Umbria divideva ancora il centro-destra. Oggi, che l'uomo ha già incassato un seggio sicuro (è numero tre di lista), è facile prevedere diventerà occasione per gridare alla persecuzione giudiziaria. Naturalmente, a dispetto dei fatti, che, nell'istruttoria della Corte dei Conti, appaiono incontrovertibili nel confermare documentalmente le circostanze di cui "Repubblica" diede conto l'11 ottobre 2007 e per le quali Speciale è al momento indagato per peculato dalla procura militare di Roma.
Cinque mesi fa, il generale si indignò "per una campagna di stampa infondata e di intollerabile violenza". Non negò la sua presenza e quella delle signore al seguito sulle nevi di passo Rolle (febbraio 2005), né la cassa di spigole aviotrasportata per accendere di sapori le notti in baita. Ma, sfidando il grottesco, pensò bene di riscrivere il canovaccio della storia. Con qualche bugia che oggi mostra quanto corte avesse le gambe. "A Passo Rolle - disse il generale - ero andato per motivi d'ufficio. Per salutare la componente alpina". E il pesce fu un impegno solenne "con i miei finanzieri", "da padre, prima che da comandante", "perché mi avevano confidato di non poterne più di mangiare soltanto wurstel".
Peccato, che quando le spigole si involarono per le Dolomiti, a passo Rolle di uomini stracchi di wurstel non ve ne fosse nessuno, se non quelli costretti al lavoro para-alberghiero imposto dalla presenza nella foresteria del Corpo dell'allora comandante generale e della sua corte. La Procura generale della Corte dei conti ha infatti accertato che, in quello scintillante 2005, Roberto Speciale raggiunse passo Rolle in due occasioni. La prima (in febbraio) per una gita sulla neve ("Repubblica" la documentò con un video). La seconda (in agosto) per una passeggiata tra le margherite e uno sfizio di pesce.
Il comandante generale - scrive il procuratore Angelo Canale - raggiunse la foresteria di passo Rolle il 20 agosto 2005 per trascorrervi "una settimana di ferie". Nessun impegno istituzionale, nessuna premurosa visita alla truppa infreddolita lungo il confine. Una semplice vacanza a spese del Corpo. Per la quale, sia in andata che in ritorno, "non utilizzò, come sarebbe stato opportuno, mezzi propri" (un volo di linea o un treno per Bolzano), ma l'Atr-42 che aveva eletto a suo personal jet, "disponendo che ne venisse predisposta la riconfigurazione per trasporto passeggeri".
Il 20 agosto 2005, dunque, Speciale raggiunge Bolzano in Atr-42 con il suo seguito e di qui Passo Rolle. Si accomoda in baita, dove avverte presto il desiderio di pesce fresco. Alza il telefono e parla con il generale Ugo Baielli, comandante dell'aeronavale, il quale provvede. La mattina del 25, all'aeroporto militare di Pratica di Mare viene comandato di servizio il maggiore Aldo Venditti, in forza al gruppo di "Esplorazione marittima" (sorveglianza delle coste contro il contrabbando), con un ordine che - secondo quanto accerteranno sia la Procura generale della Corte dei Conti, sia la Procura militare - dispone l'immediato decollo dallo scalo laziale alla volta di Bolzano di un Atr-42 per "trasporto autorità".
Il povero maggiore Venditti attende sulla pista fiducioso l'arrivo della "Autorità". Non è la prima volta che fa da aero-taxi, non sarà l'ultima. Epperò non se ne vede l'ombra. L'Autorità, infatti, è una cassa di spigole. Per Venditti è troppo. Come racconterà ai magistrati, va bene l'autista, ma non lo spallone di pesce. Si rifiuta di mettersi alla cloche perché ciò che è scritto nel piano di volo è semplicemente un falso. Baielli gli rinnova l'ordine, questa volta - annota la Procura - motivando il trasporto con "esigenze di natura operativa". L'Atr-42 decolla per Bolzano. Speciale può godere della sua grigliata.
Scrive il procuratore Angelo Canale con una prosa che da incredula si fa indignata. "E' documentalmente provato che il velivolo Atr-42 è stato impiegato per il trasporto di pesce fresco con una disposizione che non può essere altrimenti definita che illegittima e illecita". Che ha umiliato chi l'ha subita e dovrebbe far vergognare chi l'ha impartita. Roberto Speciale. Lo stesso uomo che, non più tardi di venerdì scorso, si è abbandonato alla vanità di un ritratto di "Italia Oggi", in quel di Perugia, dove ha stabilito il suo quartier generale di candidato del Pdl. Per far sapere che "come ho detto a Fini, senza preti e senza militari non si vince". "Che il suo telefono squilla senza sosta con chiamate da tutta Italia, ma lui non è lo Spirito Santo". Soprattutto, che si vendicherà, perché "nella Guardia di Finanza molti appoggiano la mia candidatura, mentre chi mi ha tradito la teme".
Dopo decenni di repressione i Tibetani stanno gridando al mondo la loro richiesta di cambiamento. I riflettori dei Giochi Olimpici sono adesso in Cina, ed il leader Tibetano Dalai Lama ha chiesto di far cessare le rivolte con la moderazione ed il dialogo.
In Cina i sostenitori della linea dura attaccano pubblicamente il Dalai Lama--ma molti leader Cinesi ritengono il dialogo la migliore opzione per la stabilita’ del Tibet. Il Governo in questo momento e’ davanti alla alternativa cruciale fra repressione e dialogo, che potrebbe determinare il futuro del Tibet--e della Cina.
Possiamo influenzare questa scelta storica-–la reputazione globale della Cina e’ molto importante per il Presidente Hu, e questi deve sentire da noi che il marchio ‘Made in China’ e le Olimpiadi di Pechino che si avvicinano avranno successo solo se sceglie il dialogo e non la repressione dei falchi. Una valanga fatta con il potere delle genti del mondo si sta muovendo per ottenere la sua attenzione. In una sola settimana oltre 1 milione di persone hanno firmato la nostra petizione, che verra' consegnata nel corso di marce verso le ambasciate Cinesi Lunedi'--sotto per aggiungerti anche tu al grido globale, e poi gira subito questa mail ad amici e familiari:
L’economia Cinese dipende dalle esportazioni “Made in China” che compriamo tutti, ed il Governo punta a fare delle Olimpiadi di Pechino di questa estate la celebrazione di una Cina nuova e rispettata. La Cina e' anche un paese particolare, in espansione, con un passato tormentato e con ragioni per essere preoccupata della propria stabilita' -- alcuni dimostranti Tibetani hanno ucciso degli innocenti. Ma il Presidente Hu deve comprendere che il pericolo maggiore per la stabilita' e lo sviluppo Cinesi viene dai falchi che vorrebbero piu' repressione, non da quei Tibetani che chiedono dialogo e riforme.
Il popolo Tibetano ha sofferto in silenzio per decenni. E’ venuto il loro momento di parlare--dobbiamo aiutarli ad essere ascoltati.
Con speranza e rispetto,
Ricken, Pascal, Graziela, Iain, Paul, Galit, Milena, Ben e tutto il team Avaaz
CHI SIAMO
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l gioco più famoso sul web messo sotto osservazione negli Usa
"Strumento prezioso per studiare Il modus operandi delle cellule terroristiche"
E' proprio vero, la lotta al terrorismo non conosce confini. Nemmeno quelli della ragione e del buon senso. In America infatti hanno messo sotto osservazione World of Warcraft, il gioco di ruolo di massa più popolato della storia del Web con ormai oltre 10 milioni di utenti. Una barzelletta? Non secondo Charles P. Blair, fra i dirigenti del "Center for Terrorism and Intelligence Studies". Un ente dell'Akribis Group, specializzato in servizi di sicurezza, convinto che l'universo virtuale targato Blizzard sia uno strumento prezioso per studiare forme di organizzazione e modus operandi delle cellule terroriste.
Insomma, per sapere quale sarà la prossima mossa di Al Qaeda basta osservare come si muovono le gilde, libere associazioni di giocatori, nei cosiddetti Massive Multiplayer Online Role-Playing Game (mmorpg). Mondi virtuali, spesso di sapore tolkeniano, dove si vivono avventure con altre persone connesse via Internet. "L'aspetto più importante di World of Warcraft - ha affermato Blair alla rivista Wired- è che coinvolge persone reali capaci di prendere decisioni indipendenti in una realtà con delle regole ben precise". E tutto questo, sempre secondo lui, offrirebbe spunti interessanti per gli analisti dell'intelligence militare. I quali starebbero costruendo dei veri e propri modelli matematici basati su quel che gli utenti fanno o non fanno fra i paesaggi fantasy del videogame Blizzard da applicare poi nella lotta ai gruppi di estremisti islamici.
Alcuni bioterroristi virtuali, la definizione è stata coniata da loro stessi, hanno preso la palla al balzo rilasciando dichiarazioni grottesche sugli infiniti modi per uccidere in massa altri utenti e seminare il panico nei videogame online sfruttandone le falle. Di esempi ne sono stati citati vari, riletti ora in chiave fantasy-eversiva. Durante il "beta testing" di World of Warcraft, la fase sperimentale che ha preceduto il lancio sul mercato, un giocatore ha ad esempio trovato il modo di farsi esplodere con un incantesimo uccidendo tutti quelli che si trovavano nel raggio di una ventina di metri. Più tardi un altro avrebbe invece attirato un mostro pericolosissimo in un centro abitato provocando una strage. Poi a settembre del 2005 c'è stato chi è riuscito a spargere un virus digitale, chiamato Corrupted Blood, trasformatosi in una epidemia devastante.
Nulla di nuovo insomma. Perché è dai tempi di Ultima Online uscito nel 1997, considerato come il primo vero mmorpg, che in questi videogame accadono cose apparentemente fuori dal comune. Dalle rivolte alle manifestazioni, passando per i matrimoni, i funerali, i party, i furti e i rapimenti. E i gruppi di giocatori sono riusciti a dar vita a organizzazioni di ogni tipo capaci di emulare volta per volta i grandi oligopoli commerciali, la malavita, gli ordini religiosi dediti al proselitismo. Del resto, essendo frequentati da persone in carne ed ossa, mondi del genere sono degli specchi della nostra società. Ma da qui a diventare strumento nella lotta al terrorismo ne passa. Almeno fino a oggi. Da domani infatti, grazie a Charles P. Blair, guarderemo la loro evoluzione in maniera completamente diversa.
Nel 2007, Guillermo Vargas Habacuc, un finto artista, prese un cane di strada, lo lego' con una corda corta ad un muro di una galleria d'arte e lo lascio' morire lentamente di fame e di sete.
Durante questi giorni, l'autore di questa orribile crudeltà e i visitatori di questa galleria d'arte erano spettatori impassibili all' agonia del povero animale, fino a quando finalmente è morto per inanizione, sicuramente dopo aver passato un doloroso, assurdo ed incomprensibile calvario.
Ti sembra forte ???
Questo non è tutto! La prestigiosa Biennale Centroamericana di Arte ha deciso, incomprensibilmente, che la bestialità che aveva appena commesso questo individuo era arte, ed in questo modo tanto incomprensibile Guillermo Vargas Habacuc è stato invitato a ripetere la sua crudele azione alla Biennale 2008.
OSTACOLIAMOLO!!!
Firmate qui: http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html , non bisogna pagare, né registrarsi, non è niente pericoloso...vale la pena firmare questa petizione per far sì che questo uomo non sia ammirato, né chiamato 'ARTISTA' per questo crudele atto, per simile insensibilità e piacere col dolore altrui.
Roma, Italia — Gli attivisti di Greenpeace fanno visita alle agenzie di Banca Intesa Sanpaolo. In tutta Italia hanno informato i clienti sulla decisione del Gruppo di finanziare il completamento di due reattori nucleari anni '70 a Mochovce in Slovacchia. È un progetto in cui è coinvolta Enel. La Banca ha già concesso una linea di credito di circa 100 milioni di euro, senza aver ricevuto alcuna garanzia sulla sicurezza dei reattori.
Il completamento dei reattori di Mochovce è pericoloso. La tecnologia è assolutamente antiquata: reattori sovietici di 40 anni fa senza un guscio di contenimento che possa proteggerli da eventi esterni come la caduta di un aereo o un attentato terroristico. Mentre oggi i reattori di terza generazione vengono costruiti con un doppio guscio di contenimento, Enel dichiara che non intende realizzare alcuna protezione. Spiegazione? Per Enel la caduta di un aereo è un evento improbabile.
Il progetto, inoltre, verrà avviato in totale mancanza di partecipazione pubblica, in quanto l'attuale Governo non intende effettuare alcuna procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Viene negata ai cittadini la possibilità di influenzare il processo decisionale. Ciò rappresenta una chiara violazione della normativa europea. E Greenpeace ha già provveduto a citare in giudizio il Governo Slovacco.
Anche l'economicità del progetto è fortemente discutibile. Enel pagherà una follia per reattori sovietici di seconda generazione: 1.9 miliardi di euro per 880 MW, pari a cinque volte il costo di una centrale a gas della stessa potenza. È come comprare una Duna al prezzo di una Ferrari! Attualmente Enel investe nel nucleare tre volte tanto che nelle rinnovabili.
Banca Intesa Sanpaolo si presenta - almeno a livello pubblicitario - come un soggetto responsabile che ha a cuore l'ambiente. Greenpeace crede che Intesa Sanpaolo possa fare lo stesso passo di ING Group: decidere di ritirarsi dal finanziamento di Mochovce. Già nel 2006 - in seguito alle pressioni di Greenpeace - Unicredit Group e Deutsche Bank si erano ritirate dal finanziamento di una centrale nucleare di tipo sovietico in Bulgaria.
Ecco la telefonata intercettata dalla Polizia, nella quale Berlusconi e Dell'Utri parlano della bomba messa da Vittorio Mangano.
Questa è la trascrizione:
Silvio:Pronto?
Marcello: Pronto.
Silvio: Marcello!
Marcello: Eccomi!
Silvio: Allora, è Vittorio Mangano.
Marcello: Eh!
Silvio: ...che succede se ha messo la bomba.
Marcello: Non mi dire!
Silvio: Sì.
Marcello: E come si sa?
Silvio: E... da una serie di deduzioni, per il rispetto che si deve all'intelligenza.
Marcello: Ah, è fuori?
Silvio: Sì, è fuori [fuori dal carcere, in libertà].
Marcello: Ah, non lo sapevo neanche.
Silvio: Sì; questa cosa qui, da come l'ho vista fatta con un chilo di polvere nera, una cosa rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto... è stata fatta soltanto verso il lato esterno. Secondo me, come un altro manderebbe una lettera o farebbe una telefonata, lui ha messo una bomba.
Marcello: Alla Mangano, sì sì.
Silvio: Un chilo di polvere nera, cioè proprio il minimo...
Marcello: Sì, sì, cioè proprio come dire mi faccio sentire, sono qui presente.
Silvio: Sì. Uno: "ma è arrivata una raccomandata, caro dottore?" Lui ha messo una bomba.
(risate)
Marcello: Lui non sa scrivere!
(risate)
Silvio: Su con la vita!
Silvio: (...) la verità ai carabinieri gli ho detto, (...) telefonata, io trenta milioni glieli davo. Scandalizzatissimi. "Come trenta milioni?! Come?! Lei non glieli deve dare, noi l'arrestiamo!" Gli dico: "Ma nooo, su', per trenta milioni!" Poi mi hanno circondato la villa, no? (...) sera siamo usciti, io ([e fedele?]) dalla macchina, paurosissimi (...)
Per il governo tibetano in esilio i caduti sono 100: "Intervenga l'Onu"
L'appello del Dalai Lama: "La Cina smetta di usare la forza"
PECHINO - Adesso Pechino ammette che negli scontri di Lhasa ci sono stati dei morti. Almeno dieci dice l'agenzia Nuova Cina che attribuisce la responsabilità delle vittime ai manifestanti tibetani: "Le vittime sono tutte civili innocenti, bruciati a morte". Tra loro vi sarebbero due dipendenti di un albergo e due negozianti. Ancora le stesse fonti parlano di un centinaio di negozi saccheggiati.
Ma il bilancio, secondo il governo tibetano in esilio a Dharamsala, nel nord dell'India, sarebbe molto più drammatico. I morti, soprattutto manifestanti, sarebbero cento. Nel darne comunicato, il governo in esilio ha chiesto l'apertura di una inchiesta da parte dell'Onu con l'invio immediato di rappresentanti a Lhasa che intervengano a porre fine alle numerose violenze cinesi che rappresentano violazioni continue dei diritti umani.
Il Primo Ministro del governo tibetano in esilio, Samdhong Rinpochè, ha poi affermato di "sperare che la Cina, che ha messo fine nel passato al movimento democratico di piazza Tienanmen, agisca in questa situazione con compassione e saggezza".
La tv cinese intanto ha mandato in onda delle immagini da Lhasa tutte tese a sostenere la tesi della violenze perpetrate dalla protesta: nei video si vedono solo manifestanti che attaccano negozi e alberghi. Allo stesso tempo le autorità tibetane hanno chiesto ai rivoltosi di consegnarsi entro la mezzanotte di lunedì, offrendo loro 'clemenza' in cambio anche di informazioni sui responsabili dei violenti scontri di ieri.
Offerta per il momento caduta nel vuoto: la rivolta dei monaci e dei tibetani contrari al regime cinese, infatti, continua. Testimoni hanno riferito che le strade di Lhasa sono presidiate da carri armati e blindati e che le vittime sarebbero molte di più. Si parla di almeno ottanta cadaveri contati sulle strade di Lhasa.
Da lunedì centinaia di persone, poi diventate migliaia guidate da monaci buddisti avevano manifestato a Lhasa e in altre località del Paese nell'anniversario della sanguinosa repressione del 1959 della rivolta contro i dieci anni di dominazione cinese, che portò all'esilio del Dalai Lama, il leader spirituale del Tibet. Poi, i monaci sono stati praticamente relegati nei monasteri assediati dalla polizia cinese, ma le manifestazioni sono proseguite, alimentate da migliaia di giovani che si sono scontrati con le forze dell'ordine.
E da Dharamshala, sede del governo tibetano in esilio, una seconda ondata di tibetani ha deciso di opporsi agli ordini del governo indiano riprendendo la marcia verso il Tibet. Mentre 102 tibetani sono ancora in carcere, un secondo gruppo di 44 persone è partito stamattina alle 10. "Le proteste coraggiose dei tibetani in Tibet - ha dichiarato Chime Youngdrung, presidente del partito nazionale democratico del Tibet - ci hanno reso ancor più determinati nel voler continuare questa marcia e portarla a termine. Poichè siamo testimoni di una escalation di violenze da parte del governo cinese a Lhasa, crediamo che sia importante per noi ritornare a casa per riunirci con i nostri fratelli e sorelle che stanno combattendo per sopravvivere sotto l'occupazione cinese".
Dal Dalai Lama è partito un appello alle autorità cinesi: "Queste proteste - ha sottolineato la guida spirituale tibetana - sono una manifestazione del radicato risentimento del popolo tibetano sotto l'attuale governo. Mi appello ai dirigenti cinesi perché smettano di usare la forza e affrontino tale risentimento attraverso il dialogo con il popolo tibetano. Come ho sempre detto, l'unità e la stabilità ottenuti dalla violenza bruta possono al massimo essere una soluzione temporanea. E' irrealistico aspettarsi unità e stabilità sotto un simile governo e questo non contribuirà a trovare una soluzione pacifica e durevole".
Anche dagli Stati Uniti è arrivato un monito alla moderazione rivolto alle autorità pechinesi che, intanto, hanno proseguito la loro normale attività politica. Ieri, il presidente Hu Jintao è stato rieletto per un secondo mandato di cinque anni dall'Assemblea Nazionale del Popolo, riunita a Pechino nella sua unica sessione annuale. Già rieletto segretario del Partito Comunista in ottobre Hu, che ha 65 anni, ha avuto il 99,7% dei voti quasi tremila deputati dell'Assemblea ed è stato riconfermato alla testa della potente Commissione Militare Centrale. Nella stessa seduta il suo erede designato, il 54enne Xi Jinping, è stato eletto vicepresidente della Commissione, un posto che viene tradizionalmente occupato dal "delfino" del leader in carica.
I massimi leader non hanno commentato finora gli avvenimenti del Tibet, lasciando ai leader locali come il presidente della Regione Autonoma del Tibet Qiangba Puncog il compito di denunciare "la cricca del Dalai Lama" quale responsabile dei disordini.